Kadialy Kouyate – Nemo (KKsoundarchive, 2020)

Voce calda e profonda, groove incalzanti e l’avvolgente timbro della kora di Kadialy Kouyate si mescolano armoniosamente in “Nemo”, lavoro più recente del griot senegalese. Coi piedi ben piantati nella tradizione dei jeli, musicisti ereditari in diversi gruppi etnici dell’Africa Occidentale, Kadialy ricolloca la kora in un contesto più popolare. Una produzione pulita, sezione ritmica moderna e la leggerezza danzante delle melodie echeggiano gli arrangiamenti delle orchestre da ballo diffusesi in Guinea e Mali tra gli anni Settanta e Novanta. Proprio come in quegli anni, tradizione e innovazione giocano un ruolo fondamentale per il disco, le cui canzoni offrono consigli e storie per unire il pubblico. Kadialy è quindi musico e messaggero, facendosi carico di quel ruolo antico che la genealogia dei Kouyate ricopre in gran parte dell’Africa Occidentale da almeno 800 anni. La musica dei jeli è infatti il testamento storico delle popolazioni che hanno popolato quelle terre dal tredicesimo secolo, quando Sunjata Keita fondò l’Impero del Mali. Brani che tramandano storia, cultura, filosofia e tradizione sono il fulcro dei repertori dei jeli. Kadialy vive a Londra dove insegna kora presso la SOAS University of London e collabora con numerosi musicisti della capitale e non. La carriera nella capitale inglese ha chiaramente aperto molte strade non solo per la sua carriera ma anche per la formazione di stile, gusto e sensibilità musicale, maturate scegliendo e assorbendo diversi forme e tecniche. Ad accompagnarlo abbiamo Amadou Ndir al basso, Abdoulaye Samb alla chitarra, Griselda Sanderson agli archi, Mamadou Sarr al calabash, Giuliano Osella alla batteria e il produttore e percussionista Jim Palmer. Il disco ispira familiarità, sicurezza e calma con melodie memorabili e delicate, mentre gli incastri ritmici e gli arrangiamenti lo mantengono energetico e movimentato. Ne abbiamo prova in “Ye Nale”, che apre il disco con un suadente intreccio di chitarra, kora, basso e calabash, ulteriormente rafforzato da batteria e archi a metà brano. La voce ci parla di affetto e amore familiare con un tono ricco e profondo. Un altro eccellente arrangiamento è quello di “Signoya”, dove i fronzoli di chitarra e kora sono scanditi dal clave rumba alla batteria. Molti brani hanno forti reminiscenze sud e centro americane a causa dello scambio avvenuto tra i due continenti nel corso dei secoli. Se l’Africa ha in genesi influenzato la musica delle Americhe a causa dello schiavismo, negli anni Settanta la musica latina è approdata sulle coste africane e si è rapidamente diffusa su cassetta. “Kuno” ce lo dimostra perfettamente nel suo intreccio ritmico, che accompagna un brano sognante e speranzoso che parla di libertà. La cura negli ostinati, nel coro del ritornello e nell’eccellente solo di kora mostrano la grande versatilità di Kadialy: musicista, autore e arrangiatore. La stella più luminosa è forse la melodia di “Agna Bara”, dove l’orecchiabilità diventa veicolo semantico di un testo sull’impegno. L’arrangiamento è particolarmente interessante, con elementi che si alternano, sovrappongono e accodano in un girotondo quasi nostalgico. “Mamadou” chiude col botto in un climax energetico e dinamico, un coinvolgente brano live dal metro ternario con potenti stacchi in unisono. La colloquialità di Kadialy persiste fino all’ultimo brano, cantato con grande enfasi lirica e chiarezza melodica che ne elevano semplicità e bellezza. “Nemo” è un disco di sfumature senza spazio per gli estremi, inclusivo e coinvolgente ma mai invasivo. Un album dove la semplicità consente ad ogni elemento di respirare e valorizzarsi per quello che mette in gioco, evitando ridondanze e ossessioni tecniche. Semplice ma non banale, familiare ma mai ovvio, un disco di piccole sorprese di interpretazioni e scelte che sottolineano la personalità artistica di Kadialy. Ed è questa ad essere sotto ai riflettori, l’identità di un’artista con il piede in molte scarpe ma che non ha problemi a camminare.


Edoardo Marcarini

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