Sutari – River Sisters (AAUU, 2020)

Il trio Sutari raccoglie nel suo terzo lavoro discografico musiche che guardano ai fiumi e al ciclo dell’acqua. L’album, prodotto da loro stesse, è stato registrato a gennaio da Mariusz Dziurawiec negli studi Leśne Radachówka e Dobrym Tonie. Come per i lavori precedenti, dialogano con le tradizioni polacche dandone la propria lettura, femminista e ambientalista. I fili principali del loro tessuto musicale sono le voci e le percussioni, soprattutto i tamburi a cornice, senza tralasciare il ricorso a violino e salterio, suonati da Kasia Kapela, al bassetto di Basia Songin, al violino dei monti “złóbce”, di Zosia Zembrzuska. Quest’ultima, di recente, ha lasciato il suo posto nel trio ad Asia Kurzynska. Anche gli strumenti ad arco possono assumere, all’occorrenza, la funzione di bordoni percussivi, contrappunto che lascia ampio spazio all’amalgama e ai dialoghi vocali. Quali fonti di ispirazione traggono dai fiumi? “Il fiume è via per i viaggiatori, offre acqua e nutrimento, casa per molte specie animali. È un luogo per riposarsi, per festeggiare, per entrare in comunione con i misteri. I fiumi sono le vene della Madre Terra. Tutti i fiumi si intrecciano fra loro a formare una potente treccia di vita cui dobbiamo rispetto e cura. La natura è sempre stata presente nei nostri lavori e questa volta abbiamo voluto esprimere in modo più esplicito il nostro amore e desiderio di cura nei suoi confronti, un invito per chi ascolta ad ammirarla e a proteggerla. Per noi il pianeta è importante e per questo ci impegniamo e sosteniamo di cuore i movimenti ambientalisti che proteggono la natura e la vita sulla Terra. Da uno di questi movimenti, ambientale ed artistico, abbiamo tratto il nome dell’album, in polacco ‘Siostry Rzeki’”. Gli otto brani del disco raccontano questi sentimenti reinterpretando canzoni da diverse regioni polacche. Gli arrangiamenti offrono sia matrici ipnotiche, vicine ad un fluire calmo dell’acqua - come nel brano di apertura, “Woda” -, sia ritmi più sostenuti ed espressioni di fiera energia, per esempio nel brano centrale, “Swaty”. Questo brano è un omaggio alle donne – note o meno - che hanno lasciato un segno nella storia della Polonia e del mondo, cercando di migliorare la vita delle generazioni future, attraverso la politica, la scienza, l’arte, l’attivismo: “sono molte le donne, ognuna col suo sguardo fiero, ognuna con occhi sfavillanti, ognuna un sole per la terra”. Di recente, Simon Broughton (Songlines), ha incluso un’intervista video col trio all’interno di una serie di sei puntate che presentano diversi approcci alle tradizioni folk della Polonia. A proposito di “River Sisters”, Kasia Kapela racconta nell’intervista come sia stato lungo e laborioso il processo di “appropriazione” del repertorio tradizionale scelto per l’album. Le componenti del trio hanno anche modo di narrare come ognuna senta una particolare identificazione e sorellanza con un fiume diverso. Nel caso di Basia Songin si tratta del fiume Sashupa che collega la Polonia all’Ukraina e alla Lituania. Proprio in Lituania si è sviluppata la tradizione vocale femminile “sutartinés”, armonizzazioni che sanno abilmente intrecciare le diverse voci, restituendo al tempo stesso un senso di fusione, di unità che, per chi canta, esprime il senso dello stare insieme: un modello che ha ispirato il nome e l’approccio musicale del trio Sutari agli arrangiamenti delle tradizioni polacche. Basia Songin ha colto l’occasione anche per condividere un’altra fonte di ispirazione, le parole di un’anziana che le ha detto “Se sai camminare, sai anche ballare; se sai parlare, sai anche cantare”, una frase che ha avuto un effetto benefico nel credere nei propri mezzi e cercare una propria via nel dar voce al repertorio tradizionale. 


Alessio Surian

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