Guy Buttery & Kanada Narahari – Nāḍī (Autoprodotto, 2019)

L’incontro fra questi due musicisti è avvenuto a Durban alla fine del 2016. Dal medico ayurvedico Kanada Narahari si presentò il chitarrista sudafricano Guy Buttery che ricorda quel momento con le seguenti parole: “Ero in un periodo buio che mi aveva costretto a letto per mesi. Soffrivo di attacchi di fatica particolarmente debilitanti senza che alcuna diagnosi o alcuna medicina riuscissero a debellare il male. Quando ho incontrato Kanada ero al punto che perfino prendere la chitarra per far musica era divenuto un esercizio faticoso e senza gioia”. Kanada Narahari, fin dal primo incontro nel suo studio, ha accolto Guy Buttery suonando per lui musica classica indiana, prescrivendogli proprio i raga indiani come medicina. E fin dal primo pomeriggio, Guy Buttery ha risposto a questa cura cominciando a sentirsi meglio, più presente a se stesso, sollevato, energizzato. “Fra le ragioni che mi hanno riportato alla vita c’è l’essermi immerso nella musica che Kanada mi ha proposto. Il centro tonale che è sempre al cuore della musica classica indiana è diventato, letteralmente il pilastro che mi ha sostenuto durante quel periodo: un centro di gravità cui potermi appoggiare per rafforzarmi e fare nuove scoperte”. Kanada Narahari è originario di un villaggio delle Sahyadri, la catena montuosa conosciuta come Montagne Benevole o Western Ghats, nello stato indiano del Karnataka. Fin dai nove anni ha studiato canto carnatico, sviluppando poi un interesse per il sitar e le musiche classiche hindustani. Dopo averlo conosciuto come medico ed averne apprezzato la perizia come musicista, Guy Buttery ha cominciato ad invitarlo nel suo studio di registrazione per suonare insieme: “Ci abbiamo messo un po’ a trovare un terreno comune” ricorda Buttery “e quel che abbiamo trovato alla fine è stato un terreno poco comune per entrambi (“Kya Baat”, lo strumentale che apre l’album rende bene l’idea, n.d.r.). Le serate che abbiamo passato insieme in studio sono state estremamente ricche di significato e di un senso di libertà. Improvvisando, sentivamo che sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa e, per lo più, è quel che è avvenuto”. Per Kanada Narahari nelle quindici ore di registrazioni scaturite da questi incontri musicali nell’arco di alcuni mesi: “con Guy abbiamo cercato di spingere al massimo le nostre esplorazioni senza ideologie o limiti dettati da strategie e preoccupazioni. L’amore resta la guida del nostro comune viaggio”. A loro si è unito in alcune sessioni Shane Cooper al basso, in evidenza anche come solista, per esempio al contrabbasso in “Bakithi”. Guy Buttery ha selezionato e dato alla loro musica forma di album (l’ottavo a suo nome) che hanno voluto intitolare "Nāḍī", in sanscrito, traducibile come "il canale" o "il fiume interiore". Nel disco, mixato da Mark Hako, figurano anche: Ronan Skillen alle tabla e percussioni, la cantante Thandi Ntuli, Chris Letcher all’organo e al Wurlitzer, Julian Redpath alle chitarra elettriche e cori. A quest’ultimo erano state spedite le registrazioni per ricevere consigli: Redpath ha pensato bene di rispedire il rough mix aggiungendo in alcune parti il suo contributo, registrato a Johazardburg. Allo stesso modo, Ronan Skillen ha registrato le sue percussioni a casa sua a Kalk Bay, vicino a Cape Town. Ntuli e Letcher si sono incontrati per registrare nello studio di quest’ultimo, nel Gauteng. La voce di Ntuli fa brillare gli oltre otto minuti di “Sonokota”, il secondo brano: il canto di Kanada Narahari disegna sulle percussioni di Skillen un sentiero di prima di basse frequenze e poi di sillabe ritmiche da cui sboccia l’ispirata improvvisazione vocale sia di Ntuli, sia dello stesso Narahari. Ognuno dei nove brani ha il suo carattere distintivo, pur legati dai fili rossi dei tempi rilassati, dall’attenzione per le improvvisazioni liriche, per le variazioni timbriche e dall’esplorazione dei territori di frontiera fra le sonorità indiane e dei paesaggi sonori (parzialmente americanizzati) dell’Africa australe, esemplificata in “A Dichotomy of Sorts”. 



Alessio Surian

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