Premio Bianca d’Aponte Città di Aversa XIV Edizione, Aversa (Ce), 26-27 Ottobre 2018

Un amico cantautore mi diceva poche settimane fa che in questo momento storico - di grave emergenza umanitaria (e umana) - le sue attività si sono concentrate quasi esclusivamente in un progetto di integrazione dei rifugiati, che la sua associazione cura; mi ha anche detto che dando spazio alla musica gli sembra di togliere energie a questa priorità, molto più urgente. Il mio amico comprendeva perfettamente che gli sarebbe bastato accordare due esigenze così importanti della sua vita per uscire dall’impasse, ma che non c’era riuscito. Ci pensavo venerdì sera, mentre un volontario di Emergency parlava sul Palco del Teatro Cimarosa, raccontando il lavoro che la sua associazione umanitaria svolge nei paesi in guerra e anche in Italia, dove, ci ha spiegato, esistono persone, ai margini della società civile, che non sono in grado di curarsi. E ho pensato che quella sintesi cercata invano dal mio amico era riuscita a Bianca d’Aponte, giovane cantautrice aversana di grandissime speranze, ragazza e donna impegnata socialmente per i diversi e per i popoli colpiti dalla povertà e dalle guerre. Bianca era una volontaria di Emergency e proprio per questa ragione ogni anno - durante il Premio per cantautrici a lei dedicato, che si svolge ad Aversa in ottobre - non manca mai il banchetto di questa associazione di medici e infermieri, che raccoglie fondi, offrendo in cambio il cd compilation, che comprende i dieci brani concorrenti alla vittoria del contest e in più una canzone della stessa Bianca, nella speciale interpretazione che ne dà un’artista cantautrice - scelta come madrina dall’organizzazione – che di solito esalta la maturità, l’intelligenza, la forza, la liricità della penna di una giovane scomparsa a 23 anni. 
È stato anche il caso di quest’anno: Simona Molinari ha dato una lettura del brano “Il Bagarozzo Re” davvero felice e, malgrado la sua tracheite invalidante, sabato sera - con la forza del mestiere, ma anche della sua semplicità dolce e della volontà di esserci, di partecipare e di non deludere – è riuscita a far arrivare il senso profondo di un brano, che sul filo dell’ironia quasi goliardica, si rivela di una attualità quasi disarmante: basta già il titolo per capire il perché. La quattordicesima edizione del Premio, organizzato grazie alla caparbietà di Gennaro Gatto e dei genitori di Bianca, Giovanna Vitagliano e Gaetano d’Aponte, ha visto la vittoria di Francesca Incudine, artista siciliana, che ha presentato il brano “Quantu stiddi”. Francesca ha vinto anche il Premio della critica intitolato a Fausto Mesolella - il musicista che è stato direttore artistico del Premio, fino alla sua improvvisa scomparsa nella primavera del 2017 – ex aequo con la napoletana Irene (Irene Scarpato), che ha presentato “Call Center”. Irene ha anche ricevuto la menzione per la miglior composizione, mentre quella per il testo se l’è aggiudicata Giulia Pratelli con “Non ti preoccupare” e quella per l’interpretazione Meezy con “Temporale”. Sono premi giusti; l’Incudine ha vinto davvero con merito e con questa vittoria chiude una tappa importante del suo percorso musicale, che fino ad ora è stato ricco di soddisfazioni e risultati straordinari: deve convincersi della sua ormai totale maturità artistica, la sua forza compositiva e la sicurezza del suo live. Francesca Incudine è brava e cantautrici come lei sono una consolazione per la nostra canzone d’autore. Anzi: d’autrice. Smettiamola di chiamarla canzone d’autore “al femminile”: fa quasi pensare che uomini e donne si interessino di mondi separati, disegnati al maschile e al femminile. 
Mentre il mondo è lo stesso: è lo sguardo con cui lo si osserva ad essere diverso. Di questo si devono convincere soprattutto le donne e va detto che quest’anno, al di là del valore delle composizioni, tra le dieci canzoni finaliste c’era di più, c’era del nuovo, c’era coraggio. Anche musicale, nel caso della biondissima Kim e la sua scelta elettro-pop. Avrebbe forse meritato di più, ma va detto che forse era il brano in gara ad essere meno forte dell’altro presentato il venerdì, fuori concorso. Per chi non lo sa, infatti, il Premio Bianca d’Aponte dà veramente molto spazio alle concorrenti e permette alle due giurie (quella che assegna il premio in assoluto - fatta di addetti ai lavori: cantanti, musicisti, produttori, parolieri, discografici ecc. - presieduta dalla madrina - e quella che assegna il premio Mesolella, composta da giornalisti e critici musicali e presieduta da Enrico de Angelis) di conoscerle meglio, perché nella prima serata ogni artista può cantare un altro brano del suo repertorio e la mattina del sabato tutte vengono presentate e hanno la possibilità di raccontare di sé e del loro percorso artistico. Quest’anno a condurre brillantemente questa presentazione l’attrice Alessandra Casale, coadiuvata dalla giornalista Rai Roberta Balzotti. Per tornare a Kim, va detto che però Rai RadioLive e Rai Italia hanno deciso di premiarla insieme con Meezy, regalando loro un’intervista radiofonica e televisiva con la conduttrice Maria Cristina Zoppa. 
