Intervista a Max Meazza


Ci puoi parlare dei tuoi primi passi nel mondo del rock?

Ho cominciato a cantare come front man nei gruppi rock dall'età di 16 anni nei locali di Milano dal Piper al Pipe's, in quegli anni ho conosciuto Walter Calloni che era il batterista di un gruppo abbastanza scarso e gli ho chiesto di unirsi al mio gruppo.


Quali sono stati i dischi e gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?

Highway 61 di Bob Dylan, Jimi Hendrix Experience, Tons of sobs dei Free che comprai in un negozietto a Soho a Londra, Undead dei Ten Years After, Fresh Cream dei Cream e più avanti If I could only remember my name di David Crosby,Bryter Layter di Nick Drake che comprai a Londra, Fire and Rain di James Taylor,Desperado degli Eagles.


Come nasce invece la tua passione per la musica west coast?

L'ascolto di Eagles,CSNY, James Taylor, Joni Mitchell mi hanno portato a suonare e scrivere brani acustici con la mia prima Martin regalatami da mio padre.


Nel 1974 hai fondato i Pueblo, forse una delle prime (se non la prima in assoluto) a fare west coast in Italia...come è nata quest'avventura?

E' nata dalll'incontro tra me Claudio Bazzari che era appena tornato dalla California e Fabio Spruzzola (re delle armonie vocali stile west coast) e dalla mia amicizia con MIchelangelo LaBionda, lui ha creduto subito nel nostro talento ci ha fatto incidere i nostri primi provini in Savile Row a Londra alla Apple. Il passo successivo é stato firmare un contratto con La Polygram, e incidere su etichetta Polydor (quella dei miei eroi i Cream) è stata una grande gratificazione per me. E' vero siamo stati i primi a fare questo genere di musica,eravamo gli Eagles italiani!


Con i Pueblo hai registrato agli Apple Studios e la Polygram spinse molto il vostro progetto fino a mettervi sotto contratto, avete inciso due dischi e siete andati in tour con le Orme ma poi nel 1977 è finito tutto...come mai?

Sono stati anni fantastici,il nostro primo singolo Mariposa vendette (dichiarati!?) 35.000 copie. Incidevamo negli studi della nostra casa discografica,radio,televisioni e avevamo l'autista di Paul Getty jr.che ci portava in giro in macchina. Abbiamo girato l'Italia in tour insieme alle Orme ed é stato diveretente,loro allora erano una band molto considerata. Incidevano a Burbank in California e la casa discografica aveva affittato per loro la villa sul Sunset Boulevard che era stata di Rodolfo Valentino. Anche il nostro secondo singolo Song girl andò bene,come anche Long knife Jackson il terzo singolo che impazzava nelle radio libere. Registrammo l'album Pueblo,con dei bravissimi session-men di quei tempi, tra cui Tullio De Piscopo,Stephen Shlaks ecc... Dopo 3 anni le mie idee differivano da quelle dei nostri produttori che nel frattempo avevano guadagnato il disco d'oro con la disco-music. La casa discografica ci mise nelle mani di un nuovo produttore,fratello di Vangelis.Voleva farci incidere negli studi del fratello a Londra,ma non aveva i nostri gusti. Dopo di ché chiesi la risoluzione del contratto,credo di essere stato uno dei pochi che lo ha fatto a quei tempi lasciando una major. I Pueblo si sciolsero ed io con la produzione dei LaBionda andai a monaco doi Baviera ad incidere per l' Ariola un singolo Boulevard molto Doobie Brothers,Robert Palmer registrato con un gruppo di bravissimi amici (Walter Calloni,Claudio Bazzari,Massimo Spinosa,Maurizio Preti,Stefano Pulga,Amedeo Bianchi).

Ci puoi parlare del tuo primo album come solista, Shaving The Car?

Sentivo l'esigenza di fare da solo,e di lavorare al mio primo album solista.Con la produzione ancora dei LaBionda incisi 10 nuovi brani cantati in italiano,ma il risultato non mi soddisfava soprattutto per la lingua. Tornai a cantare l'intero album In inglese,come avevo sempre fatto. Non state a menarmela,l'inglese é la
lingua universale del rock,il resto sono chiacchere.......i canti delle mondine non mi interessano! Così rilevai l'intera produzione e chiusi con i vecchi produttori,
da allora ho sempre prodotto i miei albums da solo.


