Andrea Del Favero, Lungje, Po’!, Folkest Libri 2019, pp. 258, Euro 20,00 Libro con Cd

Figura chiave del folk revival friulano, Andrea Del Favero è organettista, leader del gruppo Sedon Salvadie, ricercatore, giornalista e direttore artistico del festival Folkest fin dalla prima edizione. Finalmente Del Favero raccoglie in un volume la sua lunga ricerca sul campo rivolta alla musica tradizionale del Friuli, terra di convivenze e compresenze, di incontri e scontri tra storie, culture e lingue. Il titolo “Lungje, Po’!” si riferisce al grido che i ballerini lanciavano all’indirizzo dei suonatori per incitarli a continuare a suonare: è stato scelto per simboleggiare l’augurio rivolto al presente e al futuro della musica popolare della regione nord-orientale. Prefato da Angelo Floramo (“Una lunga attesa”), il lavoro si sviluppa come un racconto cronologico, a partire dall’analisi della cultura tradizionale e delle forme e musicali nell’area friulana in epoca medievale, quantunque l’autore fin dalle prime pagine convenga con la difficoltà di definire ciò che si può considerare autonomamente friulano con quanto non lo sia (p. 18). Con scrittura rigorosa che si concilia con uno stile illustrativo, accessibile e divulgativo, adoperando un ricco repertorio di belle immagini in bianco e nero e di note bibliografiche di rapido confronto perché collocate a margine della pagina (quasi fossero “antiche glosse di un manoscritto”, come scrive Floramo), Del Favero fornisce un quadro di riferimento antropologico, etnomusicologico e di studio della cultura popolare; discute di rituali religiosi e profani, di sincretismi, di danze e di culti agrari. D’altra parte, questa è la terra del Patriarcato di Aquileia, che ha avuto un’enorme influenza su musiche e cultura religiosa in un vasto territorio; sono i luoghi indagati da Carlo Ginzburg attraverso la figura del mugnaio Menocchio e dei Benandanti. Cosicché nell’analisi delle espressioni musicali popolari la trattazione non può tralasciare la conflittualità tra prassi confessionali e le normalizzazioni operate dal Cattolicesimo controriformista. Né si possono mettere in secondo piano le trasformazioni dell’assetto economico e sociale che ci conducono al Settecento, sempre in un quadro analitico che tiene in debito conto gli eventi storici continentali. Da qui si snodano i capitoli che affrontano le ripercussioni dell’industrializzazione sul territorio friulano, i fenomeni migratori, lo sviluppo di nuove pratiche musicali, il revival urbano della cultura popolare, il delinearsi della villotta come espressione locale, la nascita delle bande musicali e l’introduzione di nuovi codici musicali con l’affermarsi della notazione e della scrittura musicale. Altro snodo efficace è la densa trattazione del patrimonio degli strumenti musicali tradizionali - con un’analisi approfondita dell’armonica diatonica (l’organetto) di cui Del Favero è fine suonatore, della liuteria e, soprattutto, delle bandelle, ossia le orchestrine, altro campo di studio specifico dell’autore. Passo successivo del volume è la presentazione della “nuova stagione della musica friulana” a partire dal secondo dopoguerra, passaggio cruciale per le terre orientali già scenario tragico del primo conflitto mondiale. Per poi quel drammatico spartiacque che è stato il terremoto del 1976, ed entrare, infine, nella contemporaneità del folk revival e della riproposta musicale, con i tantissimi nomi che segnalano la vivacità di un’area a torto considerata periferica: dai Canzonieri alla La Sedon Salvadie o dall’autore carnico Lino Straulino fino a Loris Vescovo, Franco Giordani ed Elsa Martin, solo per citare tre autori che hanno ricevuto riscontri a livello nazionale. E tanti altri artisti si sarebbero potuti aggiungere se, uscendo dall’ambito della riproposta e della nuova canzone in lingue di minoranze (anche interne al composito assetto linguistico-culturale della regione Friuli Venezia Giulia), si fosse andato a sondare quel fertile movimento/laboratorio che ha fatto interagire jazz e sperimentazione con stilemi delle musiche di tradizione orale. Il volume offre, poi, pagine di spartiti, una raccolta di alcuni motivi significativi del patrimonio musicale friulano e soprattutto, come vero punto di forza, un CD audio, sicuramente non esaustivo ma prezioso nelle sue ventuno tracce inedite di solisti, di orchestrine e gruppi del revival (tra cui Grop Tradizionâl Furlan e Sedon Salvadie), registrate in contesti diversi (osterie, feste, Carnevale), con chicche inestimabili come i temi proposti dai Chei di une volte e da Chei di Preon, dai Suonatori di San Giorgio di Resia e, soprattutto, dell’organettista della Slavia Liso Iussa di Ponteacco. “Lungje, Po’!” è un’opera che mancava per approfondire la conoscenza del ricco mosaico culturale friulano, di una terra di grandi contaminazioni: da sempre! 

Ciro De Rosa

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