Una chitarra, una vita. Sulle orme di Nanni Serra

Nanni Serra sulla destra al Club dei Canadesi al Poetto
Nanni Serra è senz’altro una figura cardine della musica per chitarra in Sardegna nella seconda metà del XX secolo. Nonostante ciò, mancano ricerche specifiche sulla sua opera, sul personaggio e la sua carriera artistica, portata avanti per circa quattro decenni. Addirittura è difficile reperire anche delle basilari informazioni biografiche. Al fine di contribuire a colmare tali carenze ho avviato diversi anni fa una apposita ricerca con lo scopo di redigere una prima biografia del personaggio, ricostruendo le varie fasi della sua carriera ed effettuando in parallelo uno studio speciale sul suo modo approccio allo strumento e le tecniche esecutive adoperate. Tre anni fa circa ho deciso, d’accordo con il mio tutor, il professor Ignazio Macchiarella, di convogliare le mie ricerche nella realizzazione della tesi conclusiva del mio percorso di laurea in Etnomusicologia presso il Conservatorio di Musica di Cagliari. In particolare ho ampliato il mio lavoro di ricerca sul campo, realizzando soprattutto delle interviste rivolte direttamente ad alcuni anziani che hanno avuto in qualche modo a che fare con l'attività musicale svolta dal chitarrista cagliaritano. Riporto qui di seguito una sintesi della mia ricerca, rinviando ad un successivo lavoro un approfondimento comprendente un’analisi musicologica. Nanni Serra (all'anagrafe Nazzaro Serra) nasce a Cagliari il 27/04/1922 1. Subito dopo la seconda guerra mondiale le sue qualità musicali cominciano ad emergere dapprima in ambito cagliaritano per poi raggiungere buona parte della Sardegna. Sulla sua formazione musicale si hanno delle notizie frammentarie. 
Salvatore Ultimini, maestro di Nanni Serra
È accertato che non avesse nozioni di teoria musicale e quindi che non fosse in grado di leggere la partitura. Il suo primo strumento studiato è stato la tromba che pare abbia dovuto abbandonare proprio per la sua incapacità a leggere il pentagramma, una carenza che gli creava dei problemi soprattutto negli stacchi musicali delle esecuzioni in ensembles di musica da ballo di importazione tanto in voga all'epoca. In realtà tale incapacità di lettura era dovuta a dei seri problemi alla vista poiché Nanni Serra era ipovedente. La sua passione per la musica lo spinse a ripiegare su strumenti meglio gestibili “ad orecchio”, dapprima il mandolino e quasi contemporaneamente la chitarra di cui apprese le prime nozioni da un certo Salvatore Ultimini, romano, brigadiere della guardia municipale di Cagliari, giunto in città qualche tempo prima come carabiniere. La chitarra si sarebbe ben presto dimostrata per Nanni lo strumento della vita. Con esso, grazie ad un orecchio musicale molto sviluppato, avrebbe maturato una propria multi-musicalità tale da poter passare indistintamente da un genere musicale ad un altro, completamente a proprio agio nell'esecuzione sia di musiche e balli della tradizione orale isolana sia di musiche provenienti dal continente e oltre oceano. Con l'arrivo degli anni '50 la fama di Nanni Serra come musicista risulta decisamente consolidata. I proventi dell'attività musicale gli danno una stabilità economica tale da potersi dedicare a tempo pieno alla chitarra, un privilegio non indifferente in quegli anni in quanto, riservato per lo più ai musicisti d’ambito accademico o a orchestrali. Le collaborazioni musicali, molto varie, si infittiscono e coincidono anche con le prime incisioni discografiche. Incominciano anche le prime partecipazioni alle trasmissioni e relative registrazioni con Radio RAI di Cagliari. Per quanto riguarda la fervente attività di collaborazione con quest'ultima, ciò che forse è rimasta più nel cuore e nella memoria dei sardi è la celebre sigla de “Il Gazzettino Sardo”, che Nanni Serra interpreta assieme al fisarmonicista Fiorentino Piras. Di questa registrazione purtroppo ad oggi non è stato possibile reperire nessuna traccia. Sempre nei primi anni del decennio ha inizio la collaborazione con il cantante Vittorio Laconi, molto significativa in quanto sfociata in una serie di incisioni su disco avvenute a Milano nel 1951 e nel 1952. 