Il tuo secondo album, Personal Exile, vede la partecipazione del mitico Skip Battin, ci puoi raccontare di questo disco e del tuo rapporto con Skip?

Skip Battin (so long......) era un simpatico personaggio che ho portato in giro per Milano e che incideva per la mia stessa etichetta,l'Appaloosa di Franco Ratti. Io ero l'unico artista italiano tra Greg Harris,Blues Band,David Essig,Pat McLaughlin ecc....Durante le sessioni per il mio album Personal Exile mi raccontava dei Byrds,dei New Riders e dei Flying Burrito Bros, di come viaggiavano coast to coast per suonare a New York e di come Gene Parsons si era stancato di stare lontano dalla moglie ritirandosi in campagna a produrre corde per chitarre. Kim Carnes,che lui chiamava "beautiful lady", era la sua donna preferita. Abbiamo registrato un duetto:"Small hand big heart".


Better Late Than Never del 1984 segna per te una svolta importante ospitando jazzisti famosi come Attilio Zanchi... ce ne parli?

Durante gli anni 80,nell'era delle batterie elettroniche, ed io,come al solito ribelle in contro tendenza,chiamai quasi solo jazzisti per il nuovo album Better
Late than never. Tiziano Tononi,Attilio Zanchi,Amedeo Bianchi,Claudio Bazzari,
Isabella Pinucci (allora moglie di Ezio Guaitamacchi) furono i musiciscti prescelti. E' stato un esperimento,in molte parti pienamente riuscito. Ai tempi passava un video di "Two weeks in Rio" a Videomusic e il brano ebbe un buon air play nelle radio.


Il seguito della tua discografia ti ha visto autore di ottimi album, ma anche di una reunion a sopresa con i Pueblo con l'ottimo The Big Thunder. Come nacque quella reunion?

Alla fine del secolo decisi per una rimpatriata con Claudio Bazzari e i nostri Pueblo. Fu come ritrovarsi tra vecchi compagni di scuola,la mia voglia di rock era tornata prepotente. Incidemmo quasi dal vivo in studio un paio di nostri cavalli di battaglia,Rio Hondo e Long Knife Jackson in versione molto più "cattive".Sono molto contento di tutti i brani,un po' meno dell'incisione,ma la sostanza c'é. Rain in the Face, Big Knife, Billy the kid sono brani da riproporre live con la mia nuova band.


Nelle liner notes del come back dei Pueblo inviti Crosby ad entrare nella band...come mai?

Crosby é solo il soprannome di Fabio Spruzzola,il terzo Pueblo.......era uno scherzo
in suo onore.


Veniamo a West Coast Hotel. Il disco è molto bello, intenso e suonato magnificamente. Lo vedo come una sorta di raccoglitore stilistico, c'è il rock, il jazz, il folk e appunto quasi come fosse una sorta di fusion la west coast. La tua idea di West Coast si è dunque evoluta come quella, ad esempio dei CPR, spaziando dal rock al jazz. Tutto questo è un punto di arrivo per te (visto che già nel 1984 avevi sperimentato questo sound) o una sintesi da cui ripartire artisticamente?

E' vero West Coast Hotel é un vero e proprio contenitore di tutte le mie esperienze,gli stili,i suoni,il mio mondo musicale che ho costruito durante la mia carriera, dal folk, al rock,al blues,al jazz. Il disco é suonato ed arrangiato benissimo e nei siti americani é stato accolto in maniera entusiasta, con mia grande sorpresa,non per niente,senza falsa modestia, nel sito Bluedesert.dk che é una specie di bibbia della West Coast music appaio insieme a Michael McDonald, Kenny Loggins, Bill La Bounty, Marc Jordan ecc... é stato un onore per me,unico italiano........God
bless you. Ho ricevuto i complimenti anche dal mio amico Robbie Dupree!


Perché hai scelto questo titolo, West Coast Hotel?

