Luzia – Canjerê (Virola Produtora, 2020)

Nuovo album per Luzia, cantante brasiliana di San Paolo con voce pacata, decisa e robusta. “Canjerê”, uscito nel marzo scorso, segue il debutto discografico omonimo del 2011 e si presenta come un ottimo racconto, tra le cui intenzioni vi è la connessione con la tradizione brasiliana e la necessità di stabilire un contatto con la contemporaneità. I due poli comunicano con piacevole coerenza: i nove brani dell’album scorrono linearmente senza generare contrapposizioni, grazie ad alcuni fattori che determinano una veste sonora elastica e permeabile, nelle cui maglie si introducono comodamente elettronica e strumenti acustici (chitarra, basso, percussioni, cavaco, sanfona, charango). I due poli sono la voce di Luzia e la produzione musicale, affidata a Lucas Santtana. Riguardo al primo, si può dire - per semplificare - che si percepisce la partecipazione piena a una musicalità radicata in alcuni dei brani che Luzia mutua dalla “tradizione”: tutto scorre liscio, immerso in liriche raffinate e in un equilibrio timbrico perfetto. Basta ascoltare la versione di “Soverte” di Caetano Veloso, oppure quella di “Iluminada” di Roberto Mendes e Jorge Portugal. E confrontarle con i brani inediti, scritti da artisti come Targino Gondim, Saulo Duarte, Zeca Baleiro: il risultato è straordinario, perché ogni suono è assorbito in un flusso estremamente calibrato, nel solco del quale si generano solo oscillazioni positive, piene di bellezza, di suoni delicati, di melodie aggraziate (“Sambinha”). Allo stesso tempo, questo incedere delicato e pregno di una musicalità soave, riempie i brani con elementi semplici ma sempre efficaci, generando un senso di appagatezza leggera, di agiatezza. Elementi che finiscono per stabilire però una struttura musicale pervasa da un vigore rassicurante (“Preparação para a morte”), che interessa i suoni più marginali come il flusso centrale della voce e degli strumenti che più la sorreggono. La produzione musicale di Santtana si insinua proprio in questo spazio “bifocale”, arricchendo il racconto con sonorità decise, sicure ma aperte, morbide, che cullano, senza inibirne passione e verve, la voce di Luzia (“Illuminada”). Di più, l’organizzazione musicale dei brani riconduce l’album a ciò che il mondo ha apprezzato della produzione di Santtana a partire di primi anni Duemila: accuratezza nell’accostamento dei suoni, ammiccamento al pop etnico internazionale, attenzione ai dettagli melodici e timbrici. Molti di questi aspetti li avevano apprezzati i grandi tropicalisti, proprio nel momento in cui dovevano rinnovare di nuovo e sgrassare la canzone brasiliana dalla patina storica che la contornava. È così che l’allora poco più che ventenne Lucas entrò nelle grazie di Veloso e Gilberto Gil, che lo inclusero nel tour di “Tropicalia 2” e (come si dice) lo lanciarono nel mondo della nuova musicalità brasiliana. Non è un caso che il suo “Electro Ben Dodo”, uscito nel 2000, abbia potuto contare sulla produzione di Chico Neves e, soprattutto, sull’appoggio della Real World, che si è occupata del missaggio. La cura per un suono caldo e pacato, per un’atmosfera d’insieme a mezz’aria tra un’elettronica soffice, molto melodica e accattivante, e una timbrica strutturalmente acustica, riesce qui ad avvolgere al meglio la voce di Luzia. La quale, in quasi tutti i brani, si apre a liriche cullanti e comode, conferendo a “Canjerê” un carattere solido e, allo stesso tempo, morbido, pieno di melodia seducente e affascinante (“Tiro de Festim”). Per questi motivi l’album è, nel suo insieme, la prova riuscita non solo di un nuovo e plausibile testo musicale, selezionato nella morfologia sonora di un Brasile caleidoscopico e in continuo movimento. Ma la visione di una narrativa contemporanea sensibilmente coerente, allacciata a una grammatica storica e, allo stesso modo, congiunta alla sintassi dei nostri giorni. Non è così scontato, a ben vedere, dire che non si può avere l’una senza l’altra. Non solo perché è difficile mantenerle in equilibrio, ma soprattutto perché è necessario conoscerne i dettagli formali e le minuzie sostanziali.  


Daniele Cestellini

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