Chris Obehi – Obehi (800A Records, 2020)

Un tempo crocevia di scambi commerciali e culturali, il Mar Mediterraneo rappresenta una delle pagine più tristi della storia contemporanea per l’inferno dei campi profughi della Libia a cui sono costretti tanti migranti e per i tanti naufragi che vi si consumano, rapendo ogni anno alla vita migliaia di persone. Nell’infinito dolore che avvolge le acque del Mare Nostrum, si stagliano a volte anche storie sorprendenti che ci lasciano intravedere un barlume di speranza per quanti dall’Africa tentano di approdare in Europa alla ricerca di libertà e di un futuro migliore. E’ la storia di Christopher Goddey in arte Chris Obehi che, senza mai perdersi d’animo, è riuscito a coronare il suo sogno di fare della musica il proprio lavoro. Nato a Warri, uno dei principali distretti petroliferi della Nigeria e introdotto alla musica dalla sua famiglia attraverso il gospel, il giovane musicista africano, è fuggito dal suo paese nel 2015, quando ancora era minorenne, per sfuggire alle violenze di Boko Haram. Dopo essere sopravvissuto alla reclusione in un campo profughi in Libia, è riuscito ad approdare a Lampedusa su una imbarcazione di fortuna e, finalmente ad arrivare a Palermo. Una volta giunto in Sicilia, Obehi con grande caparbietà è riuscito ad entrare al Conservatorio Alessandro Scarlatti per perfezionare lo studio del contrabbasso e parallelamente si è dedicato da autodidatta allo studio della chitarra. La permanenza sull’isola gli ha svelato anche la ricchezza della tradizione musicale siciliana e con essa il repertorio di Rosa Balistreri che comincia ad interpretare per le strade di Palermo come buskers. Pian piano cominciano a nascere anche composizioni autografe e dalle strade, Obehi passa ai palchi del capoluogo siciliano, finché nel 2019 la sua versione di “Cu Ti Lu Dissi” dal songbook della cantante licatese diventa un grande successo sui social. Nel novembre dello stesso anno arrivano anche importanti riconoscimenti come Targa Siae a Musica contro le mafie e il Premio Rosa Balistreri per l’anno 2020 nonché al sua partecipazione al cast della prima dell’opera “Winter Journey” di Ludovico Einaudi al Teatro Massimo di Palermo. A coronamento di questo intenso percorso arriva il suo album di debutto, intitolato semplicemente “Obehi”, nel quale ha raccolto nove brani di cui otto originali cantati in inglese, italiano e in dialetto Esan, e l’omaggio a Rosa Balistreti con “Cu Ti Lu Dissi”. Registrato tra Palermo e Lecce e prodotto da Fabio Rizzo (chitarra elettrica), il disco vede Chris Obehi (voce, basso e chitarra) accompagnato da un nutrito gruppo di strumentisti composto da Ferdinando Piccoli (batteria), Federico Mordino (percussioni), Donato Di Trapani (piano) e le voci di Yannick Tiolo, Stanblaze, Joy Joseph, Faith Aigbe, Ifeoma Nmosi, a cui si aggiunge, come ospite speciale, Roy Paci (tromba e flicorno). La genuina cifra stilistica del sonwriting del musicista nigeriano si muove tra folk, pop, reggae e afrobeat proponendo canzoni dalle melodie semplici e nel contempo dirette. Allo stesso modo gli arrangiamenti ruotano intorno a pochi ma efficaci elementi a partire dal groove del suo basso, passando per la batteria afrobeat che si sposa perfettamente con le chitarre elettriche in un gioco di rimandi che spazia da Fela Kuti a Paul Simon fino a toccare Tracy Chapman. A colpire, però, sono i testi dei brani dal taglio autobiografico in cui emerge forte la sua urgenza comunicativa e che rimandano ad esperienze vissute in prima persona. Ad aprire il disco è il trascinante crescendo di “Mama Africa”, un canto dedicato alla sua terra sfruttata dalle colonizzazioni e segnata dalle migrazioni nelle cui trame è racchiuso un vero e proprio inno alla libertà di movimento di ogni essere umano. La melodia pop ballabile di “100% Amore” ci introduce all’afrobeat di “Mr. Oga” in cui il testo in pidgin condanna le violenze e gli abusi di potere perpetrati in Africa. Il ritmo in levare della gustosa incursione nel reggae di “Fly Away” e il racconto del legame tra madre e figlio cantato nella ballata “Walaho” ci schiudono le porte alla seconda parte del disco con “Without You” nella quale il ritmo e la melodia tornano a farsi particolarmente accattivanti. Il pop raffinato alla Coldplay di “Voice of the wind”, in cui Obehi canta la lontananza dalla propria terra, ci accompagna verso il finale in cui spiccano la già citata “Cu Ti Lu Dissi” e quel gioiellino che è “Non siamo pesci”, unico brano in italiano, a cui il cantautore nigeriano affida la storia del suo viaggio verso l’Italia attraverso il Mediterraneo. Disco che unisce culture, lingue e stili musicali differenti, questa opera prima di Chris Obehi è una bella testimonianza di come l’Italia ed, in particolare la Sicilia, siano ancora luoghi di accoglienza e terreno fertile per interscambi tra culture, con buona pace di chi vuole chiudere porti e frontiere. Il nostro futuro è questo. 


Salvatore Esposito

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