Adel Tirant – Adele e i suoi eroi (Soter, 2019)

L’amore e le canzoni: una lunga storia che ha visto alti e bassi, voli pindarici e pozzi di acqua pura scavati nelle profondità e nelle viscere della Terra… e poi rime, cuori e amori, innamoramenti in musica per le cose, gli uomini, le donne, un fiore, la vita, un ricordo, una chimera, una possibilità. Amore immaginato e sognato e cantato in tutte le declinazioni: ed ecco storie di amicizie, di sentimenti, di esistenze. Storie a volte banali e scontate… Pessoa scriveva che ogni lettera d’amore è banale e scontata almeno quanto ognuno considera il suo amore unico e speciale. L’arte è quello spazio tra noi e il tutto, quando i fortunati - toccati da questo dono prezioso - sanno trovare un linguaggio universale per raccontare le storie che hanno vissuto. O che hanno visto accadere. È il caso di Adel Tirant, che canta d’amore sapendo comunicare spessore, profondità, acutezza, malinconia, forza, spietatezza, confusione. E lo fa con l’autorevolezza di una voce matura, dai tratti perfetti, duttile, in sintonia con ogni richiamo sonoro e ogni ritmica; a volte teatrale, sempre potente, tecnicamente impeccabile. Lo stesso gioco duttile della voce corrisponde agli innumerevoli suoni e ai rimandi musicali così vari e grati al passato eppure così attuali e moderni. E non è ben chiaro se sia il sound ad accompagnare la voce o se accada il contrario: di certo sembra vederli piroettare in una danza antica, scelta con maestria da uno dei nomi più importanti (e felici) tra quelli (tanti) dei cantautori italiani di questo nostro secolo. Lui è il napoletano Giovanni Block, che ritroviamo tutto nell’eleganza e nei colori nitidi di questo “Adele e i suoi eroi”. E sembrano proprio tanti gli eroi di Adel e lei stessa ce ne indica il profilo, seguendo un’unica e inconfondibile traccia: quella della gratitudine, che è poi è il motore di ogni sentimento buono degli esseri umani, quello che porta al cambiamento e combatte strenuamente contro la deterministica (e determinata) entropia, che sembra purtroppo governare ogni movimento umano. Belli e veri i testi di questo disco: non si nascondono mai dentro ai suoni, ma emergono con forza e con calore, come in “Così scrisse Oliveira” o nella sicilianissima “Chiddi chi erumu” e ancora nell’omaggio all’ “Isola di Arturo”. Chi scrive ha amato molto la signora de “La maison de chat” e quella bambina, ragazza e donna di “Blu Lou”; e ha amato molto la “courant d’air” francese che si respira ad ogni angolo, tra un cavallino della giostra e un’onda di mare, tra gli amori andati che restano e quelli che sono rimasti ma non ci sono stati mai… Cosa è mai un album bello se non una magica alchimia tra melodia, voce e scrittura? Questo lavoro di Adel Tirant, artista consapevole e matura eppure birichina e piena di spirito nuovo - e coraggio - è davvero un piccolo gioiello della discografia italiana. Merita rispetto e spazio. Merita attenzione e futuro. Perché il talento è, sempre, una cosa meravigliosa. E ne devono godere in tanti. 


Elisabetta Malantrucco

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