Dona Onete – Rebujo (Mais Um Discos, 2019)

La lista delle ragioni per cui non potete perdervi questo disco è davvero lunga, ma le prime tre dovrebbero essere più che sufficienti. Innanzitutto questo è un toccasana, un disco che ti mette di ottimo umore con i suoi ritmi ballabili ed energetici, canzoni in perfetto equilibrio fra testi arguti e arrangiamenti ben pensati e suonati, con una scaletta sempre variata e sorprendente. La seconda è anagrafica: non capita spesso di poter ascoltare un’ottantenne con una voce così energica e ricca di timbri: senza età. La terza è che queste undici tracce allargano il vostro orizzonte brasiliano: si fa presto a dire Brasile: in realtà, quasi tutta la discografia distribuita all’estero si limita alla regione nord-orientale e a due città, Rio de Janeiro e San Paolo. Ecco, invece, un’occasione per esplorare il Pará, là dove l’Amazzonia è di casa. Qui è nata Ionete “Dona Onete” da Silveira Gama, cresciuta a Belém e Igarapé-Miri. In questo piccolo comune ha lavorato per venticinque anni come professoressa di storia ed è stata assessora alla cultura. Ha fondato e animato diversi gruppi di balli e musiche regionali, per esempio i Canarana e ha sempre coltivato il sogno di poter vivere di musica, attività che da pensionata ha coltivato con passione, tanto da guadagnarsi il titolo di “Diva do carimbó chamegado”, la sua versione, con una buona dose di peperoncino, del ritmo e genere carimbó. Lei lo spiega così: «La musica del Pará è piena di incroci, e io ho cominciato a scrivere e cantare canzoni che parlavano d’amore, con un ritmo un po’ più lento, molto sensuale, e così è nato il carimbo chamegado». Nel 2012, Dona Onete registra il suo primo album, “Feitiço Caboclo”, in collaborazione con il musicista e produttore Marco André, segnalandosi per lo spirito divertente e a tratti malizioso del suo repertorio. Canzoni come “Moreno Morenado” e “Proposta Indecente” cominciarono a far conoscere a livello nazionale la sua voce roca ed espressiva. ,“Jamburana” e “Feitiço Caboclo” sono utilizzate dalle novela popolari della rete Globo e spianano la strada a “Boto Namorador”, canzone simbolo della novela delle nove di sera, “A Força do Querer”. Quattro anni dopo, nel 2016, arriva il secondo album, “Banzeiro” che le vale l’attenzione della critica e dei festival internazionali, compresi concerti a New York con David Byrne e Caetano Veloso. Nel 2017 è nella top 20 della World Music Charts Europe con “Banzeiro” e nel 2018 registra il live “Flor da Lua”. “Rebujo” è una metafora: evoca la materia composita che sembra riposare nel fondo dei fiumi e che di tanto in tanto si manifesta in modo effervescente e viene a galla: momenti di ebollizione capaci di rimescolare gli elementi. Così sono nate anche le undici canzoni dell’album: «Anche se non so nuotare, conosco tutte le forme delle maree. Come cabocla delle terre dell’interno so molto: racconto la cultura del Pará, il nostro folclore e le nostre abitudini. La cultura cultura paraense è profondamente legata alle aree interne ed io ho deciso di portare questa cultura nelle città, nella capitale, e ora anche nel resto del mondo». L’album alterna ritmi ballabili che mutano di traccia in traccia seguendo l’incastro fluido fra la batteria di Vovô Batera e le percussioni di JP Cavalcante, arricchito dal contrabbasso di Breno Oliveira che rimanda ai carimbo degli anni 70. L’intero gruppo è una macchina ritmico-melodica pronta ad accogliere ospiti d’eccezione: dalla voce carioca di Bnegão nel samba “Musa da Babilônia” al sassofono di Daniel Serrão in “Festa do Tubarão”. Ogni brano svela un aspetto diverso della regione amazzonica, del modo di viverla e di interagire con piante, animali e fra esseri umani. C’è spazio per i ritmi banguê e maculelê con un tocco di funky in “Mexe Mexe”, per la cumbia cabocla di “Vem Chamegar”, per i boleri che l’hanno resa famosa come “Ação e Reação”, la sua prima registrazione un cerchio che si chiude. 


Alessio Surian

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