Sutartinės, sinergici canti polivocali della Lituania, patrimonio dell’umanità

Una ricerca etnomusicale che parte da lontano
Il più importante lavoro di ricerca sui “sutartinės” è stato condotto dal filologo, folklorista ed etnologo Zenonas (talvolta nominato Zeno) Slaviūnas (1907-1973), autore di saggi a carattere etnologico e musicologico e di tre poderosi volumi (1958-1959) nei quali sono stati riportati più di milleottocento testi, molti dei quali con la trascrizione musicale. La sua opera è poco nota in Italia, ma è meritevole di essere approfondita in un contributo specifico, essendo basilare per la conoscenza della musica lituana. Da bambino, ricevette un’istruzione musicale dal padre. In seguito, allargò le conoscenze studiando privatamente e in università, nel cui ambito operò anche come direttore di coro e di orchestra.  Si distinse come divulgatore e, oltre ad aver registrato un numero considerevole di documenti sonori sul campo, divenne autore di programmi folclorici radiofonici. Come studioso, si concentrò sull’approfondimento comparativo degli strumenti musicali popolari lituani, successivamente volse le attenzioni alla Raccolta in tre volumi cui abbiamo accennato, summa dei canti polivocali in oggetto. 
S’interessò anche ad altri generi popolari lituani, studiati in relazione a diversi aspetti della vita sociale e al contesto storico. Rispetto alla musica lituana, oltre a Zenosas Slaviūnas è necessario ricordare anche il pedagogo ed etnomusicologo Stasys Paliulis (1902-1996), il quale ha pubblicato importanti saggi etnorganologici e folclorici tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Nella raccolta di testi e di testimonianze dirette sui canti “sutartinės” si erano in precedenza cimentati altri ricercatori, tra cui è doveroso ricordare il sacerdote folklorista Adolf Sabaliauskas, Augustas Robertas Niemis (finlandese), lo storico Mykolas Miežinis e il letterato Mykolas Biržiška.   Andando a leggere i contenuti riguardanti le diverse raccolte, è possibile rilevare come i “sutartinės” siano stati un mezzo letterario, vocale e coreutico per dare risalto alla vita sociale di aree importanti del territorio lituano. Inoltre, è possibile farsi un’idea dei principali temi sviluppati nei testi che, rammentiamo, sono stati in massima parte tramandati oralmente. In particolare, Slaviūnas dedicò il primo volume ai canti polivocali in ambito lavorativo e il secondo volume a contesti diversi (naturali, familiari, nuziali ecc.). Nel terzo volume, organizzò i testi e le musiche riguardanti danze, giochi, strumenti musicali e l’ambito militare. 

Caratteristiche generali dei canti
Sutartinės è un termine derivato da “sutarti” o “susitarti ”, che significa “essere in accordo” su qualcosa, ma anche in accordo, in pace, in armonia con qualcuno.  Sono canti che richiedono la capacità di sapersi adattare alle regole della concordia (da “cum cordis”) secondo peculiare espressività esecutiva. Particolare è l’intreccio musicale che si rende concreto nella sovrapposizione di testi cantati e di brevi melodie, il cui ambitus nelle singole voci è normalmente compreso entro una quinta, ma non mancano eccezioni. I canti possono essere eseguiti a due, tre o quattro parti, secondo schemi esecutivi che devono tener conto dei corrispettivi movimenti coreutici. L’argomento non è facilmente sintetizzabile, poiché dai ricercatori sono state individuate alcune decine di stili e modi di eseguire i canti. 
Se concepita monodicamente, l’esecuzione delle singole voci non presenta particolari difficoltà, mentre più complessa risulta la competenza necessaria per cantare a parti sovrapposte, essendo spesso presente in contrappunto l’intervallo di seconda, considerato dissonante nella cultura occidentale, ma certamente non nelle aree della Lituania cui ci stiamo riferendo.  Nei canti dei “sutartinės” è predominante il concetto di ciclicità legato a un’iteratività minimalista, con semifrasi o frasi melodiche spesso caratterizzate da figure ritmiche sincopate e da ripetitive formule metrico-verbali nel finale dei versi (con parole quali “tuto”“, lingo , “ciuto”, dūno , sadauto , ”tatato”, “ruto” ecc.). Nell’esecuzione, è importante sapere mischiare, amalgare le voci, secondo modalità precipue, che in loco sono evidenziate con termini quali “sumušti” (“picchiare, battere, mescolare”) o “sudaužyti ” (colpire, battere insieme). “Rinkinis” (dal verbo “rinkti”, raccogliere, selezionare, scegliere, creare) è denominata la “vox principalis” (“rinkėja” è detto l’esecutore) che è riferita al testo base, mentre “pritarinis” (dal verbo pritarti, approvare, essere in sintonia con) è detta la seconda voce di accompagnamento (“pritarėja” è detto l’esecutore). I concetti di (apparente) disarmonia e di armonia vocale nei “sutartinės” trovano speciale equilibrio nelle esecuzioni delle donne lituane, caratterizzate da intensa (qualcuno l’ha definita “cupa”) espressività ed elevata concentrazione, unitamente a una gestualità delle cui variabili è possibile di seguito solo accennare. Spesso le due esecutrici si trovano una di fronte all’altra guardandosi con intensità. Di modi esecutivi con simili posture si trova traccia in uno scritto, del 1582, di Maciej Stryjkovski, ma non è possibile specificare se fosse espressamente riferita ai canti di cui stiamo trattando. L’intreccio tra canto, parole e movimenti costituisce la base della performance dei “sutartinės”, caratterizzata da moderati passi coreografici di lenta esecuzione, per niente monotoni. Ricorrente è l’utilizzo di forme a cerchio, a quadrato, a stella, a raggiera, come pure frequenti sono gli scambi, gli incroci, gli inchini, l’inversione del senso di marcia e i passi strisciati, saltellati o zoppicanti. Interessante è l’uso del “nonsense” (da alcuni ricercatori definito tale) in alcuni ritornelli e le forme accoppiate, in cui a turno due esecutrici intonano il primo riff melodico, in seguito ripreso da un’altra coppia, seguendo un processo di scambi vocali, i quali garantiscono una mutevole alternanza timbrica delle voci, soprattutto quando le coppie si sostituiscono seguendo, di volta in volta, precise dinamiche coreografiche.
