Elsa Martin e Stefano Battaglia – Sfueâi (Artesuono, 2019)

Di Elsa Martin, cantante friulana vincitrice dell’edizione 2012 del Premio Parodi , avevamo perso le tracce, discograficamente parlando, con il bel “Verso” ormai di sette anni fa, disco concepito a quattro mani con il chitarrista Marco Bianchi. Ascoltando questo nuovo “Sfueâi” (tradotto dal friulano “stormi di luci”) si può dire che tanta attesa è stata ripagata. Il lavoro è bellissimo: un raffinato omaggio alla poesia friulana novecentesca e ai suoni della lingua, interamente eseguito da Elsa, con l’accompagnamento (in realtà, molto più che un accompagnamento, visto che i due sono giustamente contitolari dell’album) di Stefano Battaglia, uno dei migliori pianisti italiani, titolare di numerosi album per la tedesca ECM. Proprio il disco “Re Pasolini”, inciso nel 2007 per l’etichetta di Eicher, rappresenta in qualche maniera l’antefatto di questo disco, dove Pasolini è uno dei poeti citati e omaggiati, (la sua “Ciampanis” apre il disco) insieme a Novella Cantarutti, Amedeo Giacomini, Federico Tavan, tutti autori che hanno scritto nelle diverse varianti della lingua friulana, e Pierluigi Cappello, recentemente scomparso, del quale è stata scelta “La Luna e la Farfalla”, dalla sua produzione in italiano. Fra i valori aggiunti di questo CD la varietà nella forma musicale: si va da “Ciampanis” e “Sfueâi” prossime alla forma canzone, al recitato, a soluzioni armoniche e melodiche ardite che richiamano a volte al jazz, altre alla musica contemporanea, persino a citazioni world, come nel finale della versione extended di “Ciampanis”, e addirittura a lunghe suites come in “L’Aunar”. Voce e pianoforte danno sempre l’impressione di avere le giuste soluzioni e di essere sempre dentro il brano, anche quando uno è più in evidenza dell’altro. Il disco, raffinato fin dalla copertina, una bellissima foto di Ulderica da Pozzo, si distingue anche per l’incisione impeccabile e un suono curato e avvolgente. L’assunto che soggiace all’ottimo giudizio sul progetto e sul risultato finale è che notoriamente è difficile rendere la poesia in musica, si corre sempre il rischio di togliere qualcosa a una delle due componenti o di non essere adeguati; eccellente esempio in Italia è stato il disco “Il Bestiario” di Maria Monti (Ri-Fi, 1974), con i testi di Aldo Braibanti. Questo album è uno di quei lavori in un cui il matrimonio può dirsi perfettamente riuscito. 


Gianluca Dessì

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