Zap Mama – Adventures in Afropea (Crammed Disc/Materiali Sonori, 2019)

Nata in Congo ma cresciuta in Belgio, Marie Daulne ha dedicato gran parte della sua vita alla musica ed alla riscoperta delle sue radici africane. Era appena nata, quando durante la crisi politica che investì il Congo nel 1964, venne ucciso suo padre e, così, fu costretta a trasferirsi in Europa con la madre. Dopo aver terminato gli studi, decise di tornare in Africa per riscoprire le sue radici e l’incontro con il suono di quella terra le dischiuse le porte verso un mondo infinito tutto da scoprire. Complice l’incontro con Cécilia Kankonda, Céline 'Thooft, Sabine Kabongo e Sylvie Nawasadio, quattro ragazze con un’esperienza simile alla sua, Marie Daulne diede vita nel 1991 al gruppo vocale Zap Mama con l’obiettivo di costruire un immaginario ponte culturale che collegasse Africa ed Europa, attraverso un originale approccio afro-pop alla polivocalità. Nello stesso anno, la band debuttò con “Adventures in Afropea 1”, pubblicato dalla label belga Crammed, che le segnalò al grande pubblico per l’originalità del loro approccio stilistico nel quale si coglievano l’introduzione di tecniche tradizionali africane, particolari armonie vocali e una capacità di esplorare le connessioni con altre sonorità. Il disco riscosse subito un grandissimo successo e consentì alla band di suonare in tutto il mondo, in breve tempo arrivò la nomination al Grammy Award e il primo posto nella Billboard World Music Charts che le consacrò sulla scena internazionale. 
La copertina della prima edizione del 1991
A dare ulteriore impulso al successo del quintetto fu la ristampa nel 1993 da parte della Luaka Bop di David Byrne, diventando addirittura il disco più venduto di sempre dell’etichetta. A distanza di ventisei anni e, dopo lungo tempo in cui era rimasto fuori catalogo, “Adventures in Afropea” è stato ristampato in cd e vinile dalla Crammed Disc, restituendoci intatta la genuinità e la bellezza originaria. Composto da sedici brani cantati dalle cinque voci a capella con l’aggiunta di qualche strumento percussivo, il disco si muove sulle traiettorie della tradizione e dell’innovazione, mescolando sonorità ispirate alla tradizione africana di Zaire, Siria, Sud Africa, Ruanda e Tanzania con il pop europeo, passando per echi di soul e gospel. Durante l’ascolto si incontrano così esperimenti con il canto gutturale come in ambito jazz e divagazioni nel rap ma a spiccare sono l’iniziale “Mupepe”, splendida rielaborazione di un canto pigmeo del Centro Africa, il crescendo di “Take Me Coco”, la trascinante “Mizike” e “Din Din” il canto d’amore spagnolo del XVI secolo. Il risultato è un disco di grande bellezza che non sembra sentire gli effetti del tempo, un disco probabilmente già all’epoca una spanna più avanti rispetto ai contemporanei e che ancora oggi non smette di stupire. 


Salvatore Esposito

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