Trio Dhoore – August (Trad Records, 2019)

I tre fratelli fiamminghi Koen (ghironda elettro-acustica), Hartwin (organetto diatonico) e Ward (chitarra acustica ed elettrica, sintetizzatori e soundscape), attivi all’incirca da dieci anni, firmano il quarto album del loro sodalizio familiare (i precedenti sono stati “Modus Operandi” del 2013, “Parachute” del 2015 e “Momentum” del 2016), sciorinando composizioni strumentali autografe, commistioni di stili tradizionali delle Fiandre e di stili e repertori appresi dalla pratica concertistica e dagli incontri sulle strade del folk. Pubblica il disco l’interessante etichetta discografica e studio di registrazione belga Trad Records (tradrecords.be), che fa capo al musicista e produttore Jeroen Geerinck, tra le altre produzioni va segnalato “Starling” del quartetto Novar e “Kodu”, lavoro di Leana & Hartwin, dove l’organettista del trio Dhoore è accanto alla moglie, flautista e piper estone. Il titolo “August” è ispirato alla storia di vita e di viaggi di pesca verso l’Islanda (ben trentatré) di August, un loro conterraneo pescatore, vissuto nel Settecento. Scorrendo i nove titoli: “August”, “Heuvelland”, “Haven”, “Poldervuur”, “Innsbruck”, “Rednack”, “S.Trad”, “Noord” e “Speelhuis”, ci si trova di fronte a quadri sonori a tinte tenui ma che non mancano di inflessioni ritmiche danzanti più marcate. Sono solo 35 minuti di musica, eppure tra incastri di corde, mantice e bordone e accorte dosi di elettronica, con qua e là inserimenti di flicorno baritono e tromba (Gregory Van Seghbroek), harmonium e synth (suonati dallo stesso Jeroen Geerinck), il trio - peraltro dotato tecnicamente - costruisce gentili, malinconiche e avvolgenti partiture nel segno di un folklore immaginario dagli elementi cinematici, che prescinde dai recinti di genere ma nel quale oltre al portato popolare fiammingo si avvertono influenze barocche, insinuazioni jazz e sapori “celtici”. “August” è un disco di classe e di grande ascoltabilità. triodhoore.com 


Ciro De Rosa

Nessun commento