Guo Gan, Zoumana Tereta, Richard Bourreau – Saba Sounds (Felmay Records, 2020)

Virtuoso suonatore di ehru (fidula a due corde di origine centroasiatica), Guo Gan ci ha abituato a progetti musicali nati da incontri tanto inaspettati, quanto sorprendenti cristallizzati da album come quel gioiello che era "Peace in the world" (Felmay, 2016) con il suonatore di balafon Aly Keita e il più recente “Gobi Desert (China Turkey)”, inciso con Emre Gültekin alla bağlama e Levent Yildrim al tamburo doholla. A meno di un anno di distanza, ritroviamo il musicista e compositore cinese con “Saba Sounds”, album inciso con un insolito trio d’archi, composto dal violinista francese Richard Bourreau, già fondatore dei Lo’Jo, e Zoumana Tereta, suonatore di so kou maliano e figura centrale dell’orchestra Badema National. Complice l’incontro durante un festival in Francia, il trio ha dato vita ad un percorso di ricerca comune, volto ad esplorare le possibilità espressive dei rispettivi strumenti ad arco ed in particolare le musiche modali e le scale pentatoniche. Dopo una fortunata sesson in Mali, i tre strumentisti si sono ritrovati in Francia per registrare i brani di quello che sarebbe diventato “Saba Sound”, album composto da dodici brani che sin dal titolo (Saba in Bamana, lingua minoritaria del Mali, significa tre) pone in luce le dinamiche alla base delle loro esplorazioni musicali. Durante l’ascolto, Guo Gan, Zoumana Tereta e Richard Bourreau si alternano nel ruolo di leader guidando la linea melodica dei singoli brani e nel contempo danno vita ad un continuo dialogo tra sonorità differenti. Il risultato non è un album di contaminazioni sonore ma piuttosto un articolato itinerario di viaggio che si sviluppa su rotte differenti dipanandosi dalla Cina all’altopiano dell’Himalaya per attraversare l’Africa Subsahariana ed in fine approdare in Europa. Durante l’ascolto a spiccare sono la brillante melodia dell’inziale “Derzhou”, le rarefatta “Himalaya” e “Tibet-Sky Road” nelle cui trame vengono evocati i canti rituali dei monaci buddisti e la travolgente “Tigran” che procede tra incroci ed attraversamenti sonori tra i Balcani e la Via della Seta. Del pari pregevoli sono anche le cartoline dall’Africa “Wassa-wassa” e “Sinzani Fama” quest’ultima impreziosita da una eccellente prova vocale di Zoumana e la superba “La Course De Chevaux” in cui l’erhu di Guo Gan regala momenti imperdibili, ma il vero vertice del disco arriva sul finale con la splendida “Cinéma El Mundo”, riscrittura di una delle hits dei francesi Lo’Jo che chiude un lavoro di raro fascino ed intensità.



 Salvatore Esposito

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