Misha Mengelberg – Rituals of Transition (I dischi di Angelica, 2020)

Compositore eclettico, geniale improvvisatore e agitatore culturale, Misha Mengelberg (1935-2017) con il suo peculiare approccio alla musica ha riscritto le regole del jazz spingendolo verso l’avanguardia e la sperimentazione, senza mai perdere il contatto con i suoi grandi riferimenti artistici da Duke Ellington a Herbie Nichols per giungere a Thelonius Monk e John Cage. Nato a Kiev dove il padre Karel era direttore d’orchestra, e cresciuto ad Amsterdam, il pianista olandese mosse i suoi primi passi nel mondo della musica sin da giovanissimo e, dopo gli iniziali studi di architettura, completò la sua formazione al Conservatorio Reale di Den Haag. Parallelamente ai primi ingaggi, entrò in contatto con il movimento Fluxus per giungere alla collaborazione con il quartetto di Eric Dolphy nel 1964 con cui incise l’ultimo album “Last Date”. Da quel momento il suo percorso artistico prese il volo e, nel 1967 con la complicità del sassofonista Willem Breuker e il batterista Han Bennink, diede vita alla ICP Instant Composers Pool, movimento ed etichetta nato con l’obiettivo di promuovere il jazz di avanguardia olandese e successivamente diventata anche una straordinaria orchestra. Negli anni, Misha Mengelberg collaborò con numerosi artisti come Derek Bailey, Peter Brötzmann, Evan Parker e Anthony Braxton, ma il suo cammino non si separò mai dalla ICP con diede alle stampe i dischi in duo con Han Bennink e quelli in trio ed in parallelo fece conoscere al mondo la musica di straordinari musicisti come Dudu Pukwana, Steve Lacy e Derek Bailey. Negli ultimi anni, a fermare progressivamente il suo cammino è stato l’insorgere del morbo di Alzheimer che ha combattuto fino alla fine proseguendo il suo lavoro con la Instant Composers Pool Orchestra e suonando il pianoforte finché gli è stato possibile. A raccontare il suo ultimo tour con la ICP è il magnifico docu-film “Misha Enzovoort” di Cherry Duyns, presentato nel corso dell’edizione 2014 del Talos Festival. Prezioso documento della genialità di Misha Mengelberg è “Rituals of Transition”, album pubblicato recentemente da I Dischi di Angelica che raccoglie sei brani tratti da quattro concerti tenuti tra il 2002 e il 2010 e segue la pubblicazione del disco omonimo del 2013, registrato durante l’edizione 1996 del festival bolognese e nel quale, accanto ad un concerto in solo, trovavano posto, per la prima volta su album, due composizioni per orchestra sinfonica del compositore olandese. Questo nuovo disco, come scrive il sassofonista Ab Baars nelle note di copertina contiene improvvisazioni che sono tutto “fastidiose, eccitanti, insensate, geniali, vivaci, folli, troppo lunghe, troppo corte, irritanti, belle, commoventi. E leggere come una piuma. Arrivano e poi scompaiono di nuovo. Senza intenzione. Semplicemente, sono. Senza vantarsi. Come ci sono oggetti in camere d’albergo con cui parli amabilmente, con cui ti lamenti, che ignori o a cui continui a dire addio, come nella vita”. Per comprenderlo a pieno basta ascoltare le prime battute di “Amsterdam”, registrata nella capitale olanedese il 24 febbraio del 2010 presso la BIMHUIS e nella quale Recorded by Marc Schots at the BIMHUIS, February 24th, 2010, during Gallery of Tones – Pianolab, e nella quale Mengelberg si diverte nel giocare con la voce e con il pianoforte alternando vocalizzi ed improvvisazioni sospese tra dissonanze e divertissment. Si prosegue con i tre movimenti di “Kiev” tratti dal concerto tenuto nella capitale dell’Urcraina alla National Philharmonic per Radio ERA il 7 novembre 2005 e caratterizzati da atmosfere differenti spaziando dalle aperture melodiche ed evocative di “Kiev I” alla brillante follia di “Kiev II” fino all’elegante conclusione di “Kiev III”. Altrettanto affascinante è “Pantin” registrata a La Dynamo de Banlieues Bleues il 2 febbraio del 2007, ma il vero vertice del disco arriva con la conclusiva “Bologna” che racchiude il set portato in scena il 17 maggio 2002 sul palco del TPO Teatro Polivalente Occupato, durante l’edizione 2002 del Festival AngelicA di Bologna. Concepita con Tristan Honsinger, come una grande opera della durata di sei giorni, quell’edizione del festival è ricordata come una delle più sorprendenti, avendo ospitato numerosi ospiti nazionali ed internazionali. Su suggerimento del direttore artistico del festival, Mengelberg fece ingresso in sala su una pedana mobile dalla quale eseguì “Solo Songs”, quindici minuti di pura e straordinaria composizione istantanea realmente difficili da raccontare ma da ascoltare assolutamente per cogliere a pieno tutto il genio del pianista e compositore olandese. Da non perdere! 


Salvatore Esposito

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