Speciale Massimo Priviero


La poesia rock cantata da Massimo Priviero

di Salvatore Esposito

Massimo Priviero è uno dei più onesti e colti cantautori rock italiani, le sue canzoni hanno da sempre avuto uno spessore artistico che va ben oltre la semplice musica estendendosi sino alla poesia ma soprattutto la storia, di cui il rocker veneto è fine conoscitore. Il suo ultimo album, Dolce Resistenza, ha raccolto consensi di pubblico e critica, proprio per questa sua capacità di fondere la storia con la poesia e con il rock. Questa volta però, Massimo Priviero, si è lanciato in un impresa non da poco. Un disco di cover o meglio in un disco contenente le interpretazioni personalissime di alcuni dei classici del rock e non solo che lo hanno influenzato nella sua carriera artistica. Rock & Poems, questo il titolo del disco, contiene e sintetizza magnificamente un pezzo di storia del rock, rileggendola in modo eccellente e soprattutto con quella passione e quell’amore che contraddistinguono un appassionato. Rock & Poems, è così un regalo a se stesso ma anche ai fans nel trentennale della sua carriera artistica, un personale greatest hits della storia del rock in cui è tornato alle radici della sua ispirazione artistica. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista…

Come nasce Rock & Poems? 
"Rock And Poems" è il bisogno di ritrovare e di "ribaltare" le mie radici musicali che sono principalmente in certo rock, blues e folk. Credo che certe canzoni e certa musica siano state da linfa e da riferimento non confinabile ad un paese preciso, anche se ad un paese preciso fanno riferimento. Sono un patrimonio del mondo, sono spesso cultura popolare, sono musica e poesia con cui ci siamo formati e che sono diventate parte della nostra vita spesso e volentieri cambiandola. Mi spiego...la musica e la poesia sono vera libertà e sono quello con cui son cresciuto e che è dentro di me. A quel punto posso ritrovare Dylan e allo stesso modo posso cercare i canti degli alpini della Julia. Senza confini alla mia anima.

Qual è lo spirito che ha animato questo progetto? 
E' il mio nono album, a un anno da un disco come "Dolce Resistenza" che, come si usa dire, è anche andato bene. "Rock And Poems" non centra nulla nè con operazioni commerciali di cantanti o cantautori, nè con raschiamenti di fondi di barile più o meno mascherati. Non rifaccio canzoni di cantautori italiani ma cerco le origini del mio viaggio, di quello stesso viaggio che mi portava da ragazzo a girare l'Europa con la chitarra in mano per suonare molte di queste canzoni per le strade, a volte per pagarmi i miei vagabondaggi. Il termine "cover" non mi piace, anche se è d'uso comune. Gran parte delle canzoni di "Rock And Poems" prendono strade lontanissime dalle versioni originali e ci sono due inediti. E tutto poi gira intorno a un certo uso della voce, a un certo tipo di emozione e di energia che prediligo, sie nelle cose più "suonate" che in quelle più scariche. Facessi Dylan chitarra voce e armonica, per intenderci, sarei un pazzo da appendere al muro. Come se i Green Day avessero fatto Lennon com'era. Invece l'hanno ribaltato e, devo dire, a mio modo di vedere in maniera splendida. Intendo dire che vale se rimani te stesso, magari ritrovando alcuni pezzi di strada da dove sei partito e che sono state pagine del diario tuo e di tanta altra gente. Gente che percorreva la tua stessa strada e che magari non hai mai incontrato ma che la musica ha il potere di far incontare.

Hai scelto dei classici non solo della storia del rock ma anche più in generale della musica pop, quanto è stato difficile confrontarsi con questi brani storici?
Sai, come puoi immaginare mettere le mani sui classici è molto più dura che farlo su pezzi "minori", nel senso di meno conosciuti. Rischi l'osso del collo...ma sono quelle che ti hanno "cresciuto", che sono entrate nella tua vita, verso cui hai un "debito". "The Great Pretender" è una canzone meravigliosa, dallo struggimento fortissimo. Da bambino mi capitava di sentirla canticchiare dagli adulti, viste le mie origini spesso in un inglese con forte cadenza veneta. La ascoltavo mentre girava sui vecchi giradischi e di riflesso la canticchiavo anch'io. In sala l'abbiamo provata in tanti modi, l'abbiamo fatta "rock" suonandola con molta forza. A volte ho dovuto frenare la band quando la suonavamo, un altro po' e ne avremo fatto una versione "Clash"..... l'abbiamo fatta davvero con grande piacere.

Due brani di Bob Dylan, poi Springsteen, Fogerty, Tom Waits, cosa hanno rappresentato questi cantautori per te?
Dylan e in particolare "Freewheelin'" sono state la salvezza e la condanna di un ragazzo che tanti anni fa decise di incominciare a suonare e a scrivere. Chiaro che ho amato molto anche Fogerty e Springsteen, come Young, Waits, Van Morrison e altri grandi. Sono stati per me importanti riferimenti e loro stessi hanno avuto grandi riferimenti prima di loro. La musica è questo. Tu sei te stesso e nello stesso tempo sei parte e figlio di quel che hai vissuto e sentito. Questo vale sempre e a qualunque livello.

