La Notte della Taranta XXII Edizione, Grecìa Salentina e Melpignano (Le), 3-24 Agosto 2019

Negli ultimi anni il programma del festival itinerante de La Notte della Taranta si è andato via via arricchendo di eventi culturali, performance, incontri di approfondimento e mostre, ma soprattutto del cartellone de L’Altra Tela, nato dall'idea del direttore artistico Luigi Chiriatti di proporre dei live act per un pubblico più raccolto nei luoghi più suggestivi del Salento. Dal 3 al 22 agosto, la ragnatela si è diramata nei principali centri della Grecìa Salentina e più in generale del Tacco d’Italia, proponendo un’ampia offerta artistica che, per l’edizione 2019, ha seguito il tema della “La bellezza immateriale dell’Italia, sonora e danzante”. Quattrocento musicisti coinvolti, provenienti da quattordici regioni italiane, hanno dato vita a cinquantatré concerti che sono andati a comporre un grande focus sulla musica tradizionale dal Trentino alla Sicilia, dal Liguria alla Sardegna passando per la Toscana e l'Umbria. Una bella intuizione questa che ha consentito al pubblico che affollava le piazze salentine di apprezzare, tra gli altri, formazioni storiche come i siciliani Unavantaluna, nuove promesse come i laziali Dahlìa e
progetti interessanti come quello di Banda della Ricetta o dei trentini Maschlmusig, ma anche talenti come Filippo Gambetta che ha regalato uno splendido concerto in trio o i sempre applauditissimi Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro. Che dire poi dei concerti di leggende viventi come Otello Profazio o Peppe Barra con quest’ultimo che si è esibito a Sternatia in una Piazza Castello pienissima. Che dire, poi, del magnifico concerto a Castrignano de’ Greci della Hypertext O’rchestra, all star band di Luigi Cinque in cui spiccavano Badara Seck e Petra Magoni alle voci, Alfio Antico ai tamburi, e Riccardo Fassi alle tastiere, oltre a quel talento che è il giovane Alessandro Santacaterina alla chitarra battente e i cubba cubba dei Tarantolati, guidati da Agostino Cortese. Non sono mancati i concerti dedicati alla musica tradizionale salentina con Orchestra Popolare La Notte della Taranta protagonista sui palchi di Corigliano d’Otranto Lecce e Cutrofiano, gli Alla Bua che hanno festeggiato i trent’anni di attività con L’Orchestra del Sole ad Ugento, gli immancabili Officina Zoè, il pluripremiato
Canzoniere Grecanico Salentino nell'anno in cui ha raggiunto il successo internazionale, Nidi d’Arac e Mascarimirì con un Claudio "Cavallo" mattatore della piazza di Martano. Ed ancora, di grande interesse sono stati i progetti speciali di Antonio Castrignanò con Taranta Sound e la virtuosa della kora Sona Jobarteh e di Ninfa Giannuzzi in “Amartìa” con Tosca e la polistrumentista iraniana Shadi Fathi, così come quello di Enza Pagliara con la Banda di Monteroni. Grande successo hanno raccolto anche la Nuova Compagnia di Canto Popolare a Sternatia e Lucilla Galeazzi che ha portato in scena a Martano il nuovo album "Alegria e Libertà" con Didier Laloy all'organetto, le voci delle galiziane Ialma, Carlo Rizzo ai tamburi a cornice e Marteen Decombel alla chitarra. Il festival itinerante ha ospitato anche la lectio magistralis che Vittorio Sgarbi ha tenuto a Nardò su “Eredità greco-bizantina nella cultura europea” e l'incontro con Eugenio Finardi a Martignano sul tema “Dalla canzone politica alla musica popolare e d’autore". Zollino ha, poi, fatto da cornice all'anteprima del docufilm "A sud della Musica, la voce libera di
Giovanna Marini" per la regia di Giandomenico Curi e che ripercorre le ricerche sul campo compiute da Giovanna Marini in Salento. Di grande interesse è stato, poi, il progetto De Martino 60, con la direzione scientifica di Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti che ha reso omaggio ad Ernesto de Martino a sessant'anni dalle ricerche compiute dall'antropologo e dalla sua équipe in Salento tra Nardò, Galatina e Muro Leccese ed articolato nella mostra itinerante “La mitica estate del 1959”, realizzata da Kurumuny in collaborazione con il Polo Bibliomuseale di Lecce e la bella performance teatrale "Racconto di un libro" di Paolo Apolito e Stefano De Matteis che a Galatina hanno fatto fatto rivivere il contesto sociale in cui prese vita "La Terra del Rimoroso". Tra gli eventi collaterali merita una citazione la serie di performance coreutiche "Pizzica in Scena" che ha visto protagonista il Corpo di Ballo Notte della Taranta in sei suggestive location tra cui Piazza Duomo a Lecce e il Castello de Monti di Corigliano d'Otranto. 
