Cosmo Sheldrake – Wake Up Calls (Tardigrade, 2020)

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Sei ani fa produsse il singolo “The Moss”, l’anno dopo l’EP “Pelicans We”, poi l’ottimo album “The Much Much How How and I”, ad Aprile 2018. L’interesse di Cosmo Sheldrake per i paesaggi sonori del mondo animale è emerso nella collaborazione con Bernie Krause e l’esposizione multimediale “Le Grand Orchestre des Animaux” (La Grande Orchestra degli Animali) alla Fondazione Cartier a Parigi, nello spazio espositivo di Boulevard Raspail nel 2016, e poi itinerante, fino ad atterrare a fine 2019 a Londra, al 180 The Strand, curata dagli United Visual Artists. Tre sezioni in cui la selezione da 5000 ore di registrazioni audio in Africa e nelle Americhe venivano fatte interagire dagli architetti Gabriela Carrillo e Mauricio Rocha con opere visive e grafiche di artisti quali Cai Guo-Qiang, Adriana Varejão, Cyprien Tokoudagba, e con le fotografie di Hiroshi Sugimoto e Manabu Miyazaki. Di quest’ultimo colpiva l’intensità della fotografia di una ghiandaia, colta a Nagano circa cinque anni fa che sembra guardarti dritto negli occhi. Proprio al mondo sonoro degli uccelli Cosmo Sheldrake ha dedicato un decennio di registrazioni, concentrandosi in particolare sulle specie inglesi in via d’estinzione. Negli ultimi cinquant’anni, il Regno Unito ha provocato la scomparsa del 90% dei suoi usignoli, e di oltre il 55% delle allodole e dei cuculi. Solo i pettirossi ed i merli, fra gli uccelli protagonisti di “Wake up Calls” non sono specie a rischio. Sheldrake spiega che l’idea del disco nasce dall’osservazione che “gli uccelli hanno una diversa esperienza della dimensione temporale. Rallentando le loro ‘canzoni’ possiamo ottenere un’idea della trama di quel che stanno comunicando, un motivo che suona sorprendentemente umano: frasi delicate e integrate fra loro, non percepibili quando cinguettate alla velocità che è loro usuale.” 
Un’idea semplice e rivoluzionaria al tempo stesso, che restituisce all’ascoltatore una soprendente ed affascinante serie di tredici conversazioni che descrivono un ciclo acustico lungo l’arco della giornata, cominciando con un succiacapre (“Nightjar”) che da vita ai suoi richiami la notte, cominciando dopo il crepuscolo - brano dedicato alle azioni nonviolente del movimento ambientalista XR (Extinction Rebellion). Al canto notturno fa seguito la prima parte del canto dell’usignolo (“Nightingale”) e, quindi, un vero e proprio coro che annuncia l’alba (“Dawn Chorus”), luminoso esempio dell’approccio originale di Sheldrake, abile e creativo nel fondere registrazioni ambientali con cinguettii rallentati che emergono in primo piano come melodie o in funzione contrappuntistica, uniti a elementi elettronici e a veri e propri “accordi” che tessono fino a cinque o sei “voci” simultaneamente. “Sono collaborazioni, anche se gli uccelli in questo caso non hanno potuto esprimere il loro esplicito consenso. Penso che il modo in cui percepiamo o capiamo il mondo sia profondamente polifonico. Si tratta di migliaia di voci che ci raggiungono da ogni angolazione. Gli uccelli che danno vita ai propri canti, non sono in competizione fra loro, non mirano a escludere qualcuno. Lasciano spazio, sia in senso ritmico, sia quanto a spettro delle frequenze. E’ affascinante pensare a come si siano evolute le nicchie acustiche degli animali che permettono questi risultati. Penso che nella nostra evoluzione abbiamo imparato ad udire e a capire quel che ci circonda in modo maggiormente polifonico rispetto a quanto facciamo oggi, ora che stiamo abbandonando le tradizioni orali. Spero che questa musica serva da sveglia: un invito a prendere consapevolezza del magnifico mondo sonoro polifonico che ci circonda prima che molte di queste voci si estinguano; a non sottovalutare queste creature e le musiche che ci offrono”


Alessio Surian

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