I “sutartinės” si prestano a numerose osservazioni, che richiedono integrate considerazioni tecnico-musicali e psicologiche rispetto al concetto di consonanza e di dissonanza, le quali andrebbero calibrate tenendo conto degli ambienti geo-sociali e dei diversi periodi storici a essi connessi, ove necessario sviluppando adeguati raffronti comparativi con le differenti forme della polivocalità.  In merito a tali raffronti, oltre ai ricercatori lituani già citati, è necessario menzionare gli studi di Gerald Florian Messner, musicologo carinziano, che ha scritto sulle forme “diafoniche” tradizionali, tenendo conto della tecnica dello “schwebung” che, in differenti aree geografiche, si caratterizzano per peculiari modi esecutivi, anche se affini. Il riferimento è ad alcuni canti a più voci (“multiparts songs”) tipici dei Paesi baltici e slavi in generale, tuttavia raffronti polivocali potrebbero essere estesi anche a culture musicali distanti da quella lituana.  Circa la genesi dei “sutartinės”, alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi di derivazione strumentale, rilevando che tra gli uomini sono, ancora oggi, piuttosto diffuse le esecuzioni con strumenti tipici della tradizione popolare, quali “skudutis” (flauto di Pan locale), “daudytė” (lunga tromba di legno), “lamzdelis” (aerofono a imboccatura semplice), “kanklės” (salterio a corde pizzicate o a plettro), “ragai” (corno di legno).  Altri ricercatori, tenendo in debita considerazione alcuni rilievi orali emersi durante le ricerche sul campo, hanno evidenziato che la sovrapposizione delle diverse melodie potrebbe avere riscontro con il suono di campane battenti le quali, anche quando non accordate tra loro, riescono a ricreare un effetto globale di armonia sonora, grazie allo sfalsamento ritmico delle singole percussioni impresse dai suonatori. A nostro avviso, secondo tali supposizioni potrebbe trovare una spiegazione, anche in termini estetici, l’esteso uso del ritmo sincopato in una delle due voci, avente il compito di rendere meno accentuato il contrasto delle seconde parallele e più vario lo scorrere delle melodie, secondo le consuetudini espressive ed esecutive insite nel “dna” musicale lituano.  Si è soliti suddividere i “sutartinės” è in tre principali categorie: “dvejinės”, “trejinės” e “keturinės”.  
“Dvejinės” ha due esecutrici (o due gruppi di cantanti) che intonano melodie diverse con lo stesso testo, cambiando solo alcune parole. Tipico esempio è il canto “Skamba, Skamba, kankliai” (è anche il nome dato a un importante Festival folk che si svolge a Vilnius, dal 1973). “Trejinės” ha tre esecutrici le quali intonano una stessa melodia, ma a canone, mantenendo lo stesso procedimento imitativo per tutto il testo della canzone. A turno, si ferma il canto di un esecutore. Tipico canto con questo procedimento è “Nuslaide saulala”. “Keturinės” richiede due coppie di esecutrici, con continue sovrapposizioni tra la prima voce e la seconda che canta un testo “ritornello”. Sono possibili anche scambi delle coppie all’interno di particolari movimenti (ieraticamente) danzati. Rispetto all’intreccio e alla sovrapposizione delle voci, alcuni ricercatori hanno trovato analogie con i modi tradizionali per ordire il lino. L’argomento è affascinante e troverebbe riscontro in alcune corrispondenze lessicali, cioè termini utilizzati sia nel vocabolario dei tessitori sia in quello delle cantanti. Suggestiva è anche l’idea che, anticamente, i differenti processi creativi utilizzati nella tessitura e nel canto fossero mezzi espressivi per trasformare il caos in armonia cosmica. Un’ipotesi che sfocia nel naturalismo ancestrale. In merito, pare appropriato rilevare che in Lituania vi è chi usa i “sutartinės” come strumento di meditazione, ricercando benefici salutari, magari riscoprendo principi ecologici e sacrali in sintonia con i ritmi della natura, nel rispetto di antiche usanze comunitarie tipiche dei Popoli baltici.   

