Gabriella Aiello & Marco Poeta, “Alla Villanesca”, Auditorium San Rocco, Senigallia (An), 6 gennaio 2019

La cornice intima e raffinata de l’ “Auditorium San Rocco” di Senigallia ha ospitato lo scorso 6 gennaio il terzo concerto “Alla Villanesca”, un progetto che ha da pochissimo suggellato l’incontro artistico di Gabriella Aiello e Marco Poeta. Non è quindi per nulla casuale che questo spettacolo, come i due precedenti, abbiano avuto come madrina ideale la provincia marchigiana che da più di trent’anni tiene a battesimo la maggiorparte dei lavori di Poeta. Conosciuto soprattutto per essere un virtuoso fadista e considerato tale proprio in terra lusitana, Marco Poeta è stato sempre alla ricerca di voci dalla timbrica penetrante e altamente riconoscibile; negli ultimi anni aveva ascoltato e si era entusiasmato per la formidabile vocalità di Gabriella Aiello con la quale ha subito capito di poter avere un punto di contatto nella comune passione per la musica antica, con un’attenzione particolare per le composizioni a cavallo tra Cinquecento e Seicento, italiane ed europee. Dal canto suo, Gabriella Aiello oltre ad essere un importante punto di riferimento per quanto riguarda la ricerca nell’ambito della musica popolare italiana e non, è anche appassionata di musica antica. 
Dal 2013 collabora con il gruppo tedesco “Oni Wytars”, una realtà solida dal 1983 che permette ad un nutrito numero di eccellenti polistrumentisti di occuparsi prevalentemente di musica medievale e rinascimentale, avendo come punto di forza quello di proporre un repertorio in grado di sottolineare il legame tra musica tradizionale e musica colta e, in questo felice connubio, rimarcare le rispettive e affascinanti peculiarità. Era perciò inverosimile che Marco Poeta e Gabriella Aiello non avessero ancora mai collaborato ma con questo nuovo progetto a “quattro mani” si son voluti finalmente avvicinare raccontando in una dimensione di dialogo tra Italia e Inghilterra quello che quasi cinquecento anni fa si ascoltava in contesti anche molto lontani gli uni dagli altri. Il concerto è stato pensato come un’occasione per riproporre la “villanella”, canzone profana nata a Napoli nella prima metà del XVI secolo che successivamente influenzò la più tarda forma della canzonetta e – in seguito – del madrigale. Gabriella Aiello ci ha proposto un viaggio attraverso i modi della canzone alla villanesca che da Napoli si è poi spostata da nord a sud della penisola fino ad arrivare in Germania e in Olanda, dove molti compositori si sono cimentati in una personale scrittura alla maniera villanesca. L'argomento delle villanelle era generalmente rustico, comico e spesso satirico; di frequente si parodiava il manierismo della musica di allora in una sorta di gioco scherzoso ispirato spesso ad argomenti amorosi in una cornice pastorale da cui il madrigale difficilmente si discostava. Il primo brano proposto, di un anonimo napoletano, è stato “Madonna tu mi fai lo scorrucciato” che ha avuto larga diffusione grazie alla ricerca di Roberto De Simone che Aiello ha impreziosito con la sua elegante interpretazione in una lingua a lei cara e che enfatizza le sue qualità vocali sebbene si destreggi con disinvoltura anche nell’ambito di altri dialetti. 
A tale proposito viene scelta “La bella noeva”, una composizione ligure arrivataci in forma anonima e resa nota da una celebre interpretazione di Marco Beasly; un brano intenso e romantico che ha trovato nell’accompagnamento di Poeta e nella voce di Aiello un bellissimo colore di suono. Molto emozionante anche l’esecuzione di “Ninna nanna ri la rosa” un brano tradizionale siciliano facente parte del “Corpus Favara”. Estemamente coinvolgente la riproposta di “Amante felice” di Giovanni Stefani arrangiata come un carnevalito messicano che ha chiarito meglio il lavoro di ricerca del duo. E’ arrivato poi un momento molto alto con il brano “Si dolce è ‘l tormento” di Monteverdi che ha decisamente ipnotizzato il pubblico con il suo stretto rapporto tra testo e musica. Le varie esecuzioni di villanelle sono state intervallate con brani strumentali scelti da Marco Poeta per omaggiare John Dowland, compositore inglese a cui il musicista è legato visceralmente e al quale ha dedicato nel 2012 il suo disco “Reminiscence of John Dowland”. La bellezza e la particolarità di quelle esecuzioni emergono non solo dalla grande abilità espressiva ma anche da una tecnica affinata col tempo che permette a Marco Poeta di esprimersi con la chitarra portoghese e con la dodici corde in un ricamo di arpeggi nati dalla sapiente padronanza di speciali unghie artificiali realizzate per permettere di avere una sorta di plettro integrato alle dita e non un prolungamento esterno. Il pubblico attento e altamente coinvolto ha chiesto ben due bis ed il concerto si è concluso con la trascinante esecuzione di una “rodianella”, una tarantella della tradizione del Gargano che con il suo ritmo vivace è stato un modo per Marco Poeta per utilizzare in maniera energica la sua magica chitarra portoghese impreziosendola con un fado tintadihno e poi un corrido, cuciti ad hoc per questa originale versione. Ci si augura che questa collaborazione continui a lungo e che la passione e il talento dei due artisti li porti a regalare ancora omaggi di questo calibro.


Viviana Berardi
Foto e video di Viviana Berardi

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