Niggaradio – Santi Diavuli e Brava Genti (Dcave Records, 2018)

Quartetto siciliano composto da Andrea Soggiu (marranzano, electronics), Daniele Grasso (chitarre, mandolino, basso, programmazione), Peppe Scalia (batteria, percussioni, armonica e controcanti) e Vanessa “Goldie” Pappalardo (voce), i Niggaradio sin dal loro debutto nel 2014 con “’Na Storia” hanno intrapreso un interessante percorso di ricerca volto ad esplorare le connessioni possibili tra elettronica, blues e folk con la tradizione musicale siciliana. Non a caso, il nome del gruppo rimanda alle radio americane degli anni Cinquanta e alla loro concezione libera della musica ed aperta alle contaminazioni. Il loro sound attraversa il Mediterraneo per toccare tutti i Sud del mondo, affonda le sue radici nel passato e le coniuga al futuro dando vita a quella originale cifra stilistica ben cristallizzata in “FolkBluesTechno’n’Roll…e altre musiche primitive per domani” del 2016. A due anni di distanza da quest’ultimo arriva “Santi Diavuli e Brava Gente”, il loro terzo album nel quale hanno raccolto undici brani originali che spostano ancora più avanti i confini delle loro esplorazioni sonore e nel contempo racconta storie di gente comune, storie di tutti e di nessuno, di chi combatte e lotta ogni giorno per vivere e nella musica trova conforto per sopportare e sopravvivere ad un quotidiano difficile. Chitarre acustiche, elettriche e slide che dialogano con marranzano e mandolino mentre i synth attraversano la melodia supportate dai beat elettronici e dalla batteria dei juke joint, sono questi gli ingredienti di un lavoro maturo nel quale la cura per gli arrangiamenti va di pari passo con una scrittura profonda e mai banale. Abbiamo intervistato Daniele Grasso ripercorrere il cammino artistico del gruppo per poi, naturalmente, mettere al centro questa nuova produzione discografica.

Partiamo da lontano. Come si è evoluta la vostra ricerca sonora dal vostro disco di esordio ad oggi?
A vederla da "dentro" è veramente difficile dirlo. Ci è sembrato da subito di avere chiari gli elementi fondamentali del suono che volevamo provare a fare. In realtà i “paletti” erano un po’ più larghi del previsto e li abbiamo via via spostati aggiungendo cose. Quel che è certo è che l'evoluzione della musica che si affaccia sul mediterraneo ci vede insieme allievi e ricercatori perché ci sembra che da li stiano venendo e verranno le cose più interessanti.

Quanto è stato ed è importante per voi il contatto con la tradizione e il dialetto siciliano?
E’ così importante che probabilmente Niggaradio non sarebbe esistito o almeno non per ciò che è.  Questa lingua è stata se non l’unica madre almeno una importante cogenitrice dell’italiano ed ovviamente è stata fondamentale nel suono del progetto. La tradizione, invece, è così strana da interpretare. E' fatta insieme di fierezza e sconforto, di speranza e ineluttabilità, ci rende insulari d'animo ma aperti a tutti a tutto. La tradizione, nella sua accezione latina di consegnare e trasmettere, ci ha insegnato, fra le tante cose, l'arte di fare evolvere le cose ricevute, il complesso delle memorie, di notizie trasmesse da una generazione all'altra portandole un po’ più in la.

Dal punto di vista musicale quali sono le vostre influenze artistiche?
Così varie che sarebbe impossibile elencarle tutte. Diciamo a braccio che da Skip James a Rosa Balistreri, da Glen Gould ai Tangerine Dream. Le musiche popolari del Novecento, il folk il blues ma poi il jazz e il rock, la drum&bass, la musica del Maghreb. Comunque tutte musiche dove la componente umana ed emozionale la fa da protagonista...

Quali sono le ispirazioni alla base di questo nuovo album?
Avevamo in testa che questo terzo disco potesse raccontare il mondo, la gente che ci circonda ed in maniera, certo semplificata, ma netta, l'abbiamo divisa in tre categorie, i Santi, i Diavuli e a Brava genti. Guardando bene abbiamo trovato gente che è certo un po’ Diavolo ma molto più spesso è un povero diavolo che sbaglia perché non ha via d'uscita se non esser così. Poi ci sono i Santi, quelli che sanno sempre cosa è giusto: la giusta politica, i giusti comportamenti, il giusto sesso, il giusto amore, la giusta fede, la giusta famiglia, sanno anche qual è la giusta Musica. Poi però, molto spesso sono loro stessi che percorrono strade altre, in contrasto a quel che predicano. Infine a "Brava Genti". Quella che sembra dire a me non interessa, bado al mio vivere, basta che tutto vada "discretamente". Peccato che spesso, nei tempi la brava gente è sembrata essere quella più manipolabile, disposta a passare sopra qualsiasi cosa per il proprio quieto vivere, anche ad odiare chi viene da lontano solo per fuggire ad un orrore, solo per trovare da mangiare. In fondo, quel che raccontiamo sono solo storie di varia umanità, magari vista un po' più dai Sud del mondo, dato che in uno di questi viviamo. Per raccontare tutto questo volevamo un suono essenziale, con pochi fronzoli che fosse parte integrante di queste storie.

