Violons Barbares – Wolf’s Cry (L’Autre Distribution, 2018)

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Cosa aspettarsi da Dandarvaanchig Enkhjargal, autore e cantante mongolo, che predilige il canto khoomei e sfrega il violino verticale bicorde morin khuur, dal bulgaro Dimitar Gougov, che canta e con il suo archetto strofina la lira gadulka, cordofono dotato di tre corde melodiche e di altre di risonanza simpatica, e dall’eclettico percussionista francese Fabien Guyot? È un consesso senza precedenti, capace di combinare timbri insoliti, esplorare melodie e ritmi tradizionali tra Bulgaria e Mongolia, costruendo uno spettacolo di forte contemporaneità, caratterizzato da ironia e scombussolante creatività. La loro cifra dal vivo si ritrova pari pari in “Wolf’s Cry”, terza sortita del funambolico trio, che conserva il tratto spudoratamente energico e libero che trova sorprendente compattezza nelle figurazioni sonore messe a punto da questo singolare triangolo di virtuosi. Il disco si apre con la pronuncia rock-bluesy in “Krushovitsa”, ribadita dai risvolti rock-funky di “Spring Punk”. “Uitgar” parte con un canto solitario su armonizzazioni e misure ritmiche di sapore prog rock, sale d’intensità con le spirali generate dalle corde dei due archi che si incrociano. Entra, poi, il canto armonico gutturale e il ritmo si impenna per poi scemare sensibilmente nel finale: sono i Violons Barbares, diamine! 
La title-track “Wolf’s Cry” si interroga sulla distruzione dell’ambiente e sul lascito per le future generazioni, il lento tradizionale “Buuven Duu” arriva direttamente dalla steppa mongola; invece in “Balkan Twist” una fanfara entra in campo baldanzosa. Il titolo “Stravinski lost in the desert” si spiega da solo e si configura come uno dei temi più potenti e vincenti dell’album. Seguono la cinematica e visionaria “Winter dream” e “Psychedelic Karsilama”, altro numero strumentale che lascia ben intendere le intenzioni live del trio, che esce di scena con la rivisitazione, ancora una volta a briglie sciolte, del tradizionale bulgaro “Priviknal Si E Nikola”. Conferma del potere incantatore dei tre Violini Barbari, “Wolf’s Cry” è stato pubblicato un anno fa. Chiediamo venia se ne scriviamo solo ora, però, cogliamo l’occasione per segnalare il tour europeo dell’impareggiabile trio (http://violonsbarbares.com/concerts), che ad agosto sarà anche in Italia al Festival Mundus a Correggio. Vale la pena seguirli nei loro scorrazzamenti euroasiatici. 


Ciro De Rosa

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