Valerio Billeri e Le Ombrelettriche – La trasfigurazione di Delta Blind Billy (Autoprodotto, 2020)

“I'm Delta Blind Billy just for today/And tomorrow I'll be on my way”. In questo verso dell’autografa “Hidden Man” può essere racchiusa la vita di Delta Blind Billy, bluesman cieco e fuorilegge del Delta del Mississippi che, si dice sia stato il maestro di una intera generazione di musicisti tra cui Son House, ma di cui si sa ben poco, essendo la sua vicenda avvolta da dicerie e supposizioni. Le uniche testimonianze arrivano dagli appunti di Alan Lomax, conservati negli Archivi della Library of Congress, insieme a tre brani di Delta Blind Billy e da una scheda biografica che lo scrittore John Wesley Irving inserì nel suo libro “Blues Coming Donw Like Hail”, mentre l’indimenticato John Fahey ne evocò musicalmente la memoria in “Blind Joe Death” del 1959 e “I Remember Blind Joe Death” del 1987. Alle vicende di questo leggendario chitarrista blues, il chitarrista e cantautore romano Valerio Billeri (voce, chitarra e armonica) ha dedicato il concept-album “La trasfigurazione di Delta Blind Billy” nel quale ha raccolto undici brani, incisi con Ombrelettriche, gruppo che lo affianca già da tempo, composto da Damiano Minucci (chitarre), Emanuele Carradori (batteria e percussioni), Andrea Nebbiai (basso e contrabbasso) e Antonio Zirilli (piano e organo). Se nel precedente “Er tempo bbono”, il cantautore romano si era dedicato con passione nel mettere in musica i sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli, esplorando l’intreccio tra la tradizione poetica della Capitale e la roots music, in questo nuovo lavoro lo scopriamo nei panni dell’affabulatore con la complicità del giornalista e disegnatore Vittorio Giacopini che ha curato la storia e le belle illustrazioni contenute nel libretto. Racconto, arte figurativa e forma canzone diventano, così, le parti di una narrazione unitaria alla quale ci introduce il breve strumentale “La trasfigurazione di John Fahey”, firmato da Damiano Minucci, e che ci schiude le porte al rock-blues “Pesce Gatto (Passo dopo passo)” in cui viene tratteggiato il ritratto di Delta Blind Billy (“Dio mi ha dato il buio, insieme a buone gambe, un cane una chitarra e una pistola…”). Se il blues dagli echi desert “Primo treno (Tucson)” ci svela il lato oscuro del protagonista (“ho nascosto dei soldi in una buca in riva al fiume, passerò il confine insieme al mio vecchio cane…”), la successiva “L'uccisione di Arthur McBride” è una riscrittura in italiano della murder ballad “Arthur McBride”, proposta in una riuscita versione elettroacustica. A seguire arrivano il rock-blues di “Juke Joint” con la slide-guitar a guidare la linea melodica in crescendo, il country di “Sugaree”, in debito di ispirazione con “Shake Sugaree” di Elizabeth Cotten e con il brano omonimo di Jerry Garcia e la riflessiva ballad folk per chitarra e voce “Vado giù”. Il disco si fa più cupo e riflessivo con la sofferta “Scava nel fango”, “Occhio buio” nella quale è Delta Blind Billy a raccontare la sua storia e la pianistica “Alcofrisbias” la cui atmosfera notturna avvolge un testo visionario. La title-track e l’epilogo “E se fosse il diluvio” completano un album ben costruito dal punto di vista concettuale e musicale. 


Salvatore Esposito

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