I premi in realtà sono stati tantissimi, perché il mondo che ruota intorno al d’Aponte è davvero variegato e purtroppo non possiamo rendere giustizia a tutti. Va detto però che a prescindere da questo tutte le partecipanti sono andate via con la propria targa, perché Gaetano d’Aponte intende il Premio non come una gara o una sfida tra contendenti, ma come un incontro, una occasione di confronto, di scambio. Non è facile raccontare l’atmosfera e il senso di una realtà che muove ogni suo passo grazie al grande motore della gratitudine, dell’affetto, del sentimento. Dell’amore, molto più semplicemente: ma parlare d’amore su un articolo rischia sempre di far scadere tutto dentro la retorica più banale. Riuscire a descrivere a chi non c’è una realtà così semplice eppure così colorata, così straordinariamente ricca e serenamente commossa è davvero complesso. Ma noi ci proviamo ogni anno perché vogliamo che le cantautrici che non conoscono questa realtà la tentino e vogliamo attirare l’attenzione degli addetti ai lavori che ne sanno poco, affinché la vivano, la confrontino, ne parlino, la vadano a cercare: c’è bisogno di bellezza in questa emergenza umanitaria e umana, come dice il mio amico cantautore: ma cosa meglio della musica, se passa attraverso momenti come quello del d’Aponte? E quest’anno il merito è stato anche del nuovo direttore artistico, Ferruccio Spinetti, che si è accollato una bella responsabilità prendendo in mano la situazione lasciata da Fausto. 
Non lo ha sostituito, sia ben chiaro: Giorgio Gaber una volta, in una intervista radiofonica, disse che siamo tutti unici e nessuno quindi è sostituibile. Ma Spinetti è perfettamente riuscito a dare la sua impronta senza snaturare l’anima del “Bianca”. A partire dalla serata del venerdì, i presenti hanno assistito ad una serie di set uno più bello dell’altro: bravissimi sia Giovanni Block che Giuseppe Anastasi, straordinarie le napoletane SesèMamà (Brunella Selo, Elisabetta Serio, Annalisa Madonna, Fabiana Martone), impressionante l’Orchestra di Piazza Vittorio nella sua versione glam-rock del Don Giovanni di Mozart, con una Petra Magoni che si muoveva sul palco come un folletto (se lo spettacolo si dovesse avvicinare dalle vostre parti non ve lo perdete per nulla al mondo). Ma soprattutto bisogna parlare della tosco-ellenica Marina Mulopulos, che ha ricevuto il Premio Bianca d’Aponte International (assegnato in collaborazione con il Premio Andrea Parodi di Cagliari). La sua performance al Cimarosa ha lasciato attonita la platea, per le doti vocali, la forza della musica, la magia dei brani che, guarda caso, proprio di streghe, incanti e incantesimi parlavano. Un set superlativo. Al sabato – senza voler far assolutamente torto alla bravissima Orchestra Residente diretta da Alessandro Crescenzo – sul palco un trio straordinario ci ha deliziato accompagnando alcuni artisti: erano lo stesso Ferruccio Spinetti, Giovanni Ceccarelli e Mimì Ciaramella. 
In particolare hanno accompagnato Elena Ledda - un’artista che quando sale sul palco giganteggia con la sua voce potente - che ha commosso tutta la platea con la sua versione in sardo della “Ninna nanna in Re” di Bianca d’Aponte. Un altro momento davvero appassionato è stato quando a salire sul palco è stato Carlo Marrale che, quasi scusandosi e chiedendo il permesso, si è esibito nel repertorio più amato dei Matia Bazar: è finita con l’ovazione del Teatro e con l’evidente commozione dell’artista, sorpreso ed emozionato. Gli altri momenti del sabato sono stati – oltre quello già ricordato della coraggiosa Simona Molinari - l’inedita accoppiata Rossana Casale-Kaballà, Mariella Nava, Bruno Marro, Sasà Calabrese e un elegante (come sempre del resto) Joe Barbieri. Infine va detto – in questa edizione particolarmente brillante – la scelta felice della conduzione, con Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu. Una considerazione conclusiva va fatta: la cosa che più sorprende ogni anno, al d’Aponte, è la gioia di chi si ritrova a salire sul palco del Teatro Cimarosa. Ha notato Alessandra Casale che forse è l’unico palco dove gli abbracci sono davvero sinceri. Sinceri e sereni come questa quattordicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte. 


Elisabetta Malantrucco
Foto di Elisabetta Malantrucco
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