Nu Indaco – Su Mundu (Helikonia)

Nati da un’idea di Mario Pio Mancini, polistrumentista tra i più apprezzati della scena world italiana e da suo incontro con l’arrangiatore e tastierista Antonio Nastasi, gli Indaco hanno rappresentato un esperienza musicale per molti versi rivoluzionaria nella nostra penisola e non è un caso che abbiano raccolto un buon successo e soprattutto abbiano attirato l’attenzione di vari musicisti di prestigio come Andrea Parodi, Eugenio Bennato, Mauro Pagani, Paolo Fresu, Daniele Sepe e Massimo Carrano che hanno collaborato a dischi come Amorgòs e Vento del deserto. Il percorso del gruppo però si era interrotto cinque anni fa con il loro ultimo disco, Terra Maris che si caratterizzava per influenze che spaziavano dal jazz alla musica ambient, snaturando per certi versi l’anima del gruppo. Mario Pio Mancini nel contempo aveva dato vita all’esperienza con gli Ypsos, gruppo nato nel 2007 e durato il tempo del solo e purtroppo unico Oltremare, disco di rara bellezza ed intensità. Nell’ultimo anno il polistrumentista romano ha deciso di rispolverare gli Indaco ed aggiungendovi il prefisso Nu, ha dato vita ad una fase due del gruppo. Rispetto al passato ora il gruppo si è trasformato in un vero e proprio collettivo musicale che partendo da una solida base costituita da Antonio Nastasi alle tastiere, Lele Lunadei al basso, Martino Cappelli alle chitarre, Alessandro Severa alla fisarmonica, Monica Gugga alla voce e Gianni Polimeni alla batteria, si apre con molta più naturalezza alle collaborazioni esterne. Con questo nuovo assetto, i Nu Indaco hanno inciso Su Mundu, disco di grande portata innovativa e caratterizzato da scelte assolutamente coraggiose dal punto di vista musicale. Partendo dalle tradizioni musicali della Sardegna, Mancini è riuscito a tracciare un percorso di ricerca attraverso le sonorità del mediterraneo e a contaminarla con influenze che spaziano dalle danze greche alla tamorra napoletana fino a toccare sonorità più moderne come il rock e l’elettronica dark-wave. Insomma, Nu Indaco, è un laboratorio musicale in eterno divenire dove convivono anime e culture differenti in un meltin’ pot sonoro di grande intesità. Sorprende così vedere il cantautore Enzo Gragnaniello alle prese con il rock di Velia, o il vecchio amico Arnaldo Vacca già nella prima formazione degli Indaco dare nuova vita a il Vento del Deserto insieme all’eclettico Daniele Sepe, o ancora Antonio O’Lione che presta la sua tamorra e le castagnette per Salentu ed E’ fatta notte ‘o padrone chiagne, dove brilla anche il violino distorto della talentuosa H.E.R. . La lista dei vari collaboratori di questo progetto è ancora molto lunga e ad ogni brano c’è davvero dal restare incantati, come nel caso di Nu saltarello e Moresca nuziale tratta da Forse Il mare di Ritmia e alle quali partecipano i suonatori di zharb e tabla Mohssen Kasirossafar e Sanjay Kansa Banik, o nelle riletture di Spezie degli Indaco e Gilgamesh degli Ypsos dove protagonista è clarinetto e il sax soprano di Luigi Cinque. Tornando al gruppo, fondamentale ci sembra l’apporto di Monica Cucca, la cui versatile voce le permette di passare con disinvoltura da brani tradizionali sardi come Su Nuraghe e Su Mundu, quest’ultima su testo del frate cappuccino Francesco Brandino, al rap di Haif e Dune.02 Feddayn sull’Intifada palestinese. Mario Pio Mancini con la collaborazione di Valentino Saliola e Antonio Nastasi che lo hanno aiutato in fase di produzione è riuscito a rendere omogenee ed armoniche le tante sonorità che popolano Su Mundu, un lavoro non da poco ed assolutamente lodevole. Insomma questo disco forse non farà la felicità dei puristi della musica popolare ma certamente rappresenta un punto di riferimento importante per coloro che nel futuro vorranno dedicarsi alla contaminazione sonora.


Salvatore Esposito

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