Nicoletta Oscuro/Matteo Sgobino – Tina Modotti. Gli occhi e le mani (Folkest Dischi, 2017)

A Tina Modotti, friulana cittadina del mondo, è dedicato il progetto di reading, canti e musiche, realizzato in collaborazione con l’associazione Genia di Madrisio di Fagagna dalla collaudata coppia Nicoletta Oscuro (voce recitante) e Matteo Sgobino (chitarra e voce), su testi di Alberto Prelli. I due artisti hanno portato in scena un “percorso dell’anima”, in forma di teatro canzone, che ricostruisce la vicenda della fotografa e militante Assunta Tina Modotti (1896-1942), udinese di nascita, emigrata da bambina in Austria, ritornata in Friuli, dove è operaia di filanda, di nuovo emigrante, poi, negli Stati Uniti, dove diventa perfino attrice. Le sue scelte politiche la portano a Mosca, opera nel Soccorso Rosso Internazionale, si unisce alle Brigate Internazionali nella Spagna della Guerra Civile, poi ripara in Messico, dove muore in circostanze da molti ritenute sospette. Della personalità travolgente e non convenzionale della fotografa di fama internazionale che è stata una figura di rilievo per l’emancipazione femminile, impegnata nella società e nella politica, musa di artisti e fotografi, scrittrice di libelli politici, attivista al servizio del Komintern, è ripercorsa la vita vissuta senza sconti, fatta di fierezza, passioni, ideali politici e concenti delusioni. Il dialogo asciutto, sobrio e diretto di due voci e corde della chitarra produce un ritratto emozionale della Modotti, di cui si delineano anche aspetti non del tutto noti della sua vicenda umana e politica. Alla narrazione si alternano le canzoni, che concorrono a riscostruire il clima di quegli anni (la terra natia, l’emigrazione nel nuovo mondo con le umiliazioni subite dai migranti italiani, l’impegno politico internazionalista). Si ascoltano “Ne dise bigate”, “Il tragico naufragio della nave Sirio”, “Mr Sandman”, “La llorona”, “El gallo Rojo”, “El cardon/ I can’t give you anything but love, baby”, fino alla conclusiva “Gracias a la Vida”, che l’avvicina a un’altra figura di grande donna, la cilena Violeta Parra. Una storia che rapisce: bene ha fatto Andrea Del Favero di Folkest a fissarla su disco. 


Ciro De Rosa
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