Lingalad – La Locanda del Vento (Lizard Records)

I Lingalad sono una band progressive rock bergamasca con alle spalle diversi anni di attività artistica, tre dischi in studio e un live che gli hanno fruttato numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui va segnalata la loro partecipazione alla prima del film Il Signore degli Anelli, tratto dall’omonimo romanzo di Tolkien. In questi anni seguiti alla pubblicazione de Il Canto degli Alberi, inciso nel 2003 e uscito nel 2006, la band ha idealmente chiuso un importante ciclo della sua vita coinciso anche con la pubblicazione di un libro biografico a cura di Donato Zoppo. Era dunque molto atteso un loro ritorno discografico, anche per capire che direzione aveva preso il loro sound e le loro ispirazioni, e questo anche alla luce del contratto con la Lizard Records, etichetta di Loris Furlan, cultore appassionato del prog made in Italy. I Lingalad hanno così trovato una dimensione perfetta per dare vita al loro nuovo disco, La Locanda del Vento, nel quale pur distaccandosi dal mondo fantastico di matrice tolkeniana caratterizzante i primi dischi, sono riusciti a mantenere viva la loro ispirazione, ora indirizzata verso uno storytelling di matrice folk rock, nel quale si percepiscono con ancora evidenti tracce di musica progressive ma soprattutto si apprezza il loro particolare approccio al simbolismo naturale, che traspare dai testi ricchi di immagini poetiche ed allegorie. Rispetto al passato si avverte una maggiore compattezza del gruppo, che sembra non ruotare più solamente intorno alla figura di Giuseppe Festa avendo acquisito una dimensione più corale nella quale spicca senza dubbio Giorgio Parato, che dimostra tutto il suo talento non solo come percussionista ma anche come autore. All’ascolto il disco svela quindici brani dalle strutture semplici ma allo stesso tempo caratterizzati da arrangiamenti molto curati nei quali spicca l’utilizzo di strumenti acustici della tradizione popolare come flauto, violino, mandolino, fisarmonica e bouzuki, e quello del sitar, del flauto navajo e del charango. I quindici brani se ascoltati nel complesso danno la sensazione di comporre quindici capitoli di una raccolta di racconti, nei quali si rincorrono atmosfere che rimandano alla tradizione celtica (Il Profumo del Tempo e Le Pietre di Erice) e alle ballate medioevali (L’Abbraccio Del Noce ), fino a toccare il folk-pop con Il Colpo e la cura, Aria Oltre le Stelle e Il Mio Nome. Non mancano anche due splendidi spaccati narrativi ovvero I Boschi della Luna, interpretata da Davie Perino e Gianni Musy che si ripete in modo ancor più toccante in Madre Mia, di cui è autore anche del testo. Il vertice del disco lo si tocca però con l’eccellente duetto con Davide Camerin in Toni Il Matto nella quale si racconta della morte di uno scalpellino che aveva vissuto la tragedia della guerrà. Locanda del Vento è un disco pieno di suggestioni poetiche, e rappresenta uno dei rari esempi in Italia di perfetto connubio tra musica folk e progressive.

Salvatore Esposito

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