Targhe Tenco 2018: L’intervento di Enrico de Angelis

Rispondo alla vostra sollecitazione facendo innanzitutto, come mi chiedete, una piccola storia della materia. Credo che nessuno, al di fuori di chi ci ha lavorato, possa rendersi conto della complessità del meccanismo che doverosamente sovrintende a un premio così importante come le Targhe Tenco: la scelta dei giornalisti degni della giuria, l’individuazione dei dischi effettivamente pubblicati (un numero ormai tendente all’infinito), la verifica dei requisiti validi per ogni disco candidato, la collocazione nell’opportuna sezione, il dialogo coi giurati per chiarire ogni dubbio e ogni complicazione oggettiva, le operazioni di voto, ecc. ecc. Nei primi anni (le Targhe sono nate nel 1984) tutto ciò lo facevo io, ricordo che ci dedicavo in pratica l’intero mese di agosto, ma era comunque più semplice di oggi e avevo più tempo. Poi abbiamo “reclutato” Enrico Deregibus come consulente per la formazione della giuria e Annino La Posta per tutto il resto. Due soci del Tenco straordinari, a un certo punto per fortuna entrati anche nel Consiglio direttivo, competentissimi, appassionati, infaticabili, disinteressati. Non aggiungo nemmeno “onesti” perché… ça va sans dire. Si è costituita così una squadra a tre, che da un certo momento in poi ha interloquito pure con una commissione pre-selezionatrice selezionata tra gli stessi giurati. La discussione fra tutti si è rivelata animatissima e preziosissima. Centinaia erano le mail che intercorrevano nel gruppo per sviscerare ogni problematica. Certo, alcune erano di puro cazzeggio, ma ciò per una benefica empatia subentrata tra colleghi, i quali forse per la prima volta dialogavano amichevolmente tra loro, il che non è poco. A tutto ciò il resto del Direttivo è rimasto in questi anni indifferente, disinteressato, incompetente. Il patatrac che ha diviso il Club l’anno scorso ha fatto sì, guarda caso, che tutti e tre i responsabili operativi delle Targhe si defilassero da ogni attività del Club. Curiosamente, si dà il caso che proprio una discussione sui meccanismi delle Targhe Tenco è stata una delle tante ragioni che hanno portato alla nostra scelta di allontanarci dal Club: improvvisamente, a fine 2016, alcuni colleghi del Direttivo hanno infatti preteso di stabilire nuove regole, per noi non condivisibili, su terreni a loro sconosciuti, e di contestare senza fondamento il nostro operato fino a quel momento. Trovandoci in minoranza, ci siamo dimessi, beccandoci anche qualche insulto. Un esempio quasi esilarante è il seguente. Ci era stato contestato l’eccessivo numero di giornalisti chiamati in giuria, da noi scelti uno per uno, con un lavoro certosino, per la loro comprovata competenza nel campo della “canzone d’autore”. Questi colleghi del Direttivo dubitavano della loro autorevolezza per il semplice fatto di non conoscerli. Ricordo una persona del Direttivo chiederci ragione, con aria di sfida, della presenza di un giurato citato a mo’ di esempio probabilmente solo per la complessa originalità del suo cognome. Si trattava del caposervizio della Redazione Cultura della più importante e storica rivista generalista italiana. Bene, quest’anno, contraddicendosi, il Direttivo ha esso stesso ampliato oltremisura la composizione della giuria, chiamando operatori evidentemente non specializzati nella materia cara al Club Tenco, rischiando di trasformare le Targhe in un qualsiasi concorso sulla discografia italiana anziché specifico sulla canzone d’autore. Lo stesso spiacevole incidente dell’album di Giovanardi votato da tanti giornalisti senza che si rendessero conto trattarsi di un disco di cover ci invita – ora sì! – a chiederci “ma che genere di giurati sono stati coinvolti quest’anno”? Penso sia facile immaginare il perché di questo allargamento: i contrasti nati l’anno scorso avevano fatto sì che molti giornalisti si ritirassero dalla giuria (i votanti del 2017 furono quasi la metà del numero abituale); moltiplicare l’entità quantitativa della giuria poteva assicurare comunque una decente risposta numerica. Non so se questo sia effettivamente accaduto, perché l’anomala abbondanza di ex aequo mi sembra interpretabile come il frutto logico e matematico di una scarsità e dispersione di voti. Quest’anno dunque la complessa materia è passata alla gestione, chiaramente impreparata, non si sa bene di chi. A domanda precisa di un socio, un dirigente ha risposto che se ne occupa “tutto il Direttivo” (che, lo ricordo, è fatto di 9 persone). Ma proprio in questi giorni e in queste ore, nel tentare di difendersi dalla sciagurata gaffe di aver dovuto escludere il disco di Giovanardi, il Club ha parlato di una fantomatica “commissione” che mai prima è stata annunciata e di cui nessuno sa niente. Forse, però, bastava lavorare dopo aver letto il Regolamento… Si tratta di un regolamento minimamente complesso, che ho steso molti anni fa e che abbiamo poi corretto e aggiornato ogni anno con piccoli ritocchi conseguenti alla particolarissima evoluzione del mercato discografico. Un minimo di buona volontà e un minimo di memoria storica potevano bastare ad evitare un abbaglio di questo genere e soprattutto uno sgarbo ad un artista valido e generoso come Mauro Ermanno Giovanardi. Francamente ora, in sede di “scuse”, defilarsi da ogni responsabilità per addossarle esclusivamente ai giurati e scrivere incredibilmente “Non è compito del direttivo indicare in quale sezione l’artista sia candidabile e votabile, sarebbe una indebita ingerenza” rasenta il ridicolo, se non fosse patetico. Peccato soprattutto per la storia gloriosa del Club Tenco.

Enrico de Angelis
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