Alain Pennec, Vagabondages Diatoniques, Éditions Alain Pennec 2020, pp. 304, Euro 32,00

Alain Pennec è uno dei musicisti storici più attivi della scena folk bretone che, dal 1978, ha partecipato alla riscoperta dell’organetto diatonico, del suo repertorio e delle sue evoluzioni, diventandone uno degli strumentisti più rappresentativi. Il sessantacinquenne polistrumentista, nativo di Fougères, nell’Ille-et-Vilaine, suona anche bombarda e cornamusa, apprese da giovane nei circoli culturali e musicali locali, prima di passare all’organetto che conobbe durante il servizio militare in marina con la Bagad de Lann-Bihoué. Lungo l’elenco dei suoi progetti e delle collaborazioni, tra cui ricordiamo: Tammles, Hirio, Roquio, Le 4 Jean, il duo con il chitarrista Soïg Sibéril e con l’organettista Sebastien Bertrand, il gruppo di Denez Prigent, l’Alain Pennec Quartet. Da rinomato didatta, il virtuoso bretone ha realizzato “Vagabondages Diatoniques”, un importante libro didattico in cui raccoglie una gran parte delle sue scorribande musicali trascritte per organetto. Racconta Pennec che il vagabondaggio è sempre stato nei suoi geni: “Già da bambino mi piaceva andare in giro e incontrare persone, mi interessava il loro modo di vivere, la loro professione, le loro tradizioni: li ascoltavo raccontare le loro storie, ero curioso! Questa curiosità, più istintiva che riflessiva, sarà la fonte di questa vita da vagabondo-musicista che è stata mia per alcuni decenni; questa vita che mi porta in molte regioni, di città in città, dalle festou-noz ai concerti, dalle registrazioni alle creazioni, dai corsi di formazione ai laboratori, dai gruppi musicali ai gruppi musicali, dalle bombarde alle fisarmoniche, dalle intavolature alle partiture, dai bistrot ai ristoranti! Questi vagabondaggi sono diatonici perché sono il più delle volte con l’organetto a tracolla. Questi vagabondaggi mi nutrono non solo fisicamente, ma soprattutto umanamente e culturalmente […]”. La prima cosa che colpisce è il packaging del volume, che offre una una grafica moderna, elegante, ricca e colorata nelle 305 pagine piene di trascrizioni, di belle foto e di informazioni varie. Dentro ci sono trascritti ben 230 brani raccolti e organizzati in diverse categorie. 
La parte più importante è dedicata alla musica bretone - e come poteva essere altrimenti? - poi a seguire esempi musicali di altre tradizioni (Finlandia, Québec, Irlanda, Inghilterra, Romania, Spagna e Italia, ecc.). A rivestire una parte significativa sono le nuove composizioni per organetto contemporaneo. I brani sono trascritti con il sistema della intavolature, integrate con la linea melodica trascritta con la notazione classica, in modo da essere usata anche da altri strumenti. Ad ogni brano corrisponde una registrazione audio, che si può ascoltare collegandosi al sito www.alain-pennec.bzh, dal quale si può anche acquistare il libro. Pennec suona un 3 file/12 bassi, ma gran parte dei brani sono eseguibili sul normale 2 file/ 8 bassi. Nella parte finale del lavoro sono proposti anche una cinquantina di esercizi tecnici per lo strumento utili a sviluppare la tecnica. L’invito è a girovagare sulle scia di queste musiche che, come Alain sottolinea ancora, “rappresentano degli indizi per affinare la curiosità dei suonatori”. Un’opera didattica importante che non dovrebbe mancare in casa di ogni organettista, ma anche un’antologia fondamentale per conoscere la ricca tradizione bretone e non solo. 

Riccardo Tesi

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