Purtroppo, anche il festival itinerante ha avuto una sua coda polemica con la poco edificante vicenda che ha visto protagonista Anna Cinzia Villani, già storica voce dell'Orchestra Popolare, che avrebbe dovuto prendere parte al concerto dei Nidi d'Arac in qualità di ospite. Venendo al controverso Concertone finale del 24 agosto, non possiamo che rilevare come l'edizione 2019 sia passata agli archivi come quella più incolore e deludendete di sempre. La ragione principale di questa debacle va ricercata nella formula che, dopo ventidue anni, sembra essere entrata irrimediabilmente in crisi, nonostante il grande lavoro messo in campo da Daniele Durante con l'Orchestra Popolare il cui organico, negli ultimi due anni, ha comunque perso tre voci storiche come Ninfa Giannuzzi, Alessia Tondo e Antonio Castrignanò. Certo i nuovi innesti di Consuelo Alfieri e Michela Sicuro offrono sicurezza per il futuro, come pure quello di Salvatore "Cavallo" Galeanda dei Mandatari che ha confermato di essere un talento indiscutibile. Qualcosa, però, non ha funzionato come avrebbe dovuto. 
In particolare ha lasciato molto a desiderare la scelta di riproporre l'incontro tra musica classica e tradizione salentina, già sperimentata sotto la direzione di Piero Milesi, e che con la conduzione del Maestro Concertatore Fabio Mastrangelo non ha offerto alcuna sorpresa, anzi è apparsa del tutto incolore nell'orchestrazione come negli arrangiamenti, nei quali frammenti di composizioni classiche erano anteposti ai canti tradizionali, semplicemente assemblando blocchi musicali differenti. E dire che la serata era cominciata nel migliore dei modi prima con lo splendido set di quella bella realtà che è l'Orchestra dei Braccianti, per l'occasione arricchita dalla partecipazione di Salvatore Villani che ha proposto un omaggio a Matteo Salvatore, e poi dalla travolgente performance di Nando Citarella e I Tamburi del Vesuvio. Sin dalle prime battute del concertone, l'incontro tra i musicisti dell'Orchestra Popolare e gli strumentisti classici della Oles è stato tutto in salita a partire proprio dalle costruzioni musicali dei singoli brani che sostanzialmente
hanno mantenuto le medesime soluzioni già utilizzate negli ultimi anni. Allo stesso modo, del tutto spaesati ci sono sembrati gli ospiti a partire da Enzo Avitabile stranamente giù di corda in "Pizzica di Cellino" e nel duetto con Enza Pagliara in "Pizzica di Tochiarolo", per passare ad un Guè Pequeno del tutto inesistente ne "La Coppula", dove è stato sepolto dalla potenza vocale dell'istrionico Antonio Amato, e ne "Lu Sule Calau Calau". Molto meglio è andata con "Pizzica di Galatone" ed "Aremu", interpretate degnamente da Elisa, giunta preparatissima sul palco di Melpignano, ed alla quale pure è toccato in sorte un arrangiamento claudicante per la sua "Luce". Un discorso a parte lo merita il funambolico violinista Alessandro Quarta che ha riproposto la "Pizzica Indiavolata" di Luigi Stifani ed ha impreziosito "Lu Core Miu", ma anche il chitarrista classico Maurizio Colonna e Salif Keita, questi ultimi fianco a fianco in "Yamore" e "Africa". Insomma, le novità sono state ben poche e certamente da ricordare sono stati i due brani che hanno visto Salvatore "Cavallo" Galeanda come voce solista ovvero la travolgente
