Lucas Santtana – O Céu é Velho Há Muito Tempo (Nø Førmat, 2019)

Lucas Santtana è il fratello maggiore che sa trovare le parole adatte a leggere qualsiasi situazione, attento ai tuoi sentimenti e a quelli degli altri, con sguardo critico, infondendo un senso di intimità, di energica calma anche quando racconta eventi che ci mettono sottosopra. Canta: «Mesmo que seja um dia ruim / e as trevas draguem tanto medo / a cura é luz e medicina» (Anche se è una giornata storta / e l'oscurità trascina tanta paura / la cura è luce e medicina). Al giro di boa di vent’anni in studio di registrazione, dopo sette album che hanno spesso saputo guardare avanti e non far sconti rispetto alle sonorità contemporanee, quando ci eravamo abituati al suo tenersi in bilico fra testi poetici e sperimentazioni musicali, eccolo regalarci un album chitarra e voce che ritorna alla bossa (già protagonista con altri arrangiamenti in “Sem Nostalgia”). Ma, da par suo, sa tenersi lontano dal registro intimista per osservare e raccontare a viso aperto il Brasile di oggi. Un Brasile attraversato da militarizzazione, sfruttamento, violenze che da vita ad un album che sa denunciare e coltivare il muto appoggio e la speranza. Si comincia con l’invito di “Portal de ativação”: «Quem ai quer falar? levanta a mão» (Chi vuol parlare? alzi la mano), con un due voci, un recitato e un coro, ora incalzanti ora a evocare una linea dell’orizzonte che invita a guardare e cercare nel profondo della galassia. Ed ecco la prima perla: “Ninguém Solta A Mão De Ninguém” è ormai un inno in Brasile. Durante l’ultima dittatura militare era una frase che ricordava ai diversi movimenti sociali che alle discriminazioni si risponde tutti insieme, difendendosi a vicenda. In compagnia delle voci di Jaloo, Juçara Marçal e Linn da Quebrada, Santtana passa in rassegna le lotte, numerose e vitali, che attraversano il paese, sostenuto da una melodia e da un ritmo che sanno essere accattivanti e al tempo stesso adatti ad essere scanditi durante le marce di protesta, quelle che il video presenta aggiungendo alla canzone dell’album i suoni d’ambiente raccolti durante manifestazioni e scontri, dando anche spazio all’energia di Aysha Nascimento, attrice al centro di alcune delle esperienze chiave di questi anni con Cia. dos Inventivos de Teatro de Rua e Coletivo Negro de Teatro. Più tardi, con “Um Professor Está Falando Com Você”, il messaggio torna pieno di speranza, nei versi e nella musica: “Não tenha medo, estamos juntos de você” (Non aver paura, siamo con te). Terzo brano, piccola opera maestra: una bossa accattivante, romantica nella musica e nei toni, aggredisce l’idea del “Brasil Patriota” (solo quando si segna un gol) per denunciare la fame e chi si gira dall’altra parte, il serpente che alberga in ogni ambito, la natura che è destinata a ribellarsi. Attraversa questa canzone e l’intero album la riflessione sulle metamorfosi, sulle infinite trasformazioni che attraversano noi e il mondo in cui viviamo. Ed ecco il primo di tre omaggi ad altrettanti compositori: si comincia con Jorge Drexler, con un’ottima versione, essenziale, in spagnolo, di “Todo Se Transforma”. Un’altra collaborazione vede coinvolta la cantante Duda Beat per un duetto fotografato anche nel secondo video promozionale, diretto da David Pacheco “Meu Primeiro Amor”, isola di serenità in un disco che ama le tensioni. Per una volta le crepe classiste che separano borghesi e proletari, attraverso la strada del ballo e dell’amore, trovano modo di ricomporsi e di dar vita ad una famiglia che sfida le convenzioni sociali. Sembra fargli eco “O Melhor Há De Chegar”, un brano che evoca la penna di Vinicius de Moraes e anche la sua filosofia: non importa se stiamo vivendo una giornata sfortunata, bella o felice, il meglio deve ancora venire. In chiusura, due impeccabili e delicate interpretazioni di un brano scritto con L.G. Lopes, “O Bem Maior”, e di una composizione di Arto Lindsay, “Seu Pai” sulla discontinuità all’interno di una famiglia, sul come non sia mai un unico evento a farci diventare quel che siamo.


Alessio Surian

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