Mi ha colpito molto la scelta di Ol’ 55…
Ol' 55 è come sai una canzone del primo Waits. Sono molto legato a questa canzone, come pure ho amato molto i primi Eagles e per questo ho riletto "Desperado". Sono due capitoli di una stessa poetica "solitaria" che mi appartiene molto. E' molto di quello che ero ed è molto di quel che sono rimasto. Non è facile da spiegare, tocca forse corde troppo intime da raccontare, è una cosa che hai negli occhi e che segna i tuoi passi, le tue scelte, spesso molte tue decisioni. I solitari, che in questo mondo spesso diventano i perdenti.....per il "grande pubblico" è anche quel che sei tu, che sono io, intendo, visto che non suono a San Siro o non sono in cima a classifiche, o visto che non sopporto tante e forse troppe cose, visto che non mi sono mai venduto bene. Visto che tanti anni fa me ne sono andato da una grande multinazionale dopo un album "andato" benissimo, prodotto da "Little" Steven Van Zandt, perchè questa gente doveva pilotare il successo di altri, molto più scaltri a vendersi , molto più abili a vendere successi che al mondo dovevano sembrare accaduti per caso o senza spinte particolari. Così è. Ma è difficile spiegare "al mondo" che a volte ci sono dietro delle tue scelte precise, difficile spiegare che hai cercato altro, che hai cercato di salvare il menestrello di tanti anni prima, quello che suonava "Tambourine" nelle metropolitane e non sognava il successo, ma che inseguiva la sua idea di libertà portandosi dietro le sue mappe. Difficile da spiegare. Come è difficile fare rock in Italia senza parlare come si parla al bar. Ecco, ti racconto pezzi di me e ti dovrei dire che "Desperado" è un capolavoro di canzone, ma questo già lo sai. Come "Ol '55". Storie e immagini di solitari e di perdenti. Suonate con forza.

Parliamo dei tuoi due brani inediti ed in particolare di Marchin’ On che mi ha ricordato Phil Ochs.. 
Bellissimo il tuo riferimento a Phil Ochs, un grande poeta davvero, conosco quel disco...Se avessi su un cappello me lo toglierei! Quando registrai "Dolce Resistenza" avevo in testa anche la versione inglese dell'album, non è stato difficile, è stato molto naturale. Così sono uscite "Resistance" e "Marchin'On". Sono due canzone estreme e sono parte della poetica a cui sono più vicino, sono due "modi di resistenza" apparentemente lontani che però si ritrovano nel bisogno di vita che va oltre tutte le cose, e che vedi nella marcia del soldatino in mezzo alla neve e nei due amici-fratelli che corrono guardando il mondo che è corso più in fretta di loro, ma che non è riuscito ad ammazzare il loro patto, il loro legame. Chitarre distorte e fisarmoniche, fisarmoniche e chitarre distorte. Due anime che volano vicine, credimi.

Oltre ai tuoi due brani inediti ci sono anche due traditional, ce ne puoi parlare?
Lily l'anno fatta in tanti di quei modi! Penso sia uno dei moduli melodici più belli che esistono nella tradizione popolare...è una canzone d'amore così malinconicamente toccante, maledettamente e stupendamente irlandese. Oh, la potevo immaginare rifatta da Knopfler o da una qualsiasi scalcinata band da pub e un po' mi si arrossavano gli occhi comunque, quando la provavo. Alla fine, come hai sentito, siamo anche saliti di un tono e abbiamo aperto una chitarra distorta, per darci una botta finale al cuore, senza remissione. Vedi anche lì, fisarmoniche e chitarre distorte. Dio, se sapessi suonare la fisa sarei un uomo felice. Su "We Shall Overcome" cosa ti potrei dire...è l'unica "cover", come si dice, che facciamo nei concerti ormai da diversi anni, insieme a "Chimes Of Freedom", e che si aggancia ad una mia canzone. Ne abbiamo inciso questa versione "minimale", praticamente piano e voce. E' una canzone che ha dentro un vero bisogno di libertà, a me arriva sempre come un canto che "si canta" da solo..non so, come se tu lo facessi magari di notte quando torni a casa in macchina e ti ritrovi a modulare qualcosa prima sottovoce e poi un po' più forte e vai avanti per un po' senza fermarti ma sentendoti un po' meglio, per ragioni che non sai mai...

Ci sarà un volume due di Rock & Poems?
Non ho idea al momento se ci sarà un volume due, ti dirò che è stato doloroso e difficile per me non includere nell'album delle versioni di Young, di Browne e di Drake, per esempio, che erano già a buon punto. Certamente faremo il possibile anche per portarlo fuori dall'Italia e nei concerti che faremo prepareremo anche uno "spazio" preciso dove suoneremo buona parte di questi classici, ovviamente attraverso questa rilettura. Come hai sentito è un album dove credo e spero tu possa trovare molta forza, molta emozione, spesso molta poesia, ed è fatto, come dicevano tempo fa con tanto "sangue, sudore e lacrime". Spero che piacerà alla mia gente e spero che piacerà anche a chi, come me, è molto figlio di questo modo di fare e di scrivere musica. In qualche modo, per quel che mi riguarda, un po' glielo dovevo. Certamente so che lo dovevo a quel menestrello di cui, un po', prima ti raccontavo.

