Bruce Springsteen – Letter To You (Columbia Records/Sony, 2020)

A partire dallo storico Reunion Tour del 1999 che lo aveva visto riabbracciare sul palco la E Street Band, Bruce Springsteen ha dato alle stampe ben cinque album con il suo storico gruppo di cui almeno tre grande spessore come “The Rising” del 2001, “Working On A Dream” del 2009 e “Wrecking Ball” del 2012, mentre non aveva convinto molto “Magic” del 2007 e ancor di più il deludente “High Hopes” del 2014. A partire dal 2016, anno in cui è uscita l’autobiografia “Born To Run” accompagnata dall’antologia “Chapter and Verse”, il cantautore americano ha iniziato un cammino a ritroso nel tempo, prima con lo splendido spettacolo retrospettivo “Springsteen on Broadway” con ben duecentotrentasei concerti in solo acoustic tenuti, dall’ottobre 2017 al dicembre 2018, al Jujamcyn’s Walter Kerr Theatre e successivamente diventati un film per Netflix e più di recente nel 2019 con il progetto speciale “Western Stars” anche in questo caso declinato in un album, un film co-diretto con Thom Zimny e la successiva colonna sonora. In questo articolato mosaico, mancava ancora un tassello, un disco che restituisse alla E Street il suo suono inconfondibile, un po’ smarrito nell’ultimo ventennio con le produzioni curate prima da Brendan O’Brien e poi di Ron Aniello e che, nel contempo, racchiudesse l’insieme di riflessioni e pensieri maturati negli ultimi anni, spesi a raccontarsi volgendo lo sguardo indietro nel tempo. L’idea di rimettere insieme la E Street Band per un nuovo disco, come ha raccontato lo stesso Bruce Springsteen, è nata dopo aver incontrato sul letto di morte, George Theiss, membro della sua prima band i Castilles e, tornando a casa, si era reso conto di essere l’unico superstite di quel gruppo di giovani pieni di speranze e di sogni. 
Così, lo scorso anno, il cantautore americano ha radunato nel suo studio casalingo la E Street al gran completo con gli storici Max Weinberg (batteria), Roy Bittan (tastiere e pianoforte), Little Steven (chitarra elettrica), Nils Lofgren (chitarra elettrica) e Garry Tallent, la moglie Patti Scialfa (cori e chitarra) e i nuovi innesti Charlie Giordano (organo) e Jake Clemons (sassofono) e, nell’arco di cinque giorni, ha registrato in presa diretta e senza sovraicisioni, quello che sarebbe diventato “Letter To You” nel quale hanno trovato posto nove brani nuovi e tre addirittura scritti prima del suo esordio nel 1973. Nel presentare il disco, Bruce Sprinsteen ha dichiarato: “Amo l’essenza quasi commovente di Letter To You. E amo il sound della E Street Band che suona completamente live in studio, in un modo che non avevamo quasi mai fatto prima, senza nessuna sovraincisione. Abbiamo realizzato l’album in soli cinque giorni, e quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto”. Il disco arriva nei negozi proprio in questi giorni, proprio mentre gli Stati Uniti d’America vanno al voto per le elezioni presidenziali, mai così lacerati e divisi dai cinque anni di politica becera e ottusa messa in campo dal presidente uscente Donald Trump. La scelta di farlo uscire proprio in questi giorni non ci sembra così casuale, sebbene i suoi contenuti politici siano solo in apparenza sfumati. 
In “Letter To You” ci sono, infatti, come affermato lo stesso Springsteen: “tutte le mie paure e i miei dubbi, tutte le cose difficili che ho imparato, il sole, la pioggia, le stelle della sera e cielo azzurro dell’alba…”. Nei testi intimi, riflessivi e densi di spaccati autobiografici si scorge, ancora una volta, una istantanea degli Stati Uniti oggi, una istantanea vista dal basso delle sue storie con ogni brano che sembra aprirsi ad una riflessione più ampia sullo smarrimento di una nazione. Dal punto di vista sonoro il disco ci regala un superbo vortice sonoro di puro rock ‘n’ roll nel quale ritroviamo il suono brillante del piano di Bittan, il ritmo trascinante della batteria di Weinberge e le chitarre di Lofgren e Van Zandt ad impreziosire il tutto. Segno evidente di come è stata determinante nell’esaltare l’essenzialità del suono la mano dello stesso Springsteen in fase di produzione accanto a Ron Aiello. Accolti dalla bella copertina che ritrae il cantautore americano a New York davanti al Central Park, l’album si apre con le trame acustiche della gustosa ballata “One Minute You’re Here” che rappresenta il punto di contatto con “Western Stars” e giunge subito ad uno dei suoi vertici con la title-track, un brano rock intenso e potente guidato dal piano di Bittan e dalle chitarre a riportarci alla memoria le migliori pagine della E Street Band degli anni Settanta. 
La tensione resta alta con la travolgente “Burnin’ Train” guidata da uno straordinario riff chitarristico e dal drumming potente di Weinberg ma la vera sopresa è “Janey Needs A Shooter” un brano che arriva dritto dagli anni Settanta e che già avevamo ascoltato nella versione di Warren Zevon, ma qui trova la sua dimensione definitiva di ballata elettrica con la linea melodica che colpisce sin dal primo ascolto. Se il sax di Jake Clemmons fa capolino nella rock ballad “Last Man Standing Last Man Standing”, in “The Power Of Prayer” è il piano a reggere la struttura del brano mentre Bruce Sprinsteen sfoggia una delle migliori prove vocali del disco. Altro brano pregevole è “House Of A Thousand Guitars” che con la superba “Rainmaker” ci introduce al secondo brano tratto dagli esordi, quella “If I Was The Priest” ascoltata da John Hammond Sr. negli storici provini e ora diventata una suggestiva ballata elettrica a chiudere il cerchio. La trascinante “Ghost” con il suo ritornello ad uncino ci conduce verso il finale con “Song For Orphans”, il terzo ed ultimo brano proveniente dagli anni Settanta ma già proposta a Trenton, NJ durante il tour acustico di “Devils & Dust” (andate a cercarvi il magnifico live tratto dagli archivi) e la bellissima “I’ll See You In My Dreams”, rock ballad che nel titolo cita un verso di “Goodnight, Irene” di Huddie Ledbetter e con cui Bruce Sprinsteeen ha voluto ricordare tutti gli amici musicisti morti negli anni. Bruce Springsteen e la E Street Band con “Letter To You” hanno firmato l’ennesimo capolavoro, un disco che si candida ad essere tra i migliori di sempre ma soprattutto uno dei più belli di questo tormentato e sofferto 2020. 


Salvatore Esposito

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