Bruce Springsteen – Western Stars. Songs from the film (Columbia, 2019)

Ad un anno di distanza dal film “Springsteen On Broadway”, distribuito in esclusiva da Netflix, e dal disco omonimo che documentavano lo spettacolo autobiografico portato in scena in solitaria al Walter Kerr Theatre di New York tra il 2017 e il 2018, Bruce Sprinsteen torna ad incrociare cinema e musica con “Western Stars”, anticipato a giugno 2019 dalla pubblicazione del disco in studio, il lungometraggio vede il cantautore americano debuttare per la prima volta dietro la macchina da presa con la collaborazione di Thom Zimny e ci regala un affascinante racconto in musica declinato attraverso i tredici brani, tredici ritratti dall’Ovest Americano in cui l’autore veste i panni di diversi personaggi in cui riflette se stesso e la sua vita. Canzone dopo canzone si susseguono uno dietro l’altro le storie di vagabondi solitari, stuntman, domatori di cavalli e cowboy nostalgici, looser contemporanei che sembrano venir fuori dalle pagine di un romanzo di Cormac McCarthy. Girato di fronte a pochi amici nel fienile della sua tenuta a Colts Neck, New Jersey, il film vede il Boss interpretare dal vivo i tredici brani del disco accompagnato dalla moglie Patti Scialfa, parte della sua band e un’orchestra di ben trenta elementi. Ad intercalare ogni brano sono gli interventi dello stesso Springsteen che ne spiega la genesi e le ispirazioni e pian piano il racconto si fa sempre più personale con le immagini che ci portano ora a Yosemite ora al Joshua Tree National Park in California. Ad accompagnare l’uscita nelle sale del film è l’album “Western Stars. Songs from the film” con le registrazioni live dei brani già usciti nel disco in studio, prodotto da Ron Aiello, già alchimista dei suoni di “High Hopes” e “Wrecking Ball“. All’uscita di “Western Stars”, Springsteen aveva sottolineato come fosse un ritorno ai suoi album solisti e, già, l’ascolto della versione in studio ci aveva lasciato la sensazione di essere di fronte ad un lavoro che, sebbene differente per concezione ed arrangiamenti, aveva la medesima intensità e lirismo di “Nebraska” e “The Ghost of Tom Joad”. Ebbene, questo nuovo progetto è senza dubbio tra le cose più riuscite realizzate dal Boss negli ultimi vent’anni e si pone come l’evoluzione naturale di quella ricerca sonora iniziata con l’altrettanto fascinoso “Workin’ On A Dream”, proponendo un sound che rimanda al cantautorato pop californiano degli anni Sessanta e Settanta con abbondante utilizzo di archi e fiati ad impreziosire le strutture dei brani. Dovendo, però, scegliere è certamente da preferire “Songs from the film” che ci consente di scoprire il lato nascosto dei brani, consentendoci di cogliere quelle sfumature che solo l’esecuzione live riesce ad imprimere. L’ascolto si apre con “Hitch Hikin'”, uno spaccato della società americana in quattro minuti, in cui il banjo impuntura la linea melodica che rimanda ad una filastrocca. SI prosegue con la splendida “The Wayfarer” con archi e fiati a modellarne elegantemente la struttura e la cinematografica “Tucson Train” che ci schiude le porte alla title-track, uno dei vertici compositivi del disco, in cui l’atmosfera quasi onirica avvolge la storia di un cowboy. La trascinante “Sleepy Joe's Café” con i suoi echi da festa mariachi e l’altrettanto gustosa “Drive Fast” ci guidano alla triste storia del protagonista di “Chasin’ wild horses”. Se “Sundown” colpisce per il elegante arrangiamento alla Burt Bachrach le successive “Somewhere North Of Nashville” e “Stones” acquistano maggior consistenza nella versione dal vivo, mentre con “There Goes My Miracle” si tocca un altro vertice di eccellenza del disco. “Hello Sunshine” e “Moonlight Motel” fanno da preludio al finale con la rilettura di “Rhinestone cowboy” di Glen Campbell, vera e propria perla finale di un disco che non farà saltare di gioia gli appassionati storici di Bruce Sprinsteen, ma certamente non può che essere considerato come uno dei suoi capolavori di sempre. 


Salvatore Esposito

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