Fidil – Decade (Raelach, 2019)

È indubbio che la contea nord-occidentale del Donegal sia una delle aree più affascinanti d’Irlanda sia sotto il profilo naturalistico quanto musicale, non soltanto per il repertorio canoro in lingua irlandese della regione Gaeltacht ma, soprattutto, per la l’importanza della tradizione violinistica, caratterizzata da uno stile di fiddling dalla fisionomia aggressiva e veloce, assai misurato nell’uso di ornamentazioni e nelle movenze swing, perlopiù essenziale nei colpi d’archetto, con largo uso di staccato, “droning” (bordone), bowed triplets (terzine) e passaggi double-stop (a corde doppie). Se un’altra peculiarità dello stile della contea è la consuetudine di suonare due violini in coppia (il cosiddetto “duo fiddling”), qui i Fidil di archetti ne mettono in campo addirittura tre, oltre a prodursi tecnicamente in tutto quello di cui si è detto sopra e pure di più. Parliamo di Aidan O’Donnell, proveniente da Dunkineely, di Ciarán Ó Maonaigh, nativo di Gweedore, e di Damien McGeehan da Ardara. Dopo un inizio in coppia intorno al 2008, ai primi due si è aggregato McGeehan. In trio hanno pubblicato “3” (2009) e “The Old Wheel of Fortune” (2011), dischi che hanno ricevuto gran riscontro di critica. Il quarto album “Decade”, prodotto da Jack Talty per l’etichetta Raelach Records, raccoglie in tredici tracce un repertorio che attinge non soltanto al patrimonio locale, ma si spinge al di là del mare, in Scozia - terra che ha largamente influenzato la musica della contea - e propone pure composizioni contemporanee di impianto tradizionale. La ricchezza dello stile Donegal è subito in bella mostra nei reel iniziali “The Pinch of Snuff/ The Wild Irishman”, suonati con la tecnica del “reversing”, in cui due violini intonati su due ottave differenti, a creare un effetto sonico molto ricco e intrigante. La mazurka “The First Draft”, invece, porta la firma di Siobhán Peoples, bravissima figlia d’arte (suo padre è la buonanima del grande Tommy Peoples) e si segnala per la compresenza della profondità delle note di bordone e del fine lavoro sugli armonici. Bella apertura in pizzicato per il set di slip jigs “Jenny Jumped Over the Wall /Fig for a Kiss”, che procedono con una bella propulsione ritmica e con passaggi sincopati. Si cambia registro con un valzer d’autore inglese, “The Valetta”; fu scritto a inizio Novecento da Arthur Morris e subito venne ripreso dai violinisti del Donegal sud-occidentale. Seguono due highlands (“The Earl of Dalkieth/ Ard Na Dtaibhsì”), danze tipiche della contea, e un aria lenta (“When the Ship Leaves the Harbour”): si tratta di tunes associate alla figura di James Byrne, un altro rispettatissimo strumentista locale del secondo Novecento. Davvero superlativo “Na Farraigí Dearga”, motivo dall’incddere descrittivo, composto da Ó Maonaigh, e associato a leggende locali: è uno dei tre brani in cui è usato un tin fiddle (strumento dal corpo in latta che era costruito quando si era a corto di legno e di soldi…). Nel successivo set di tre reel, “Fantastic Reel/ Mhúineál a’ Bhardáil/ The Merrys Sisters”, i tre archetti fanno scintille. Passate due mazurche e una step dance, Ciarán suona in solo da par suo una composizone del violinista, compositore e maestro di danza scozzese James Scott Skinner (“The Hurricane Reel”), vissuto a cavallo tra metà Ottocento e primo Novecento, e “The Jolly Tinker”, quest’ultima pescata da un disco di Mickey Doherty, altro nume tutelare del fiddling del nordovest irlandese. Si arriva così a “An Chéad Chathlàn”, un altro numero di carattere descrittivo proveniente dalla penna di Damien, dove è messa insieme una bella combinazione di effetti tecnici. I Fidil chiudono con un altro fluido set di reel (“Blest Among Women/ Kitty the Hare”), combinazione di una composizione di O’Donnell e di un tradizionale, in cui i tre danno ancora una volta il meglio di sé per la perizia esecutiva con cui fanno convivere spinta ritmica, fluidità melodica e qualità tecnica: bravissimi. “Decade” conferma in modo convincente la brillante personalità di tre strumentisti che conoscono l’arte di equilibrare senso melodico e ritmico con il loro armamentario di personali intuizioni creative. Le belle immagini di paesaggi del Donegal che accompagnano il booklet sono un ulteriore incentivo a non privarsi di questa eccellente produzione dal nord-ovest irlandese. 


Ciro De Rosa

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