“Sutartinės”: valore e identità culturali 
Se è vero che, tradizionalmente, i “sutartinės” venivano cantati da due o più donne, con la loro diffusione fuori dal contesto comunitario, non è più raro assistere a performance di gruppi misti, dove le singole voci sono cantate da più esecutori.  Come riferito, dalla fine degli anni Sessanta, in Lituania è cresciuto l’apprezzamento dei “sutartinės”, grazie anche all’intensa attività di diversi specialisti operanti soprattutto nelle città, nelle quali vengono periodicamente proposti corsi di formazione, seminari e workshop, con lo scopo di diffondere e approfondire la conoscenza dei canti a più voci. 
Per merito di accreditati operatori culturali, in anni più recenti, la diffusione dei “sutartinės” ha potuto svilupparsi anche in scuole di diverso grado, perseguendo l’obiettivo di coinvolgere in un virtuoso processo di crescita musicale le giovani generazioni, alle quali sarà affidata la tutela dei canti tradizionali.  Secondo una diffusa consapevolezza glocalista che parte dal basso, si sta sempre più diffondendo l’idea che eseguire i “sutartinės” non significhi necessariamente essere membri di specifiche comunità rurali, poiché essi sono divenuti per molti lituani canti-simbolo, peculiari “inni” distintivi, facenti parte dell’estesa e articolata tradizione canora e musicale nazionale. Sono pertanto canti a più voci capaci di assumere valore culturale che, soprattutto a seguito del riconoscimento da parte dell’Unesco, hanno incentivato a rafforzare i sentimenti legati all’identità culturale e alla sua affermazione tra le giovani generazioni. Vi è altresì da osservare che la spinta identitaria creatasi intorno ai “sutartinės” ha stimolato diversi artisti e compositori contemporanei a utilizzarli in vario modo, all’interno di festival, raduni spirituali e in progetti visuali e cinematografici. Fecondo è anche il campo di riscontri con la storia della polifonia e gli stili compositivi. Vi è già stato chi ha osservato come certe tecniche ritmiche e contrappuntistiche popolari siano state utilizzate nel Novecento da diversi compositori dell’Est europeo, tra cui Igor Stravinsky, e dai compositori appartenenti alla corrente del cosiddetto “Minimalismo”.  Restando in ambito musicologico e sociale, si è osservato che i “sutartinės” ben s’inseriscono all’interno di un dialogo multiculturale e interculturale, riguardante tutte le forme della polivocalità popolare come, ad esempio, quelle eseguite in alcune aree di Georgia, Bulgaria, Russia, Estonia, Polonia, Croazia, Serbia. Un dialogo che, come evidenziato, potrebbe essere allargato a favore di un confronto con le forme della polivocalità tradizionale nelle diverse nazioni, delle quali abbiamo scritto in più occasioni, sentendoci “glocalmente” impegnati a promuoverle anche a fini divulgativi. Tutte le generali considerazioni sopra espresse ci inducono a evidenziare che le tradizioni popolari non dovrebbero essere considerate beni museali. 
Sarebbe opportuno che trovassero adeguato inserimento nella contemporaneità, quale “ponte” culturale tra passato e presente, che dovrebbe essere supportato da pilastri conoscitivi, tali da permettere di volgere le attenzioni al futuro, evitando di subire passivamente certo nichilismo tipico dei fenomeni di un nefasto modo d’intendere la globalizzazione, con fini esclusivamente commerciali e di (scellerato) sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili. I “sutartinės” sono componente preziosa e viva della tradizione lituana e, più in generale, della cultura musicale contemporanea. Data la sua peculiarità, siamo certi che, anche negli anni a venire, resterà forma culturale adatta a dare rilevo al passato del popolo lituano, capace, al contempo, di offrire ampie possibilità di reinterpretazione, necessarie per giungere a scoprire nuove forme artistiche ed espressive, inglobanti gli stilemi della tradizione. Con lo sguardo proteso al futuro, invitiamo i lettori ad approfondire la conoscenza dei numerosi aspetti che riguardano i “sutartinės”, ascoltando con cuore sincero le molteplici interpretazioni rinvenibili nei supporti discografici o nel web, liberandosi da sovrastrutture teoriche e calandosi nel magico affresco sonoro a più voci, che le donne lituane, con la loro timbrica espressiva, sanno rendere unico e armonioso, facendo mantricamente sentire l’ascoltatore un piccolo puntino in pace con l’universo. 


Paolo Mercurio
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