Calan – Kistvaen (Recordiau Sienco Records, 2020)

Ascoltando il sesto album dei Calan, si avverte uno stacco con passate esperienze di confronto con le tradizioni musicali gallesi. L’iniziale "Jêl Caerdydd”, le cui liriche tradizionali ci parlano delle disavventure di un giovane ragazzo in cerca dei piaceri di una sera a Cardiff, ma che finisce per sentire la forza della legge, possiede una fisionomia rock di stampo west coast; la seconda traccia, “Take it away, Simon!”, è un originale (scritto da Patrick Rimes e Samiwel Elias) di sapore jazz-funky. Ancora, la successiva e ottima “Rew-di-Ranno” è una popolare rima infantile dal testo allegorico, arrangiata e cantata con grande verve. Insomma, basta questo trittico di poco più di sei minuti per metterci di fronte all’evidenza che il quintetto - Bethan Rhiannon (fisarmonica, voce, clog dancing), Patrick Rimes (violino, cornamusa gallese), Angharad Jenkins (violino), Sam Humphreys (chitarra) e Shelley Musker-Turner (arpa) - è cresciuto ulteriormente rispetto alla precedenti incisioni non limitandosi alla riproposta manieristica del folk revivalistico degli scorsi decenni. D’altra parte, non sarà mica un caso che si è accaparrato riconoscimenti negli folk award gallesi e che anche i singoli musicisti sono stati premiati in più occasioni per il loro talento strumentale? Come nasce “Kistvaen”? il titolo deriva da due parole gallesi (“cist”, che significa cassa o scatola e “maen”, ossia pietra) che danno forma al “cistvaen” o “kistvaen”, per l’appunto, nome attribuito alla tomba a cista, una camera funeraria a scatola di pietra interrata. L’album ha preso le mosse da un giorno di consultazione degli archivi della Biblioteca Nazionale del Galles di Aberystwyth, dove i Calan hanno scovato canzoni, storie e musiche raccolte dal folklorista Meredydd Evans. Da qui nasce la metafora archeologica che simboleggia lo spirito dell’album. Come i Calan scrivono nelle note di presentazione: «Non tutto quello che si ascolta è stato ‘trovato’ direttamente nella biblioteca - molti dei pezzi sono originali o elementi originali - ma quel giorno ha plasmato il nostro processo creativo in modo che la biblioteca sia decisamente ‘nella’ musica». Tutti gli arrangiamenti sono della band, produzione e mixaggio di Samiwel Elias, mastering di Donal Whelan. Ci siamo già proiettati nella scaletta che prosegue con “Cofi Contd”, una selezione di melodie tradizionali, riprese da diverse fonti come il manoscritto settecentesco di John Thomas e i dischi di madri e padri nobili del folk revival gallese, Siân James e gli Ar Log. Invece “Dolig Abertawe” rappresenta una pausa dopo tanto vigore sonoro: si tratta di un gioioso strumentale scritto da Angharad Jenkins, che proviene da una delle famiglie folk più influenti della terra del dragone e che porta in primo piano arpa e violino, evocando la frizzante aria marina di Swansea, dove è stata composta durante le vacanze natalizie arrivate dopo il semestre alla Oxford Brookes University. “The Song of Evan” è una canzone nuova ma dal cuore antico che valorizza gli impasti vocali e l’interplay strumentale, mentre “Pat the Lucky Dog” è un trionfante set di tre strumentali (due di Bethan Rhiannon, uno di Stephen P. Rees): un gran bel volteggiare di violino, fisa e cornamusa con notevoli cambi di passo e un’irresistibile cavalcata finale. La canzone tradizionale “Mari Morgan”, invece, la porta in dote Angharad, visto che è nel repertorio di sua madre Delyth (ai tempi della band Cromlech). Dopo il breve intro “Kings”, “As the Night Closes in”, singolo del disco, è la potente rivisitazione dalle sfumature pop di una folk song in cui un uomo piange la morte dell’amata. La marcia per arpa che l’accompagna proviene dalle musiche processionali per la consacrazione del bardo vincitore dell’Eisteddfod. Al breve, ispirato strumentale “Aur yw'r Afon” , fa seguito la canzone di sensibilità ecologista, “O.G. Greta”, la cui sezione strumentale esalta ancora il tessuto timbrico e la loro cura negli arrangiamenti. Oltre, c’è “Bailey's”, un energetico medley di danze tradizionali culminanti in un reel ("Bwced”/ “Y Tebot” / “Miss Bailey's Whim”). Di fatto, è il brano di commiato dell’album, pur sfociando nel tappeto sonoro di “Do Not Pass Go, Do Not Collect £200”. Applausi per “Kistvaen”: non perdetevelo! www.calan-band.com  


Ciro De Rosa 

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