Massimo Priviero - Rock & Poems (Universal)
Massimo Priviero è uno dei più onesti e colti cantautori rock italiani, le sue canzoni hanno da sempre avuto uno spessore artistico che va ben oltre la semplice musica estendendosi sino alla poesia ma soprattutto la storia, di cui il rocker veneto è fine conoscitore. Il suo ultimo album, Dolce Resistenza, ha raccolto consensi di pubblico e critica, proprio per questa sua capacità di fondere la storia con la poesia e con il rock. Questa volta però, Massimo Priviero, si è lanciato in un impresa non da poco. Un disco di cover o meglio in un disco contenente le interpretazioni personalissime di alcuni dei classici del rock e non solo che lo hanno influenzato nella sua carriera artistica. Rock & Poems, questo il titolo del disco, contiene e sintetizza magnificamente un pezzo di storia del rock, rileggendola in modo eccellente e soprattutto con quella passione e quell’amore che contraddistinguono un appassionato. Priviero non è nuovo ad interpretazioni di classici della musica rock, già nel bellissimo Testimone aveva riletto in italiano Eve Of Distruction di Barry McGuire e inoltre da tempo, ben prima che la riscoprisse un certo Springsteen, esegue dal vivo una magnifica versione del traditional We Shall Overcome. Rock & Poems, è così un regalo a se stesso ma anche ai fans nel trentennale della sua carriera artistica, un personale greatest hits della storia del rock in cui è tornato alle radici della sua ispirazione artistica. Si parte ovviamente da Bob Dylan, con una strepitosa Chimes Of Freedom riletta in una versione assolutamente originale quasi fosse uno spooken word, segue Sound Of Silence di Simon & Garfunkel, la poesia di Tom Waits di Ol’ 55 (resa celebre dagli Eagles) e ovviamente si giunge a Springsteen con The Promise Land, riletta con piano e fisarmonica a tessere una trama sonora splendida. Si torna poi a Bob Dylan con Blowin’ In The Wind, che apre la strada a The Great Pretender e a due classici del rock ovvero Desperado degli Eagles e Have You Ever Seen The Rain dei Creedence Clearwater Revival. Completano il lotto delle interpretazioni due traditional, Lily Of West e We Shall Over Come. A soprendere però sono i due inediti inclusi nel disco, ovvero le versioni in inglese di due brani presenti in Dolce Resistenza, Marcin’ On e Resistance, entrambi svelano un lato completamente diverso di Priviero, ovvero la sua grande abilità di maneggiare poeticamente la lingua inglese. Di tratta di due piccole gemme che si amalgamano perfettamente con i tanti classici del rock presenti in questo disco. Era un impresa coraggiosa, Rock & Poems, Massimo Priviero l’ha superata con il suo solito slancio rock e tanto coraggio.

Salvatore Esposito



Massimo Priviero - Sulla Strada (Universal)
Dopo vent’anni di onorata carriera Massimo Priviero, ha deciso di raccogliere in un disco antologico sedici brani del suo songbook, tutti risuonati e riarrangiati con la sua nuova band, alla quale per l’occasione si è unito anche l’ottimo Michele Gazich al violino. Sulla Strada, questo il titolo del disco non è da considerarsi come un operazione meramente commerciale, ma ha tutti i contorni di un desiderio da parte del cantautore veneto di far riscoprire le sue canzoni, dopo il recente successo di dischi come Testimone e Dolce Resistenza. Gli ingredienti per un disco di tutto rispetto ci sono tutti, il suo songwriting sempre molto affine al blue collar rock, la sua ottima band e soprattutto una voce oggi molto più matura e decisa nell’interpretare brani il cui successo risale anche ai primi anni della sua carriera. Oltre a tredici brani scelti dal suo repertorio il disco presenta tre brani nuovi ovvero Bellitalia, Volo e la splendida Addio Alle Armi, quest’ultima ispirata al romanzo omonimo di Ernest Hemingway e che prosegue il filone sulla guerra aperto da Nicolaievka in Testimone. Il disco mette dunque in fila brani risalente agli anni ottanta come San Valentino, Bambina di strada, Nessuna resa mai, Angel e L'ultimo ballo ma anche cose più recenti come Giustizia e Libertà, I Segni del Tempo, la già citata Nikolaievka, Diluvio, l’affascinante Strada Del Davai e Dolce Resistenza. Nel complesso i brani si integrano e si amalgamano alla perfezione al livello sonoro ma ciò che colpisce è la crescita intellettuale di Massimo Priviero come autore, infatti i brani più datati, pur godendo di un fascino tutto loro, sembrano soffrire di fronte ai brani più recenti, che mettono in evidenza come sostanzialmente le istanze espressive del cantautore veneto si siano evolute verso la canzone d’autore molto più colta e personale. Sulla Strada è dunque l’occasione giusta per conoscere il cantutorato di Priviero e di apprezzarne tutta la sua evoluzione.

Salvatore Esposito