Piccola Bottega Baltazar - Ladro di rose (Azzurra Music)


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Il percorso artistico della Piccola Bottega Baltazar è stato un vero e proprio crescendo, che li ha visti pubblicare tre ottimi dischi che hanno segnato il passo per la loro maturazione ma soprattutto sono serviti a prendere le misure non solo con il loro talento ma anche con il loro eclettismo. Lentamente hanno allontanato lo spettro del perfezionismo a tutti i costi, così come quello del temibile narcisismo musicale, caratteristica comune a quei gruppi che hanno fin troppa coscienza di avere del talento. Liberi ormai da qualche tempo dall’incedere di questi pericoli, che avrebbe certamente minato il proprio percorso, la band veneta ha recentemente dato alle stampe il suo quarto disco, Ladro di Rose, un piccolo gioiellino composto da quindici brani per cinquantacinque minuti di fitti di musica, parole e suoni sempre sorprendenti. Si tratta di un disco che sfonda definitivamente i canoni e gli stilemi della canzone d’autore, per indirizzarla verso sonorità ad essa ancora estranee come la dance, il minimalismo elettronico, il rumorismo, la indie e il surf. Ad aprire il disco è Sogno di Maggio, un brano dal testo veloce, incessante, che ricrea la corsa verso la donna amata, dove le stampelle diventano prima bicicletta, poi motorino, moto, Mustang, carrozza imperiale, treno, portaerei. L’atmosfera si fa poi scura con La donna del cowboy, che a ritmo quasi dance con contrabbasso, batteria e fisarmoniche che ammiccano all’elettronica, racconta una storia d’amore sul cui sfondo si muovono le vicende del crimine organizzato. Splendide sono poi le canzoni in dialetto veneto come nel caso di La campana de Bassan, Le rose d'ogni mese e Strologo, quest’ultima una sorta di lunario che regala immagini di rara poesia. Il vertice del disco è senza dubbio, la splendida Nostra Signora delle Antenne, introdotta da una poesia trovata in tasca a Zaher Rezai, immigrato afgano alla cui memoria il disco è dedicato, un ritratto della nostra società dominata dai media e dall’indifferenza. Questo brano, che suona come un omaggio a Fabrizio De Andrè, è la dimostrazione di come partendo da un modello a cui ispirarsi si possa creare qualcosa di nuovo ed originale. Di ottima fattura sono anche l’acquerello agreste di Ferragosto nell’orto, il jazz delicato di Se Una Notte di Inverno e il piccolo romanzo in canzone di Stefania Dorma Vestita. Ladro di Rose è, dunque, un disco intenso, profondo, studiato nei minimi particolari, dove ogni nota e ogni parola ha una sua precisa posizione e funzione, nulla è lasciato al caso, quasi la Piccola Bottega Baltazar avesse cercato di tessere contemporaneamente una trama fatta di musiche e parole. L’esperimento, se così si può definire, può dirsi certamente riuscito sia sotto il profilo musicale, sia dal punto di vista cantautorale.



Salvatore Esposito