Nanni Serra a La Maddalena alla Scuola CEMM della Marina Militare
Con lo stesso Laconi verrà realizzata un'altra serie di incisioni discografiche nel 1972 caratterizzate da brani con musiche da ballo affiancate da testi in limba dai temi spesso goliardici 2. Una caratteristica, questa dei testi in limba su musiche “di importazione” che troverà il massimo fulgore in Sardegna nel corso degli anni '60. Nanni Serra, in virtù delle sue molteplici collaborazioni musicali, sarà uno dei protagonisti del fenomeno, grazie anche alle sue diverse partecipazioni in trasmissioni di Radio Sardegna nelle quali veniva chiamato ad accompagnare cantanti e musicisti di ogni genere. Questi anni, per Nanni Serra, sono caratterizzati soprattutto dall'intensa attività musicale svolta assieme al gruppo con cui girerà la Sardegna in lungo e in largo, I Volponi. Gruppo formato da cinque elementi di riconosciute capacità artistiche all'interno del panorama musicale cagliaritano che domina le sale da ballo e le piazze dell'isola. Ne fanno parte, oltre a Nanni Serra, Raimondo Casti, fisarmonica e tastiere, Gianni Pilia, tromba, Giampaolo Pagliero (che verrà sostituito successivamente da Giampaolo Loddo), contrabasso e basso elettrico; Emilio Bianchi, batteria. Il grande successo del gruppo è dovuto soprattutto alla vastità del repertorio eseguito e alla molteplicità delle tipologie musiche da ballo proposte. Anche I Volponi si ritrovano ben presto coinvolti nel fenomeno della musica popular con testi in limba. Ciò avviene a seguito della loro collaborazione col cantante Salvatore Porcu di Capoterra, meglio noto col nome d'arte di Tony Piaceri, con cui prenderanno parte all'incisione del 33 giri “Partu Sordau”, prodotto dalla TIRSU, una delle prime case discografiche nate in Sardegna 3
Il 33 giri di Tony Piaceri
Il disco è costituito da brani con testi rigorosamente in limba e la parte musicale imperniata su ritmi di musiche da ballo tipiche del periodo come Cha Cha Cha, Beguine Hully Gully ecc.: il repertorio dei Volponi era sempre aggiornato e al passo coi tempi. Al contempo, pur svolgendo una intensa attività con I Volponi, Nanni Serra non tralascia altre collaborazioni. Nel 1964, assieme a Luigino Saderi, rinomato fisarmonicista dell'Alta Marmilla, si reca a Milano alla VEDETTE RECORDS. Qui i due incidono una serie di diciotto balli sardi che vengono pubblicati su dischi a 45 giri rpm nel corso degli anni successivi 4. Per altro verso, Nanni Serra e I Volponi svolgono anche una intensa attività a Radio RAI Sardegna di Cagliari con la partecipazione alla trasmissione “Studio Zero”. Si trattava di una trasmissione per musicisti e cantanti dilettanti nata sulla falsariga della più blasonata a livello nazionale “La Corrida”, condotta da Corrado Mantoni. Anche qui un gruppo di musicisti in pianta stabile preparava le musiche e accompagnava i dilettanti. In pratica i musicisti accompagnatori risultano essere sempre i componenti de I Volponi. La partecipazione alla trasmissione va avanti fino al 1974. I Volponi cesseranno definitivamente la propria attività nel 1975. Nel 1970 Nanni Serra viene contattato per un nuovo sodalizio artistico dalla cantante folk Anna Loddo. In Italia sono gli anni del boom del folklore sardo 5. Anna Loddo, messa sotto contratto dalla FONIT – CETRA, è una cantante molto richiesta, sia nell'isola che presso i vari circoli nel continente e all'estero. L'attività musicale del duo si rivela molto intensa. Nel 1973 la cantante incide per la stessa casa discografica il 33 giri “Sardegna” in compagnia di Nanni Serra e Pino Pisano alle chitarre. L'anno successivo il trio partecipa in televisione alla trasmissione “Adesso musica” in onda sul Programma Nazionale, oggi RAI 1, ed esegue dal vivo il brano A Desulo, tratto dal disco Sardegna. Questa partecipazione in Tv porta ad altri sviluppi. 
