Arnaldo Antunes – O Real Resiste (Altafonte Music, 2020)

“Desarmar o desamor” (disarmare il disamore) è l’ultimo messaggio, in ordine di tempo, fra quelli selezionati da Arnaldo Antunes a partire dai poster, dai cartelli, dai lenzuoli dipinti dal Brasile che in questi mesi è sceso in piazza. Il video accompagna il secondo brano che da il titolo al nuovo album, “O Real Resiste”, e raccoglie immagini girate e scattate dal gruppo attivista Mídia Ninja, curate da Fred Siewerdt e Marcia Xavier. È un disco registrato nella calma dello studio Canto da Coruja, all’interno dello Stato di San Paolo, e nato a San Paolo, la distesa urbana su cui rifletteva recentemente Criolo: «La città provoca un sentimento di non appartenenza che ti spinge a cercare le verità: ogni volta che riesco a rivelare una parte della città, ricevo anche la visita di una parte di verità». Si tratta di un sentimento condiviso da chi produce canzoni attente alle dinamiche sociali: il titolo del brano che la scuola di samba Mangueira propone al Carnevale di Rio 2020 è "A Verdade Vos Fará Livre", vale a dire “La verità vi renderà liberi”. Secondo brano a parte, il nuovo disco di Antunes, il diciottesimo come solista, adotta un registro intimista che, per una volta, fa a meno delle percussioni e riunisce in studio un formidabile quartetto che ha anche arrangiato collettivamente i brani. Accanto al piano di Daniel Jobim, già con Antunes nelle atmosfere serene di “Qualquer” (2006), troviamo le chitarre di Cézar Mendes, Chico Salem e Dadi Carvalho (quest’ultimo anche al basso e all’ukulele). «Venivo da un disco, “RSTUVXZ”, di rock e samba, con la sua parte di programmazione e schemi ritmici che mettevano in evidenza il lavoro del batterista, Curumim. In questo album ho cercato il mio lato intimo e la forma canzone. Sono state le stesse composizioni a portarmi a scegliere questi strumenti, un registro sereno, con pochi elementi», ha raccontato a gennaio Antunes al “Diario de Pernambuco”. «Reale è il mio stato di perplessità quando vedo che vengono affermate cose assurde come la tortura, l’intolleranza rispetto alla diversità etnica, sessuale e religiosa, o si minaccia la democrazia. È un incubo, non c’è dialogo. Quindi, nel disco, invito le persone reali a riflettere sui temi che mi sono cari: la cultura, gli indigeni, la natura e l’amore fra padre e figlio». L’invito è esplicito anche grazie alle immagini del video di “O Real Resiste”, che accostano le manifestazioni di piazza e la violenza della polizia e non a caso è stato censurato dal programma della televisione pubblica TV Brasil “Alto falante” che lo aveva inizialmente previsto. «Io l’ho saputo dalle reti sociali, un’ulteriore censura da parte dei media statali. Ma continuiamo a cantarla e continua ad essere ascoltata da centinaia di migliaia di persone». La memoria va all’ultimo periodo della dittatura militare, quando tra il 1982 e il 1986 il brano “Bichos escrotos” (composto da Antunes con Nando Reis e Sérgio Britto per i Titãs) venne censurato e tenuto lontano dalle radio brasiliane, anche dopo la pubblicazione nell’album “Cabeça dinossauro”. In Italia, Antunes è conosciuto soprattutto per la ventennale partecipazione ai Tribalistas, qui da quel trio ritroviamo (e si sente!) Carlinhos Brown tra i compositori di "Na Barriga do Vento" (insieme a Pedro Baby, Pretinho da Serrinha e Marcelo Costa), il quale regala un bel gioco di voci cui contribuisce Celeste Antunes. E sul rapporto con un coro di voci (Daniel Jobim, Chico Salem, Marcia Xavier, Karine Carvalho, Ricardo Prado) sono giocate “De Outra Galáxia” e "Termo Morte". Collaborazioni alle composizioni vengono anche da Cézar Mendes per “João” (dedicata a João Gilberto che apre l’album), e “Onde É Que Foi Parar Meu Coração" (che lo chiude a ritmo di samba) e dalla compagna e artista plastica Marcia Xavier in “Luar Arder” e “De Outra Galáxia”. I dieci brani costruiscono, più esplicitamente che in passato, un ponte fra il lato di poeta e quello di cantante di Arnaldo Antunes, dimensione ancora più evidente negli attuali concerti: «Ora inserisco un po’ di interventi di poesia nei concerti, intercalando canzoni e versi». 


Alessio Surian

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