E' semplicemente uno state of mind,un titolo legato all'immagine della cover di Ettore Buganza scattata a L.A. e al mio amore per la California dove abitano da anni
i parenti di mia madre. Se un giorno me ne andrò dalla mia città (Milano)mi piacerebbe sistemarmi a Santa Barbara.


Anche in questo disco ci sono molto ospiti in particolare Paolo Fresu e Walter Calloni..quanto hanno influito nel sound complessivo?

Sono dei colori,aggiungono classe alle mie composizioni, con le porcherie che sentiamo alla radio ogni giorno, gli ascoltatori dovrebbero infilarsi una buona cuffia e riconoscere il suono di Fresu,così come si riconosce quello di Miles Davis o di Chet Baker.


Ho parlato prima di fusion, Blue Heart, mi sembra la perfetta sintesi di rock ballad intrecciata con il jazz. Come nasce questo brano?

Blue heart é un brano dedicato a Chet Baker ed é un brano che mi dà emozioni ogni volta che lo riascolto. Al basso c'é Stefano Cerri,che con mio grande dispiacere é mancato subito dopo la registrazione e ogni volta che lo risento il mio pensiero va a lui lassù.


La tenue ballata Alaska è degna del miglior Crosby, con la sua tessitura acustica delicatissima. Qual è stata l'ispirazione di questo brano?

Alaska,come quasi tutte le mie canzoni é stata scritta con un accordatura aperta(RE) e le posizioni sono del tutto inventate, alla maniera di Joni Mitchell o David Crosby. L'ispirazione é un sogno ricorrente.....la donna che ami ti sfugge sempre e la devi inseguire dall'Alaska al Messico......ti dicono che l'hanno vista guidare un'auto scoperta e tu continuerai ad inseguirla.


Duffle Jim torna su atmosfere acustiche questa volta più affini agli Eagles di Desperados. Mi sbaglio?

Duffle Jim é una canzone a cui sono molto legato, quì é in una versione più arrangiata, ma io continuo a preferire la prima versione che ho inciso in studio alle due di notte da solo con la mia martin, ha una magia particolare,irripetibile.


Il brano di apertura The Last Goodbye sfiora il blues, un condimento in più al sound o semplice scelta stilistica a livello compositivo?

Mai come oggi il blues é nel mio cuore. Ho cominciato a cantare blues e rock e adesso,come sempre,torno alle mie radici,ai dischi che ascoltavo da ragazzo John Mayall con Eric Clapton,Sonny Boy Williamson, Mike Bloomfield.


Ci parli del tuo processo creativo? Come nascono i tuoi brani?

E' qualcosa che viene improvvisamente da dentro, non so mai come e quando,ma quando arriva le mie dita si muovono da sole sulla tastiera. Strofa, ponte,inciso, due righe con il titolo, ed ecco é un nuovo pezzo. Wow! Feel like making love!


Non suoni dal vivo da molto tempo, porterai in tour West Coast Hotel?

Sì,stavolta,a Dio piacendo,tornerò sul palco. E' passato troppo tempo, per molti anni sono stato a scrivere nella mia mansarda come Nick Drake. A skin too few. Adesso il rock e il blues si agitano dentro e Paul Rodgers chiama. Tornerò con la MAX MEAZZA BAND con l'amico Lucio Bardi.


Pur lavorando non hai mai abbandonato la musica incidendo con regolarità molti dischi, quanto conta per te adesso la dimensione live della tua musica?

Ho deciso di dedicarmi soltanto alla mia musica,non ho più molto tempo ed é meglio morire sul palco povero,che ricco dietro ad una scrivania.


Quali sono i tuoi prossimi progetti? Stai componendo nuovi brani?

Stiamo facendo la promozione di West Coast Hotel, sono stato a Controradio a Firenze dall'amico Ernesto de Pascale per la trasmissione "Il popolo del blues" due ore che
potrete ascoltare sul network di Radio Popolare credo il 25 0 26 novembre. Suonerò acustico insieme a Claudio Bazzari e Lucio Bardi a RockFiles di Ezio Guaitamacchi su LifegateRadio. Poi Rock FM dal'amico Fabio Treves.