In concerto con Anna Loddo
La cantante viene presto contattata per prendere parte ad una tournèe, della durata di un mese mezzo, che toccherà diverse piazze e teatri del Lazio e della Campania, denominata Folk del sud. Partecipano alla tournèe anche Roberto Murolo. Violetta Barra, La Nuova Compagnia di Canto Popolare, la cantante siciliana Rosa Balistreri e il cantante napoletano Tony Cosenza. Ad accompagnare Anna Loddo ci sono Nanni Serra e Giampaolo Loddo alle chitarre, i quali si ritrovano ben presto ad accompagnare anche la cantante Rosa Balistreri, inaugurando così un nuovo sodalizio musicale. Finita la tournée la cantante siciliana chiama al suo fianco nuovamente i due musicisti per una ulteriore serie di concerti e li vuole con lei a Roma per prendere parte alle incisioni in contemporanea di due dischi a 33 giri: Noi siamo nell'inferno carcerati e Amuri senza amuri. È proprio durante una pausa dalle registrazioni con Rosa Balistreri che Nanni Serra, dietro richiesta dei funzionari della FONIT- CETRA, incide il suo celebre ballo sardo a chitarra che verrà immesso sul mercato discografico col 45 giri dal titolo Ballo sardo (a punto d'organo). Sulla facciata B del disco è presente il brano Mattinata cagliaritana. Lo stesso anno Nanni Serra partecipa con Rosa Balistreri al girone folk nell’ambito di una puntata della trasmissione musicale della RAI TV Canzonissima. Nel 1975 Nanni Serra torna in sala d'incisione per il nuovo disco di Anna Loddo dal titolo Tremolio di canne. Costituito interamente da brani attinti dalla tradizione sarda, il disco è prodotto sempre dalla FONIT-CETRA. Due anni dopo nasce uno di quei sodalizi musicali che non avrà nessun seguito negli anni successivi, nato giusto col solo intento di produrre un'incisione musicale. In compagnia di Noè Cappai di Maracalagonis allo scacciapensieri e Antonio Mura di Nuragus all'armonica a bocca, Nanni Serra incide, per la casa discografica AEDO, il disco Balli di Sardegna – tre strumenti per tre virtuosi, contenente dieci brani che riproducono altrettanti balli di diverse zone della Sardegna. Nonostante l'aggravarsi dei problemi alla vista Nanni Serra continua a portare avanti la sua attività musicale. I musicisti con cui collabora sono quasi sempre gli stessi ma non esiste più una formazione fissa. Sul finire degli anni '70, data la sua passione per il mandolino, che suonava egregiamente, realizza un nuovo progetto. Si tratta di un quartetto fatto di soli strumenti a corda. Lo affiancano in questa operazione Sandro Mameli come primo mandolino, Gianni Tremendo secondo mandolino e mandola e Giampaolo Pagliero al contrabasso. Dalle testimonianze raccolte è emerso che Nanni Serra curava tutti gli arrangiamenti dei brani e suggeriva le parti agli altri musicisti. Con questa formazione nei primi anni '80 entra in sala di incisione e realizza quello che può essere considerato il suo testamento musicale. Viene prodotta dalla casa discografica AEDO una musicassetta dal titolo Nanni Serra e gli amici....a tutto plettro. In sala di incisione Nanni Serra si limita a suonare la chitarra, mentre nelle esibizioni dal vivo col quartetto capitava che usasse spesso il mandolino. Ne possedeva uno datogli in dono da Rosa Balistreri. Sempre nelle esibizioni dal vivo invece del contrabasso era presente un altro mandolino, suonato da Mondino Loddo, fratello di Giampaolo. Il quartetto di plettri è il progrtto che chiude la carriera artistica di Nanni Serra. Questi che si spegne il 7 Agosto del 1986 lasciando dei ricordi incancellabili nella memoria di molti sardi oltre a un patrimonio sonoro di immenso valore per la cultura musicale della Sardegna. 



Ignazio Cadeddu

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1. Dati confermati dalla visione del certificato di matrimonio datato 03/12/1950 e gentilmente messo a disposizione da una nipote.
2. Leydi R. Discografia della musica popolare italiana – Sardegna, in Le fonti musicali Italiane 2, 1997.
3. Serreli G. Boghes e Sonos. Quarant'anni di musica extracolta in Sardegna, Scuola Sarda Editrice, Vol.2, Cagliari, 2003.
4. Saderi S.  Sona Loiginu, S'Alvure, Oristano 2017.
5. Per un approfondimento sull'argomento si veda R. Milleddu e D. Pani, Folk Music Revival. La Sardegna. in «Studi e ricerche. Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio. Università di Cagliari», n. VI;  2013, pp. 221-235. 

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