Joan Baez, Attraverso Festival, Pollenzo/Bra (Cn), Residenza Reale, 9 Agosto 2018

La nuova edizione di Attraverso festival, una rassegna itinerante che si prefigge lo scopo di far riscoprire angoli nascosti tra le colline delle Langhe, Roero e Monferrato (provincie di Alessandria, Asti e Cuneo), è iniziata con un'anteprima di lusso, l'ultima data italiana del tour di addio alle scene di Joan Baez, nel cortile della prestigiosa Agenzia di Pollenzo (Bra), il cuore di Slow Food e di tutti i suoi derivati (dal Salone del Gusto a Terra Madre). La serata è stata anche l'occasione per il sindaco di Villafalletto per consegnare all'artista americana una targa per ringraziarla della canzone “Here's to you”, con cui ha reso immortale il ricordo di Vanzetti, l'anarchico italiano giustiziato in America, originario del paesino del cuneese. C'erano quindi tutte le premesse perché quello che sarà ricordato come l'ultimo concerto italiano di Joan Baez diventasse davvero un concerto unico e speciale. In realtà si è trattato "solamente" di un gran bel concerto. La scaletta è praticamente la stessa delle altre date del suo “Fare Thee Well Tour”, con pochi spostamenti dei brani all'interno di una struttura evidentemente ben precisa e definita. 
Ma i brani che il numeroso pubblico accorso si aspetta ci sono quasi tutti, a partire da quelli del suo amato Dylan. Proprio con uno dei suoi classici apre il concerto, “Don't Think Twice It’s All Right”, presentandosi sul palco da sola, chitarra e voce, così come fa per Farewell Angelina. Dylan torna ancora con una bella versione di “(It's All Over Now) Baby Blue”, in cui prova a salire con la voce. Ammette lei stessa che con il tempo le note alte sono sparite dalla sua voce, quindi chiede l'aiuto del pubblico per quella che presenta come una delle sue canzoni preferite, “Forever Young”. Del cantautore premio Nobel infine recupera anche un brano che dice essere entrato in scaletta perché bello ma anche importante, soprattutto di questi tempi: “Hard Rain's Gonna Fall”. Belle e particolari le versioni proposte di alcuni classici, grazie ad una band essenziale e precisa (un bassista, un percussionista, e in qualche caso una corista): “Me and Bobby Mc Gee”, riportata alla sua anima country, “Another World”, ripreso con un'esecuzione molto intensa, la bluesata “House of the Rising Sun”, il classico “Swing Low Sweet Chariot” tinto di gospel, e la “Darlin' Cory” di quel Pete Seeger 
conosciuto da ragazzina e che, dice ora, non avrebbe mai pensato sarebbe diventato così importante per la sua vita. Forse meno convincente invece risulta la morandiana “Un mondo d'amore”, che però il pubblico apprezza. L'atteggiamento sul palco della Baez è quello della vera folk singer, che riprende brani dal vasto repertorio della musica di ogni epoca e provenienza, purché abbiano qualcosa da insegnarci ancora oggi, presentandoli e spiegandone il significato quando necessario, con toni amichevoli e mai saccenti, anche se non si lascia sfuggire l'occasione per riprendere, sorridendo, chi si ostina a registrare e fotografare con il telefono, anziché godersi il concerto. Non mancano ovviamente quei brani che nel suo canzoniere sono diventati veri e propri inni delle lotte per i diritti civili, dalla nuova “The President Sang Amazing Grace” a una versione country di “Deportee” dedicata a tutti i migranti, a “Gracias a la vida” con cui chiude il concerto. Pochi secondi di pausa e la band rientra per i bis: ora il pubblico è tutto sotto al palco, per gustarsi questa manciata di brani che chiudono il concerto: l'attesa “Here's to You”, dedicata a Sacco e Vanzetti, due canzoni immortali come “Imagine” di John Lennon e “The Boxer” di Paul Simon, e “C'era un ragazzo”: e non poteva che essere questa l'ultima canzone cantata in Italia da Joan Baez. 


Giorgio Zito
Foto di Giorgio Zito
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