Come avete indirizzato il vostro lavoro in fase di scrittura dei brani?
Solitamente è Daniele a portare le idee dei brani con dei provini già strutturati per testi e intenzioni sonore. Da questi facciamo una cernita scegliendo quelli più adatti al progetto che abbiamo in testa e ad eventuali scarti effettuati, vediamo se manca qualcosa per completare il quadro. 

Dal punto di vista degli arrangiamenti come avete affinato il vostro Real Southern Sound?
Dopo le idee di cui sopra tendiamo ad aggiungere, sempre come provini (più spesso tendiamo a togliere) cose che pensiamo possano caratterizzare il lavoro. Qui l'avere lo studio a disposizione ci aiuta molto. Batteria percussioni e voce sono di solito le prime ad essere sovrapposte alle idee di base centrate sulle chitarre e i bassi. Crediamo che l'impianto centrale abbastanza definito del nostro suono sia composto dalla chitarra acustica elettrificata con inusuali accordature che ne spostano l'asse dalla tradizione blues verso "modalità" più mediterranee. Su questa si poggia il mondo percussivo, fra batterie e suoni di varia natura, acustici e non. 
Il basso è prevalentemente un synth bass anche se l'elettrico compare spesso. Infine a completare la base del suono c'è la voce. Abbiamo cercato di gettare un ponte fra la precisione ritmica occidentale e la libertà creativa del mediterraneo. Alla stessa maniera abbiamo trattato le intonazioni degli strumenti. 

Ci potete raccontare le sessions del disco?
Noi registriamo a TheCave, lo studio della nostra label, Dcave records.  Questa è certo una grande fortuna perché ci consente di sperimentare molte soluzioni, sia timbriche che esecutive. Produzione, engineeering e mix sono state ancora una volta affidate a me. Usiamo tutta la strumentazione analogica di studio e la sua bella sala di ripresa in legno e pietra. La partenza è quasi sempre affidata a chitarra acustica e batteria, faccia a faccia, su cui aggiungiamo il resto. Cerchiamo un suono ibrido con tanta aria intorno ma sufficiente dettaglio. Raramente facciamo più di tre riprese di un brano per preservare la nostra "freschezza" (alla diciottesima magari faremmo meglio ma emozione e spirito sarebbero andate da un pezzo).  La voce spesso ha cantato in regia, di fronte ai monitor e senza cuffie per una maggiore libertà e naturalezza. Non quantizziamo né re-intoniamo nulla per scelta e per risultato. Quello che si sente è quello che siamo. Abbiamo avuto amici a fare i cori con noi tutti intorno ad un microfono. Per quanto "contaminato" è un disco suonato molto naturalmente e questa, forse, è una delle sue armi principali.

Tra i brani di punta del disco c’è “U Diavulu” in cui il siciliano incontra la Gretsch acustica suonata con il bottleneck.  Com’è nato questo brano?
Pensavamo "U Diavulu" come alla tentazione insita in noi umani. Quella che cede alle scorciatoie del far soldi, carriera, potere o quel che preferite, in maniera scorretta e a scapito degli altri. Il diavolo nella tradizione del blues rurale si incontra "al crocicchio", all'incrocio di due strade. Noi abbiamo immaginato di incontrarlo di notte in cucina, pronto a offrirci qualcosa che richiede in cambio un prezzo troppo alto, il prevaricare gli altri. Cosi è venuta fuori questa frase "Cuntrai lu diavulu 'nta me cucina..”. per chitarra e voce e poi tutto il resto.

Ci potete raccontare le ispirazioni da cui ha preso vita “Santi in Paradiso”?
Che si tratti di trovare lavoro, suonare, avere velocemente un parere medico, ottenere un prestito, un permesso per costruire una casa, avere il diritto all'erogazione dell'acqua per bere o irrigare, nel paese del "devi parlare con un amico che..."avere un santo protettore" sembra essere spesso l'unica possibilità per ottenere qualcosa.  Purtroppo o fortunatamente molti di noi non hanno un santo protettore e devono arrangiarsi da soli con quel che hanno, tanto "u munnu fora dommi o fossi si 'mmazzò"... "dammi na 'nticchia d'acqua si no muremu i siti".

