Maskineri – Hopsa 101 (GO Danish Folk Music, 2020)

Danesi, provenienti dallo Jutland centrale, Maskineri sono Maja Kjær Jacobsen (violino, chitarra e voce) e Søren Vinther Røgen (chitarra e mandolino); di lei abbiamo parlato recensendo il trio Fru Skagerrak, lui fa parte dei gruppi Trio Svin e Trolska Polska. Conosciutasi nell’ambito di seminari musicali locali, la coppia – entrambi vengono dalla zona intorno a Silkeborg – ha iniziato a lavorare insieme dopo che Maja nel 2010 ha trovato nell’Engesvang Lokalhistoriske Arkiv spartiti e appunti vergati a mano, tra il 1892 e il 1897, dai violinisti Kristen Jensen e Anders ‘Top’ Andersen, che raccolgono 199 melodie. Su questo ritrovamento la Kjær Jacobsen ha curato e realizzato una pubblicazione che fornisce un quadro approfondito su suonatori e modalità interpretative dei motivi presentati. Dicono Maja e Søren: “La musica tradizionale […] è un macchinario senza tempo che ha una vita propria. Siamo molto felici di questo fatto, soprattutto da quando raccolte di brani e registrazioni vecchie di un secolo dello Jutland centrale hanno fornito materiale per il repertorio di Maskineri. Le melodie e le canzoni stesse sono probabilmente più vecchie di qualche secolo e, indipendentemente dal tempo e dal luogo, sono fantastiche, espressive e piene di belle storie”. Sia detto che Maja è una dotata violinista e vanta pure una voce niente male; Søren, anch’egli valido strumentista, è debitore nei confronti del rinomato chitarrista inglese Ian Carr; qua e là emergono pure influenze irlandesi, evidenziate dai tratti canori e da certi passaggi esecutivi della coppia. Con tali premesse, il duo si è messo all’opera, selezionando tredici brani, di cui undici tradizionali e tre composti dalla stessa Jacobsen, come la seconda parte del gustoso set di valzer che apre il disco: “Valts” & Varm Kaffé, Tak!”. Il frizzante “Tre-To-Fire” sviluppa un trittico di melodie popolari danesi (trekant, totur e firtur). Segue la ballata “Ridder Brynnings Vise”, che è una combinazione di diverse versioni provenienti da fogli volanti tardo settecenteschi. Dal repertorio di Anders “Top” arrivano i successivi medley danzerecci: “Masurka 147 & Skovsø Polska”, “Skob Konter” (una square dance) e “Trekanter”, resi con gran tasso di vivacità strumentale e fruibilità all’ascolto. La seconda canzone del disco è “Vorherre på afveje”, dove si combinano i testi tradizionali di quattro brevi ballate musicate da Maja, che firma anche la polka “Det regner stadig (igen!)”, un altro episodio ricco di agilità melodica e rimica, che si rivela uno dei fiori all’occhiello del disco. Non è da meno lo swingante set “Hopsa 83 & 14”. C’è poi la storia narrata in “En pige vandred udi en have”, ispirata alla variante irlandese conosciuta attraverso i Dervish: qui Maja canta accompagnata sul filo delle sei corde. Si procede a ritmo di valzer in “Lærer Franks Gaasejagt”; suono dinamico e vigoroso per i due brani messi di seguito: “Polka 168”e, soprattutto, la conclusiva title track, “Hopsa 101”, che poi non è la fine vera e propria dell’album, perché passato qualche secondo ascoltiamo alcune voci di cantori recuperate dagli archivi sonori. Se fossero originari degli Appalachi o del Bayou, troveremmo Maskineri sicuramente recensiti su riviste rock nelle sezioni Roots/ Folk; invece, non li troviamo, perché vengono dallo Jutland. Maskineri ci mettono ricerca, perizia, tocco guizzante e contemporaneo nel confezionare un disco diretto, gioioso e fresco negli arrangiamenti, valorizzando un repertorio a rischio dell’oblio. 


Ciro De Rosa

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