Centolanza e Gli Splendidi – Il giorno, poi la notte (SquiLibri, 2019)

Chitarrista e cantautore milanese, Alessandro Centolanza vanta un articolato percorso artistico che lo ha condotto, prima, a suonare in giro per il mondo e in particolare a New Orleans per poi fare ritorno in Italia dove ha messo a frutto l'esperienza maturata per dare vita ad un personale progetto cantautorale che, dopo un intenso rodaggio dal vivo, ha trovato la sua piena realizzazione nel debutto "Il giorno, poi la notte", album che raccoglie dieci brani originali incisi con Gli Splendidi, formazione composta da Filippo Cuomo Ulloa (chitarra, pianoforte, cori), Tazio Forte (fisarmonica, pianoforte), Arturo Garra (clarinetto, pianoforte), Vito Zeno (basso elettrico) e Stefano Grasso (batteria, xilofono, rumori). Edito da SquiLibri nella collana di CdBook "Crinali" ed accompagnato da un corposo libretto in cui spiccano le liner notes firmate da Alessio Lega, il disco ruota intorno al tema del fluire del tempo attraverso le ore di una giornata dall'alba che saluta ogni mattino al tramonto del sole alla sera. Dal punto di vista musicale, Centolanza affonda le radici della sua ispirazione tanto nella migliore tradizione cantautorale italiana ed in particolare nei suoi numi tutelari Enzo Jannacci, Paolo Conte e Piero Ciampi, quanto in sonorità che spaziano dallo swing al manouche, dal jazz al rock-blues per toccare la musica balcanica. Sebbene si tratti un’opera prima, il disco svela una songwriting maturo e nel contempo diretto nel quale lo storytelling conduce l'ascoltatore ad immedesimarsi nel protagonista, il tutto condito da una sana dose di ironia. Aperto dal jazz manouche dell'iniziale "Giornata Infernale", tutta giocata sul dialogo tra fisarmonica e violino, il disco ci conduce prima alla brillante "L'amore tragico" e poi al ballo liscio "La Casalinga di Voghera" per entrare nel vivo con la ballata "Son qui seduto" che sembra arrivare dritta dal songbook di Paolo Conte. Se la riflessiva "Aiuto Aiuto" brilla per l'ottima prova vocale di Centolanza e per la linea melodica tracciata dal clarinetto, la successiva "Se io fossi milionario" ci svela il lato più istrionico del cantautore milanese, regalandoci una incursione nel teatro canzone. La pianistica "Ieri sera - Dicevi che mi odiavi" che si snoda in un gustoso crescendo strumentale e le atmosfere notturne del valzer "Una tua illusione" e di "Un altro addio" ci introducono al finale con "Vorrei essere terrone", uno dei vertici del disco tanto per la costruzione musicale quanto per il testo che rimarca le differenze tra il nord e il sud dell'Italia. Album nato sul palco e che dal vivo trova la sua perfetta cornice "Il giorno, poi la notte" è lavoro interessante che mette in luce la capacità di Centolanza di destreggiarsi tra ispirazioni e suggestioni differenti. 


Salvatore Esposito

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