Simone Maggio 4et – Cuerdas (Camilla Records/Saint Louis Management/Stefano Mastruzzi Editore, 2020)

Pianista, compositore e docente presso il prestigioso Saint Louis College of Music di Roma, Simone Maggio vanta un intenso percorso formativo ed artistico costellato da numerose collaborazioni e da cinque album a suo nome tra cui vale la pena citare il debutto “Light Down” in cui compariva come ospite Javier Girotto, “True” del 2013 con Andrea Colella al contrabbasso e Davide Pentassuglia alla batteria e “Flames” del 2017 con Emanuele Melisurgo al sassofono e Roberto Pentassuglia alla chitarra. A distanza di tre anni, lo ritroviamo con “Cuerdas”, album che segna l’inizio di una nuova fase del cammino artistico di Maggio sia come compositore che come improvvisatore alla guida di un quartetto atipico composto da Carlo Cossu al violino, Federica Michisanti al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria. La scelta di questa particolare line-up è stata dettata dall’esigenza di riscoprire la musica contemporanea e nel contempo esplorare territori sonori nuovi, al di là degli stilemi e degli idiomi del jazz. Significativa in questo senso è anche la scelta del titolo che si presta a molteplici letture. Se, infatti, a prima vista rimanda alle corde percosse dai martelletti del pianoforte, ma anche a quelle del violino e del contrabbasso, nel contempo evoca sia le corde dell’anima, sia l’unità di misura utilizzata a Puerto Rico e in Guatemala per misurare la superfice. L’ascolto ci svela settantatré minuti di musica intensa e coinvolgente, undici brani dalle precise architetture sonore, le cui fondamenta si poggiano sulla tradizione colta contemporanea per estendersi dal jazz all’improvvisazione a tutto campo. Si spazia, così, dalla ricercatezza melodica della title-track che apre il disco alle melodie cantabili e meditative di "The book of dreams", dall’interplay perfetto di “Heavy Snow” alla intensa “Touch” in cui brilla il contrabbasso di Federica Minchisanti. Non manca uno sguardo verso la musica colta con “Green Desert” che rimanda a certi moduli compositivi di Erik Satie, e uno verso la musica cameristica classica con “Una semilla distante”, ma il vertice del disco arriva sul finale con “The Deep Way” in cui protagonista è il violino di Cossu. Imperdibili ancora sono le cinque improvvisazioni collettive che intercalano i brani in cui fa capolino anche l’armonium, strumento tipico della tradizione musicale indiana. “Cuerdas” è, dunque, un lavoro da ascoltare con grande attenzione per cogliere tutti i suoi addentellati con la musica contemporanea e per apprezzare la potenza espressiva di questo quartetto guidato magistralmente da Simone Maggio. 


Salvatore Esposito

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