Altro brano emblematico del disco è “Elektromoaning”, come nasce questo brano?
Ogni santo giorno è un continuo crescere di paure, odio, disumanizzazione, verso gli "altri". Pensavamo di realizzare un "mormorare sommesso e dolente" ma veloce ed elettrico, perché così sono i tempi che attraversiamo. Il suono di chi non ha niente e viene da lontano cercando come vivere e viene spesso visto come un nemico anche da gente a noi vicina. E' un tema condiviso da altri brani nel disco, come "unni mi femmu" ecc.  Forse avremmo potuto chiamarlo "il razzismo intorno a noi" ma preferivamo tenere al centro loro, noi... l'umanità che soffre e mormora.

“A processioni da Madonna” rimanda ai canti votivi della tradizione. Che peso ha la musica popolare siciliana nel vostro songwriting?
Il suono della Sicilia è, da sempre, in continuo divenire. Spesso arriva agli altri solo una pallida eco della sua essenza, ridotta a poca cosa per turisti distratti. Per noi fa parte della grande famiglia della tradizione musicale mediterranea ed è divenuta l'essenza stessa di ciò che è il nostro suonare e scrivere come Niggaradio. L'abbiamo raccolta questa essenza e la raccogliamo quotidianamente nei mercati, nell'incitamento dei pescatori nell'inseguire il pesce e nel salpare le reti. Nelle vecchie canzoni dei pastori e in qualche antico negozio di barbiere che ancora, a dispetto del correre del mondo, la sera tira fuori una vecchia chitarra e "cunta stori".

Concludendo come saranno i concerti con i quali promozionerete il disco?
Saranno, come sempre, un momento di condivisione. Un tempo per pensare e per sudare, cantare tutti insieme. Fino ad oggi abbiamo pensato esclusivamente al suono, alla parola come elemento narrante, portata come un’onda che sale piano, ridiscende, risale ed esplode. Questa volta stiamo pensando di accompagnarla con lievi tratti visivi a intercalare il suono, la parola. Sembra niente di speciale ma per noi "tutto suono" sarà un passo per coinvolgere ancora di più il pubblico.



Niggaradio – Santi Diavuli e Brava Genti (Dcave Records, 2018)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Registrato al The Cave studio di Catania con la produzione di Daniele Grasso, “Santi Diavuli e Brava Gente” è il terzo album dei siciliani Niggaradio e rappresenta una ulteriore evoluzione del loro percorso musicale, tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello della ricerca sonora che prende le mosse dalle tradizioni della loro terra per approdare ad una commistione perfetta di rock, blues, folk ed elettronica. Quel “real southern sound” ormai loro marchio di fabbrica trova in questo lavoro la sua perfetta cristallizzazione con l’utilizzo di amplificatori valvolari e chitarre vintage, batterie da juke joint e sintetizzatori a comporre un intrigante quanto originale affresco sonoro con Peppe Scalia e Daniele Grasso ad incarnare l’anima rock, Andrea Soggiu nei panni dell’alchimista elettronico con il suo synth e la voce di Vanessa Pappalardo a coniugare soul e musica popolare siciliana. Aperto dal rock-blues attualissimo “Unni Mi Femmu” in cui si canta della necessità di abbattere le frontiere, il disco entra nel vivo con il blues distorto di “Cammarera”, dedicata a chi vive di lavori umili e che suona come una invettiva senza mezzi termini contro lo sfruttamento, a cui segue “U Diavulu”, vertice del disco, caratterizzato da un andamento quasi desert blues con la voce della Pappalardo in grande evidenza. “Se ‘nto me lettu” si muove verso i territori dell’elettronica e della dance, la successiva “Santi in paradisu” collega Sicilia e States in un folk-rock dalla trama blues ed apre la strada alla torrida “Electromoaning” in cui incontriamo i poveri diavoli quelli che sbagliano perché non hanno altra via di uscita. La riflessiva “A me strada” che parla di difficoltà e delusioni con cui ogni giorno combattiamo, la percussiva “A processioni da Madonna” in cui scorrono le immagini di una processione di paese e il canto d’amore “Cu si ‘nnamura” ci accompagnano verso il finale in cui spiccano il crescendo di “I Me Stori” e la ballata “To Mama” che suggella un lavoro di grande spessore, un esempio di come in Italia esista la musica attuale. Bisognerebbe, però, accorgersi di queste belle realtà piuttosto che andare a ricercare altrove. www.facebook.com/therealsouthernsound/


Salvatore Esposito

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