Flook – Ancora (Flatfish Records, 2019)

Formatisi oltre venti anni fa, i Flook non incidevano dal 2005 (“Haven”), seppure in questi lunghi anni di quiescenza si siano esibiti occasionalmente in concerto in diverse occasioni. Sono ritornati in studio e in piena attività con “Ancora”, lavoro che nel titolo allude all’espressione «Ancora imparo», citazione attribuita all’ottantasettenne Michelangelo: un’affermazione che il quartetto anglo-irlandese ha fatto propria come metafora di inesauribile volontà di apprendere, scoprire e sperimentare. I Flook sono Sarah Allen (flauti e fisarmonica), Brian Finnegan (flauti e whistle), Ed Boyd (guitar, bouzouki, piano) e John Joe Kelly (bodhrán), un quartetto che unisce caratura tecnica a verve compositiva, senso melodico a grande efficacia nel combinare i timbri. “Ancora” è un album interamente strumentale, composto di dodici composizioni originali, in maggioranza firmate dalla coppia Allen /Finnegan, ma che includono anche motivi firmati da celebrità del folk contemporaneo britannico e irlandese come Jarleth Henderson, Sam Lakeman, Zoë Conway e John McSherry: in altre parole, campioni della tradizione vivente in continuo divenire. Due numeri del flautista Finnegan, “Reel For Rubik /Toward The Sun”, aprono mirabilmente il lavoro con il whistle di Brian in bell’evidenza, l’intervento del basso del Lúnasa Trevor Hutchinson e le percussioni di Amadou Diagne, due tra i numerosi ospiti chiamati a raccolta. Il successivo “Crystal Year / Foxe’s Rock” unisce limpidezza del fraseggio a senso del ritmo portato dall’accoppiata Ed Boyd/John Joe Kelly. “Companion Star” è un delicato tema composto da Allen, su cui si inserisce la fisarmonica del veterano Phil Cunningham, mentre in “The Coral Castle” entrano l’hammer dulcimer di Simon Chrisman e le steel drums di Melvin Ifill. Si cambia passo con uno dei vertici dell’album: si tratta del set “Turquoise Girl / The Tree Climber / Twelve Weeks and a Day / Rounding Malin Head”, quattro danze firmate da quattro diversi compositori, in cui tra impennate e incastri timbrici non c’è tempo per annoiarsi. La pandereta asturiana di Eva Tejedor è schierata in “The Bunting Fund”, il violino di Niall Murphy e la lap steel di Philip Henry nella rockeggiante “Ocean Child”. Invece, nell’incedere sereno di “Lalabee”, Mathias Loibner, che ne è anche l’autore, ci mette la sua ghironda. Si approda, quindi, all’incisivo tempo di giga di “Jig for Simon”. Le sorprese non sono finite, perché “Ellie Goes West” si sviluppa in una melodia deliziosa e raffinata (composta da Finnegan per il matrimonio di un amico), in cui il low whistle trova sponda negli archi di Patsy Reid (violoncello, violino e viola) e nel basso di Conor McCreanor. Cambio di scenografia con la band a pieno regime nel luminoso trittico “Sharing/ The Pipers of Roguery/ The Huntsman”, prima di approdare all’altrettanto creativa unione di due motivi di autori irlandesi (Conway e McSherry), intitolata “Ómós Sheamuis/ The Quickenbeam”, in cui si infila pure il theremin del coproduttore Mark Tucker. Non ci sorprende che il disco sia tra i candidati ai Folk Awards 2019 di BBC Radio 2. I Flook sono un profluvio di energia, squisitezza e immaginazione compositiva e interpretativa Che dire se non che ne vogliamo “Ancora”? Li trovate su flook.co.uk 


Ciro De Rosa

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