Erica Boschiero e Sergio Marchesini – E tornerem a baita (SquiLibri, 2018)

Le genti di città sono abituate da sempre al rumore e alla fretta. Anche lo smog a volte finisce per far parte dell’habitat naturale: un’aria troppo pulita arriva diretta nei polmoni e può provocare confusione. Un po’ come quando si smette di fumare e quei respiri a pieni polmoni fanno quasi un effetto soffocante. È necessario invece riacquistare nuovi ritmi, nuovi tempi, nuovi passi. Bisogna rallentare, come quando si cerca il proprio andamento in una salita che ammazza i cavalli. Il riferimento non è ovviamente casuale. E bisogna avere un po’ di sangue di montagna, come chi scrive adesso, non tanto per apprezzare i suoni acustici e le melodie di questo album, ma per capirlo fino in fondo, per riconoscerlo, per sentirlo familiare, rassicurante e allo stesso tempo vivificante. Certo: si tratta di montagne diverse; si tratta di Appennini invecchiati e cinici contro la forza giovanile e altera delle Dolomiti care a Erica Boschiero e a Sergio Marchesini e dipinte ad acquerello da Paolo Cossi. Va detto: sfogliando il book di questo cd, il disco si apprezza ancora di più: ci si immerge in sogni elfici, si sente il frusciare di fate invisibili alle nostre spalle, si respira l’aria bagnata di certe mattine di primavera che solo una montagna sa dare. Chi la montagna la porta con sé come un braccio, come una piega di sopracciglia, come una inflessione della parola e del pensiero, è così che sogna il Paradiso: una valle estiva tra i monti, con questi colori e questi suoni. Suoni che Boschiero e Marchesini ci regalano con grazia eppure con forza e consapevolezza e che Cossi pennella appena tra mille sfumature di verde. Il loro è uno spettacolo di musica e disegno che purtroppo non abbiamo potuto vedere ma che immaginiamo ipnotico; possiamo di certo dire, comunque, che questa riproposizione digitale - con tutto il suo corredo di personaggi fiabeschi e mitici - arriva dritta allo scopo. Erica Boschiero è da sempre una sicurezza della canzone d’autrice; ha classe, voce, idee e ispirazione e in questo lavoro coraggioso – perché chiaramente difficile per “gente di riviera” – lo dimostra ancora una volta. I canti in dialetto, poi, hanno la magia dell’intraducibile, non perché il testo in italiano - scritto a fianco a quello orginale nel libretto - non sia ben fatto. Ma perché non serve. Insomma, davvero un ottimo progetto, corredato di musiche necessariamente essenziali, di ambientazioni poetiche e, infine, di serenità nella felice rappresentazione dell’incontro tra cielo e terra in alcuni passaggi particolarmente riusciti del disco, come in “Lena” e in “Notturna”. “Gane Agane Longane” è un piccolo gioiello: perfetta sintesi del disco, delle intenzioni, del cammino, delle creature del bosco, dei sentieri alpini, degli acquerelli di Paolo Cossi, della fisarmonica discreta ed elegante di Sergio Marchesini, della chitarra e soprattutto della voce vera e chiara, piena e delicata, di Erica Boschiero. Che altro resta da dire? Che anche noi presto “Tornerem a Baita”. 


Elisabetta Malantrucco

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