Sutartinės, sinergici canti polivocali della Lituania, patrimonio dell’umanità

Secondo orientamento “glocale”, desideriamo valorizzare e approfondire la conoscenza dei “sutartinės”, perle di saggezza musicale lituana in cui, secondo originario pensiero unitario, si fondono armonicamente, a più voci, parole, suoni e movimenti. Sono canti per alcuni versi enigmatici - mantrici, cosmici, circolari -, intonati secondo consuetudini locali, dense di arcaica spiritualità, della cui sacralità e antica ritualità comunitaria non è semplice rinvenire le tracce più profonde. Tuttavia, sono canti vivi, eseguiti da donne e grazie a loro tramandati oralmente.  In Lituania, i “sutartinės” sono conosciuti con differenti denominazioni quali “sauges”, “palaidos”, “sutarytės”, “kapotinės”, “sutartys”, “giesmės”, “apskritos”, “sektinės”, “paruginės”, “lumždinės”. La tradizione vocale era concentrata (in prevalenza) nel nord-est della Lituania, soprattutto nella regione denominata Aukštaitija (“Terre alte”). Molto attive sono sempre state le comunità di Lazdiniai (con poche decine di abitanti) e di Adutiškis (con meno di mille abitanti), al confine con la Bielorussia. Altre due comunità concernenti la tradizione sono Bučeliai (nella regione Švenčionys) e Meškuočiai (nella contrada di Vilnius). In passato, altre aree di diffusione dei canti erano Biržai, Kupiškis, Rokiškis, Zarasai, Ukmergė e Švenčionys. Alcuni documenti (S. Stanevičius e S. Daukantas) hanno attestato una presenza dei canti anche nella regione di Žemaitija (Samogizia). 

Sutartinės patrimonio dell’umanità 
I canti sono stati trasmessi oralmente, ma da alcuni decenni diversi gruppi musicali locali e associazioni culturali si sono encomiabilmente impegnati per la tutela del repertorio polivocale, promuovendo incontri e sottoscrivendo, dagli inizi del nuovo millennio, documenti comuni che hanno portato a valorizzare i canti anche in ambito internazionale, tramite manifestazioni di spessore come quelle svoltesi durante “Vilnius, Capitale europea della Cultura”, nel 2009.
Nel 2010, i “sutartinės” sono stati inseriti nella “Lista del Patrimonio Culturale Immateriale” dell”UNESCO, a seguito della Quinta sessione tenutasi a Nairobi (Kenya). Le turbolenze militari e sociali nei sanguinosi conflitti delle due guerre mondiali, le occupazioni dei vari territori da parte dei battaglioni sovietici e atteggiamenti discriminatori rispetto ad alcune tradizioni locali, nella prima metà del XX secolo, sono tra le cause che portarono i “sutartinės” a perdere progressivamente rilievo rispetto al consueto uso comunitario. Solo poche donne, in prevalenza attive in aree rurali, mantennero viva l’esecuzione dei canti. In seguito, grazie anche agli approfonditi studi condotti da Zenonas Slaviūnas (di cui scriveremo) e alla sensibilità di alcuni esecutori e organizzatori di festival, a partire dalla fine degli anni Sessanta, iniziò la rinascita dei “sutartinės”. In questo contesto pare opportuno citare l’autorevole esperto di musica e teatro popolare Povilas Mataitis (1933), ideatore di un innovativo modo di fondere nelle rappresentazioni spettacolari la musica, il folclore e il teatro.  Sono ormai numerose le comunità lituane nelle quali si cantano i “sutartinės”. Sebbene la tradizione folclorica sia andata scemando nei villaggi agricoli, negli ultimi decenni, la tradizione è stata valorizzata nei centri urbani, grazie a un’efficace opera di recupero delle fonti e di sensibilizzazione condotta da attivisti locali, etnomusicologi, ricercatori e musicisti che, a vario livello, si sono fatti promotori e divulgatori del repertorio locale, nel rispetto dei canoni tradizionali. In merito alla trasmissione della cultura musicale locale, ogni gruppo segue una propria impostazione e, sull’onda globalista, sono state sperimentate diverse forme di commistione tra quanto ereditato e altri stili musicali tipici della contemporaneità, forme che, in futuro, si auspica non vengano concepite come furbe rappresentazioni spettacolari per soli fini commerciali e turistici. Due popolari gruppi lituani che ricercano forme di contaminazione musicale sono “Atalyja” e “Žalvarinis” (si evidenziano collaborazioni con la cantante Veronika Povilionienė). Il gruppo “Kūlgrinda” propone un folk rituale, tenendo in considerazione arcaiche consuetudini naturalistiche, le quali trovano riscontro anche nella fede “Romuva”. “Kūlgrinda” era il nome dato a un sentiero segreto, utilizzato dagli antichi lituani per salvarsi da assalitori e dominatori. Nel contributo, non approfondiremo gli aspetti transculturali della modernità musicale, preferendo concentrare l’attenzione sui dati di base utili per un generale inquadramento dell’articolato fenomeno tradizionale multiespressivo dei “sutartinės”, il cui studio richiede, oltre a conoscenze storico-sociali, diffuse competenze linguistiche, vocali, strumentali e coreutiche. La sinergia tra alcune forme della comunicazione e dell’arte ha, verosimilmente, avvicinato alla conoscenza di questi canti un numero considerevole di giovani, i quali li riconoscono come parte del proprio patrimonio culturale, in quanto simboli della propria identità musicale.
Nel contesto della musica “glocale” di Expo 2015 - dove abbiamo avuto modo di ascoltare e confrontarci con centinaia di cantori, suonatori e ballerini provenienti da tutto il mondo -, come etnomusicologi abbiamo già dato risalto al prezioso lavoro di ricerca svolto dal gruppo “Trys keturiose” nel quale, dal 1984, si sono avvicendate diverse esecutrici, coordinate dall’intraprendente Daiva Vyčinienė, responsabile del Dipartimento di Etnomusicologia presso l’Accademia di Musica e Teatro di Vilnius.  Le componenti del gruppo sono laureate e operano professionalmente in ambiti pubblici. Il gruppo è, probabilmente, il più conosciuto all’estero, grazie ai numerosi concerti eseguiti in diverse parti del mondo e ad alcune pubblicazioni discografiche dedicate alla polivocalità locale, tra le quali menzioniamo “Lino laikas” (2008, con un’ampia presentazione bilingue) e “Sutartinės” (2010-2012, comprendente diciannove canti polivocali). Tra gli altri gruppi tradizionali segnaliamo “Sauges”, ”Jievaras”, “Jore”, “Ūtara”, “Kūlgrinda” (di Vilnius), “Sasutalas” e “Meta” (di Kaunas, città che storicamente ha conteso il primato di capoluogo a Vilnius), e “Gastauta” (di Rokiškis).

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