Maria Chiara Argirò + Jamie Leeming – Flow (Cavalo Records, 2020)

Delicato ed immaginifico, frugale ed equilibrato, variegato ma coerente: in “Flow” Maria Chiara Argirò e Jamie Leeming si re-immaginano scenografi e architetti di delicati panorami sonori concepiti a quattro mani. L’abbinamento pianoforte-chitarra produce fantastici incastri in una dinamica di alternanza e sussidio, dove entrambi i musicisti sono protagonisti e supporto in un dialogo maieutico che cerca musicalità e bellezza. La polifonia dei due strumenti consente infatti agli artisti di occuparsi, anche contemporaneamente, di armonia e melodia, un’arma a doppio taglio che spesso risulta in un garbuglio confuso di accordi e note di troppo. Ma nelle sapienti mani di questi talenti del jazz londinese, l’elasticità strumentale diventa occasione di ricerca di un linguaggio espressivo loquace ma pertinente. Di Maria Chiara Argirò abbiamo parlato recentemente nella recensione del suo ultimo disco in sestetto “Hidden Seas”, realizzato l’anno scorso sempre con Cavalo Records. La giovane pianista romana presenta una solida discografia come compositrice e collaboratrice, apparendo a fianco di nomi quali Liran Donin’s 1000 Boats, Kinkajous, Teotima e Rosie Turton. Leeming è un altro nome ben noto nella scena jazz della capitale britannica: diplomato in jazz presso la Middlesex University e la Guildhall School of Music and Drama è conosciuto in particolare per la collaborazione con Alfa Mist. Oltre all’innegabile perizia strumentale, i due musici condividono la cura per il suono che dona alla musica del duo qualità oniriche e filmiche. La morbidezza melodica ed il passo rilassato evocano suggestive immagini notturne, dove ogni nota ha una funzione precisa nella descrizione del paesaggio acustico ed emotivo. Le sonorità del jazz vengono impiegate a scopo descrittivo, senza eccessive digressioni non diatoniche e dissonanti che stonerebbero con la pacatezza e la dolcezza comunicativa del disco. Ne abbiamo un esempio nella title track “Flow”, dove la Argirò presenta una progressione d’accordi di grande dolcezza su cui la chitarra di Leeming si esibisce in un fantastico solo prima che i due si scambino i ruoli in un crescendo dinamico. Ancor più espressiva è “Fables”, l’ultimo singolo rilasciato dal duo. L’introduzione crea un’atmosfera soffusa, una sorta di sogno che anticipa il risveglio con la melodia di piano nel brano effettivo. La melodia, efficacissima nella sua semplicità, volteggia leggera trasportata dalla viola e dal violino di Elisabeth Flett. L’unica cover del disco è “Retrograde” di James Blake, di cui il duo rievoca l’anima elettronica con sintetizzatori eterei e un beat che riverbera dietro il dialogo acustico del piano e della chitarra. A concludere l’album è una ninna-nanna, “Boo’s Lullaby”, dove il fischiettio ed il piano intonano una fantastica melodia accompagnata da un arpeggio di chitarra. “Flow” riesce a catturare l’ascoltatore in un paesaggio sonoro privato e delicato, la cui coerenza espressiva è minuziosamente curata con precisione timbrica, dinamica ed armonica. Maria Chiara Argirò e Jamie Leeming dimostrano una grande sintonia, negoziando e bilanciando gli spazi solistici preferendo una narrativa che non favorisce l’ecclettismo tecnico ma il racconto in note. Paesaggi notturni, autunnali, pervasi da una sorta di malinconia mista a contemplazione, “Flow” è un dipinto acustico di pochi colori abilmente accostati a creare un mosaico espressivo ed intenso, ma allo stesso tempo calmo e caloroso. Un disco che invita all’introspezione e alla riflessione, all’abbandono all’immaginazione guidati dalle corde di un piano e di una chitarra. 


Edoardo Marcarini

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