Michele Pucci e Giulio Venier – Bootleg! (Folkest Dischi)

Il duo composto da Michele Pucci e Giulio Venier nasce nel 1999 e nel giro di pochi anni si segnala sulla scena folk italiana come una delle proposte musicali più interessanti degli ultimi anni, unendo il fascino della chitarra flamenca e quella del violino, in un alternarsi continuo di suggestioni melodiche dove virtuosismo e tradizione vanno a braccetto dando vita ad un suono assolutamente originale. Il repertorio del duo parte da una rielaborazione della tradizione musicale friulana e spazia fino alle sonorità del centro e nord Europa, il tutto impreziosito da continui rimandi alla musica andalusa. Nella loro discografia si contano due dischi in studio Doismiao del 2000 e Laicht – Luce del 2002, ma è dal vivo che il duo da il meglio di se e non è un caso che il disco più bello da loro pubblicato è Bootleg, un live del 2002 inciso in due chiese a a Galleriano (UD) e Pinerolo (TO) e prodotto da Folkest Dischi. Rispetto ai dischi in studio, in Bootleg si ha modo di apprezzare a tutto tondo le qualità e l’eclettismo strumentale di Pucci e Venier, infatti se il primo è un eccellente chitarrista, il secondo non è da meno al violino e quanto ad inventiva difficilmente esiste in Italia qualche musicista in grado di fargli concorrenza. La loro musica non è affatto sfoggio di qualità tecniche fine a se stesse ma piuttosto è poesia in musica, che li conduce ad esplorare territori musicali che vanno ben oltre i confini del loro Fiuli. Ad aprire il disco è il violino di Venier che ci regala un tema barocco che si evolve lentamente in una cavalcata musicale dai sapori gitani dove il flamenco viene trasformato in una square dance forsennata. L’energia resta altissima con la rielaborazione di Minor Swing di Django Reinhard e Stéphane Grappelli, nel quale Pucci e Venier si divertono ad inserire temi popolari italiani per nove minuti di grande grande musica per soli chitarra e violino. Nel corso del disco si viene in contatto con sonorità che rimandano al folk rock inglese degli anni settanta, come nella spettacolare Rock Burton nella quale il duo omaggia prima i Led Zeppelin, poi i Deep Purple, il tutto con la chitarra suonata da Pucci a fare la parte della sezione ritmica e il violino di Venier a riprodurre i riff chitarristici. Nella seconda parte il disco si fa più introspettivo e così emerge il lato più intimo del duo come nel caso della dolcissima Jesu Cjamin o delle incursioni nel folk nord europeo con Ba-rock Suite. Chiude il disco la sorprendente Furclap, un brano denso di poesia, dalle trame tenui e rarefatte nel quale Venier regala uno dei passaggi strumentali più belli ed intensi di tutto il disco. In attesa di ascoltare il loro prossimo lavoro discografico, che si dice sia imminente, non ci resta che gustarci fino in fondo questo disco, uno dei migliori esempi di grande musica strumentale acustica made in Italy.



Salvatore Esposito

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