Kamafei - Spitte De Focu (Sud Ethnic)

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"Se te vite lu labbru rrusicatu, dinne ca è stata na spitta de focu", nelle parole di questo tradizionale è racchiusa tutta l’energia, i colori e la forza della musica dei Kamafei, band di riproposta salentina che con Spitte de Focu, giunge al suo secondo album, che rappresenta il completamento del lavoro cominciato con il loro debutto Il Caldo Che Scorre. A differenza dei tanti gruppi che negli ultimi anni si sono affacciati sulla scena musicale salentina alle prese con la riproposta, i Kamafei, hanno cercato di rileggere la tradizione attraverso un più coinvolgente eclettismo musicale che spazia parte dalle loro radici musicali per toccare ora il rock, ora il reggae, ora il dub, il tutto senza mai tralasciare una particolare attenzione tanto per l’uso del dialetto, quanto per le forme e le strutture musicali. Ascoltando questo nuovo album si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di veramente nuovo rispetto anche a quanto proposto negli ultimi anni da Sud Sound System e Après la Classe, che parimenti hanno compiuto un percorso similare. Nelle tracce di Spitte de Focu si ha la sensazione che tutti gli elementi siano in perfetto equilibrio, le sonorità tradizionali salentine di cui si fa portatore Antonio Melegari (voce, fisarmonica, tastiere), si amalgamano alla perfezione con il basso elettrico dub di Marco Santoro Verri, con il reggae di Matteo Manni (voce, percussioni, tamburello), e la passione per il flamenco del chitarrista Stefano Calò. In quest’ottica va letto anche l’utilizzo di strumenti aticipi per la tradizione come campionatori e batterie elettroniche, che risultano sempre misurati e mai eccessivi o invadenti. Non ci sembra dunque tanto strano che un mostro sacro della riproposta come Luigi Chiriatti, abbia benedetto questo disco, esaltando nelle note di copertina, la bravura di questi ragazzi che sono riusciti a re-inventare la tradizione arrivando ad integrare ed arricchire la tradizione con istanze moderne, come dimostrano anche i testi che spaziano da tematiche sociali a problematiche tipicamente locali come l’immigrazione. A dare man forte ai Kamafei troviamo anche un importante cast di collaboratori, dalla splendida voce di Alessia Tondo a quelle di Puccia e Cesko degli Après la Classe, passando per il sax di Alessio Così alle chitarra di Franco Viva, fino al piano di Luigi Russo e i fiati di La Jambre. Per comprendere anche lo spirito che anima questo disco vale la pena riportare quanto dice il bassista Marco Santoro Verri: “Più che un progetto, spitte de focu è la felicità di fare musica, la stessa che prova un bimbo nel guardare i fuochi pirotecnici o quella velata da malinconia di uno sguardo anziano che osserva il passare del tempo attraverso lo scoppiettio del fuoco”. A fargli eco è anche Antonio Melegari che aggiunge: “Con Spitte de Focu, un altro traguardo è stato raggiunto, la tradizione e le idee tradizionali non bisogna mai perderle o trascurarle, ecco perché cerco di difendere ciò che mi è stato insegnato…ma questo non significa, che la contaminazione non fa bene….anzi, forse…si crea una nuova tradizione….”. Durante l’ascolto del disco emergono diversi brani interessanti, su tutti vale la pena citare i tradizionali la Caddhrina, riletta in una travolgente chiave folk-reggae, la splendida Fimmene Fimmene in duetto con Alessia Tondo e la Pizzica di Cutrofiano con ospite il grande Uccio Aloisi. Tra i brani migliori vanno segnalati la trascinante rilettura di De Sira, l’intenso canto delle carceri Ceserina in cui sono ospiti Francolino Viva e Alessia Tondo. Chiudono il disco le parole sagge di Uccio Aloisi, quasi a chiudere un cerchio tra innovazione e tradizione. Assolutamente consigliato!

Salvatore Esposito

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