"Serenata Alto Salento" e il tradizionale arbëreshë "Lule Lule", la bella resa di "Teresina" con le voci dell'Orchestra e "Rotulì Rotulà" cantata da Giancarlo Paglialunga. A fronte di risultanze artistiche non memorabili, guardando i dati numerici, non si può non parlare di un successo senza precedenti. Duecentomila spettatori hanno assistito alla lunga notte, assiepati nel prato antistante l’Ex Convento degli Agostiniani di Melpignano, un milione e mezzo di utenti hanno seguito il live streaming dalla pagina Facebook, mentre il 6,5% di share si è registrato durante la diretta su RAI2 sulla quale preferiamo stendere un velo pietoso, ritenendola persino offensiva per l'intelligenza degli spettatori. Tutto ciò annulla sia le polemiche che hanno fatto da preludio all'edizione 2019, sia le critiche che non sono mancate anche nel day after. Quello che resta è, tuttavia, un cambiamento di pelle, una trasformazione definitiva ed irreversibile del concertone in evento pop, benedetta dalla presenza di autorevoli colleghi, giunti - per l'occasione - direttamente dalla sala stampa di Sanremo. 
C’è poco da dire. Alla fine vincono i numeri e questo non può che essere un successo indiscutibile della politica che ha avuto un peso specifico determinante ma il cui prezzo da pagare è fin troppo elevato. Abdicare totalmente al mainstream rappresenta un vulus pericoloso, soprattutto se si considera che livellando verso il basso la proposta culturale, si rinuncia ad educare il pubblico e a proporre un prodotto magari di livello internazionale per offrire un live usa e getta da discount turistico. Insomma, se negli anni scorsi al centro delle nostre riflessioni c’erano le prospettive future di questo festival, partendo dalla valorizzazione delle novità positive susseguitesi nel tempo, ora non possiamo far altro che prendere atto di una mutazione genetica che ha trasformato il concertone in un Festivalbar a ritmo di pizzica pizzica, del quale non si sentiva minimamente l’esigenza. Se è vero che il concertone de La Notte, come - qualche anno fa - rilevava con non poca lungimiranza Alessandro Portelli, “è un rito assolutamente moderno, il rito dei grandi concerti, di Woodstock e dell’isola di
Man, in cui la taranta c’entra, se c’entra, più come un marchio di fabbrica che come quella trasfigurazione immaginaria di secolari sofferenze e crisi della presenza nel mondo contadino che è stato nel corso dei secoli il tarantismo”. E’ anche necessario chiedersi se ha ancora senso rimarcare l'importanza di veicolare la tradizione popolare verso il grande pubblico, facendo ricorso ai canali del pop (trash). A ben vedere, però, la navigazione a vista degli ultimi anni ha determinato l’irrealizzabilità di un progetto culturale solido in grado di camminare sulle proprie gambe, partendo da una programmazione e una gestione forse più attenta delle risorse. Di fatto, il successo decretato dai numeri dei social e dalle presenze di pubblico rappresenta qualcosa di veramente effimero che nasce e muore nell'arco di una notte per riaprire le danze l'anno successivo. E non è un caso che mai più azzeccate siano state le parole di Massimo Manera, presidente della Fondazione La Notte della Taranta quando ha definito il concertone "un sogno che all'alba svanisce". Al contrario il concertone che chiude il festival, proprio in ragione della sua esposizione mediatica, dovrebbe rappresentare a livello di immagine il veicolo fondamentale, fungendo da vertice qualitativo e se possibile anche da laboratorio creativo, il risultato del lavoro di un officina culturale, aperta tutto l'anno, in grado di ospitare residenze artistiche che si sviluppano, sperimentano, creano, reinventano per poi portare sul palco qualcosa di veramente nuovo. Probabilmente quell'alchimia "che si crea tra il palco di Melpignano e la piazza" ne gioverebbe oltremodo, così come in diretta televisiva passerebbe sicuramente un prodotto più dignitoso.


Salvatore Esposito

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