Lorenzo Riccardi – Clessidra (C&P Lorenzo Riccardi)


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Lorenzo Riccardi è uno di quegli artigiani della canzone d’autore italiana, cresciuti prendendo a modello contemporaneamente la poesia di Fabrizio De André e la protest song americana, nel corso degli anni è riuscito a ritagliarsi una propria cifra stilistica, come dimostrano il disco di debutto Strade Perse del 1997 e lo splendido Tra Fiamma e Candela del 2003, entrambi molto apprezzati dal pubblico e dalla critica. Un po’ per scelta, un po’ per non essersi trovato nel posto giusto al momento giusto, Lorenzo Riccardi ha scelto di vivere la sua carriera di cantautore lontano dalle logiche commerciali e dai clamori dei grandi palchi, ma piuttosto ha puntato a far crescere i suoi brani quasi fosse un artigiano, a forgiare ogni singola nota e ogni singola parola imprimendovi tutto se stesso, con passione e senza pensare mai al successo che questo o quel brano potrebbe avere. Le canzoni di Lorenzo Riccardi nascono così lentamente, cesellate con cura, decantate come il buon vino, e giungono a noi quando è il momento giusto. E’ per questo che abbiamo atteso sette anni dalla pubblicazione di Tra Fiamma e Candela prima che venisse pubblicato il suo terzo album, Clessidra, che mette in fila dodici brani inediti suddivisi in due parti proprio come accadeva con gli Lp. Sin dalla struttura del disco, si ha la sensazione di essere di fronte ad un disco d’altri tempi, un lavoro maturo, impegnativo e senza compromessi, come se ne sentono pochissimi di questi tempi. Nella prima parte Classidra ci presenta un Lorenzo Riccardi in studio che interpreta i suoi brani in presa diretta circondato da un gruppo di musicisti di prestigio tra cui ricordiamo Stefano Cattaneo, Beppe Caruso, Betty Verri, Cesare Pizzetti e Roberto Aglieri, mentre nella seconda invece sono raccolti sei brani registrati dal vivo tra il 2006 e il 2007 con ospiti come Enrico Mantovani, Max Gabanizza e Michele Gazich. L’ascolto ci svela un Lorenzo Riccardi in grande forma, in grado di pescare nella migliore tradizione folk americana ma allo stesso tempo di rileggerla attraverso la lente della canzone d’autore italiana di Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini. Ad aprire il disco è una straordinaria versione dell’inedito di Fabrizio De Andrè Dai Monti della Savoia, che Riccardi rilegge con eleganza e grande trasporto facendo riemergere l’anima popolare del brano, la cui composizione risale ai primi anni cinquanta e rientra in uno studio del cantautore genovese sulla tradizione orale. Seguono poi due eccellenti ballate autografe ovvero L’Equivoco di Colombo e Una Piuma, quest’ultima in duetto con Max Manfredi e la brava Betty Verri a fare i controcanti, il vertice del disco arriva però con l’attualissima Basso Impero e La Morte In Parlamento nelle quali il cantautore pavese dipinge in modo ironico e pungente l’attuale situazione politica e sociale italiana. Un discorso a parte lo merita poi la struggente versione di Hear The Angel Singing di Larry Johnson che Riccardi rilegge con eleganza con il solo accompagnamento della sua chitarra e di Roberto Aglieri al flauto basso. La seconda parte del disco si apre con la versioni dal vivo della bellissima ed intensa Essere Libero e dell’evocativa Yemanjà, ma è con A Poppa del Pilar che si raggiunge l’altro vertice del disco con il cantautore pavese alle prese con un brano degno del miglio Francesco Guccini. Sul finale arriva poi la riuscita versione di un antico tradional tradotto in italiano come Al Di Là Del Mare, ripresa dal vivo ed eseguita con una band straordinaria composta da Michele Gazich al violino, Max Gabanizza al basso, Enrico Mantovani alla chitarra elettrica e Stefano Cattaneo alla fisarmonica. Chiudono il disco Vivere Morire, eseguita dal solo Riccardi alla chitarra acustica, e la title track, brano scritto e registrato in casa nel 1992 e recuperato per l’occasione. Proprio questo brano ci sembra assolutamente significativo per comprendere a pieno non solo il senso di questo disco, ma più in generale di tutto il percorso artistico del cantautore pavese, un artista prezioso e senza dubbio ancora tutto da scoprire.



Salvatore Esposito

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