Massimo Cusato, ABC del Tamburello Tradizionale Calabrese, Parola since 1972, 2020, pp. 100, Euro 35,00

In Calabria il tamburello è diffuso su scala regionale: tradizionalmente è usato per accompagnare il “sonu a ballu”, conosciuto ai più con il termine di tarantella. Sotto il profilo organologico si tratta di un tamburo a cornice di dimensioni variabili (all’incirca tra i 15 e i 50 cm) ricoperto di pelle animale fissata al telaio (soprattutto capra, in passato anche di coniglio, capretto o gatto selvatico) e dotato di coppie di cimbali metallici alloggiati lungo la cornice. Massimo Cusato riversa in questo metodo per tamburello la sua esperienza di versatile tamburellista e percussionista sperimentatore (ideatore e progettista di un drumset combo e del pandurello per la Remo, azienda statunitense che produce percussioni). Nativo di Gerace (RC), di residenza romana, Cusato ha alle spalle studi di Conservatorio a Reggio Calabria e a Campobasso (con Giulio Costanzo) e affinamento tecnico presso maestri riconosciuti dei tamburi, italiani e stranieri; musicista di propensione popular, già membro nei QuartaAumentata, ha incrociato la strada di artisti del calibro di Lucilla Galeazzi, Massimo Ranieri, Eugenio Bennato, Simone Cristicchi e Nicolò Fabi, solo per citarne alcuni. Il percussionista calabrese fa un significativo passo divulgativo con un’opera dall’impianto articolato, che così ci presenta: “L’idea si è sviluppata progressivamente durante le mie masterclass internazionali. Gli argomenti esposti durante le lezioni, in realtà, rappresentavano anche il mio cammino sia artistico che da fruitore di musica: partito dalla tradizione e piano piano spostatosi verso la black music. Da qui nasce l’idea di una collana “Dalla Tarantella al Rhythm & Blues”, concepita in 4-5 volumi, che parla del mio percorso artistico legato al tamburello”. Il primo volume si focalizza sullo strumento che, soprattutto in area aspromontana, ricopre un ruolo centrale nell’esecuzione dei balli. Così, dopo le parole introduttive dell’antropologo e musicista Antonello Ricci, il testo e le immagini della prima parte del lavoro ci portano dentro la festa, la pratica strumentale e la ritualità della Calabria. Dice Cusato: “L’idea di dividere il manuale in due parti nasce da una banale intuizione: io sono nato in mezzo alla tradizione e continuo a viverla, ma la maggior parte delle persone non conosce lo svolgimento di una festa patronale, non conosce i riti, i momenti musicali, le dinamiche, il cosa accade prima e dopo una processione, cosa accade dentro il paese che celebra il santo. Questi racconti di vita reale illuminano la fantasia degli studenti e quando faccio vedere loro video o foto dicono sempre: “Voglio venire in Calabria e vivere la festa!” Dunque “ABC” ha un significato sia letterale che didattico. Voglio raccontare le basi, le fondamenta di questo strumento che poi sono anche le basi della nostra o della mia tradizione È vero che la Calabria versa in un momento difficile, ma è anche vero che in passato, soprattutto la mia zona la locride, era luogo di cultura di arte e dopo 2000 anni si percepisce ancora questa magia/energia e dunque ritenevo giusto raccontare una cultura che sicuramente sarà povera ma infinitamente ricca di valori umani che vanno preservati per le future generazioni”. Per farlo Cusato è entrato in contatto con suonatori tradizionali, sia giovani che anziani, si è rivolto agli scritti degli studiosi di musica tradizionale, ha raggiunto parti della Calabria che non conosceva appieno. Dalla prospettiva storico-culturale del primo capitolo, con trattazione agile, nella seconda parte, il musicista passa a fornire le coordinate fondamentali per chi si avvicina a questo strumento “povero”: si parla di postura, impugnatura, notazione musicale in forma di trigramma, che è un’intavolatuta che consente di codificare suoni e ritmi favorendo l’approccio visivo (si compone di tre linee: una di basso per le note prodotte dalla mano sinistra, una centrale per le note del pollice destro, una linea in alto per le note prodotte dai polpastrelli delle quattro dita della mano destra). A una parte esercitativa di base, segue l’esecuzione di ritmi base della “tarantella” calabrese e del ritmo dei tamburi alla festa processionale di San Rocco a Gioiosa Jonica. Qui non sarebbe stata superflua qualche ulteriore nota di approfondimento sui ritmi presentati in rapporto alle tipologie di “sonu a ballu” e ai luoghi e ai tempi in cui si possono ascoltare le diverse modalità esecutive. Naturalmente, tutto è accompagnato da una sezione fotografica che riproduce i movimenti da effettuare, illustrando le differenti fasi della produzione del suono. Un’altar sezione di immagini è riservata all’autore stesso e ai suoi incontri musicali internazionali. Gli irrinunciabili approfondimenti sonori, invece, sono disponibili alla pagina web massimocusato.it. Lavoro accessibile e graduale nell’approccio, questo primo volume rappresenta solo la prima tappa di un trama più vasta nella musica per tamburello. Non si prefigge il compito di esaurire quanto ci sia da conoscere, ma costituisce un significativo tassello di conoscenza per coloro, musicisti e cultori, che vorranno cercare la chiave giusta per accedere a tratti espressivi di un mondo musicale ancora vivo e funzionale in una delle regioni del Sud Italia più ricche di forme musicali tradizionali. 


Ciro De Rosa

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