Festival Spello Splendens. Gli antichi suoni della musica in festa, Spello 4-6 gennaio 2018

Si è svolto nella splendida cornice di Spello (in provincia di Perugia) il Festival “Spello Splendens”, promosso dal Centro Studi Europeo di Musica Medievale Adolfo Broegg. L’evento – che si è protratto per tre giorni, dal 4 al 6 gennaio scorsi, a ridosso delle feste natalizie – è giunto all’ottava edizione e si è configurato come un momento importante per avvicinare un pubblico più ampio a differenti espressioni musicali. A ben vedere, infatti, l’iniziativa interessa non solo le musiche medievali, ma anche quelle tradizionali e l’attenzione, in quest’ultima edizione, è stata posta in modo particolare sugli “antichi suoni della musica in festa”. Ciò che va detto subito è che l’idea del festival coincide con le attività del Centro Studi e, in termini generali, può considerarsi come un momento di raccordo delle iniziative promosse dalla struttura dedicata ad Adolfo Broegg. 
Questo perché se in Umbria si parla di musica, prima o dopo ci si imbatte nei suoi rappresentanti più importanti (come capita anche altrove d’altronde): Broegg è stato uno di questi. E i suoi compagni Micrologus ne mantengono viva la memoria, valorizzando soprattutto la sua eredità. Se infatti il centro studi organizza concerti, spettacoli, conferenze, seminari, promovendo lo studio delle culture musicali antiche, il festival assume un profilo più performativo, sempre orientato da un programma specifico. Un profilo non tanto più spettacolare (leggendo la presentazione nel sito del Centro ci si imbatte anche in una riflessione su questa categoria: “il nostro Festival cerca di salvaguardare e promuovere una parte preziosa, troppo spesso bistrattata, della nostra storia, andando contro la moderna tendenza ‘spettacolare’ del quotidiano uso della cultura musicale”), quanto piuttosto di più ampio respiro. Scorrendo infatti il programma si può evincere con chiarezza l’intenzione degli organizzatori, che può essere rappresentata da uno sguardo duplice: appunto rivolto alla performance e, allo stesso tempo, a una riflessione, a uno studio e condivisione legati alle musiche antiche e tradizionali. Ovviamente negli ambiti citati rientrano espressioni articolati e non sempre coerentemente riconducibili a una categoria data una volta per tutte. Ma questo fa parte del gioco: i musicisti coinvolti lo sanno molto bene, così come ne sono consapevoli gli organizzatori. Ad esempio questa ottava edizione ha visto la partecipazione del duo composto da Piero Brega e Oretta Orengo, con lo spettacolo dal titolo “Fuori dal Paradiso”, fondato su composizioni originali alternate a brani di tradizione orale. 
Nello stesso filone si è inserito il Salentrio con Aldo Iezza (suonatori di fiati e già membro dei Kalàscima) e – sebbene con sfumature differenti – le cantanti Sara Marini e Frida Neri. Quest’ultima, accompagnata alla chitarra da Antonio Nasone, ha presentato il concerto “A estrella do mar. Il Natale nella terra del Fado”, mentre Sara Marini & Paolo Ceccarelli (rispettivamente voce e chitarra) hanno presentato “Cantende sa Pasca de Nadale. Sono e boghe d’umbro sarda”. Il cerchio più direttamente legato alle musiche popolari si è chiuso con il concerto “Serenin. Canti e danze dell’Appennino delle Quattro Province” dell’ensemble Enerbia. Il festival ha rivolto uno sguardo attento anche alla musica antica. Da un lato attraverso la presenza dei Micrologus che, insieme ai Musicanti Potestatis, si sono esibiti nel concerto di inaugurazione “In Festa Nativitatis” nella chiesa di Sant’Andrea. Dall’altro lato attraverso la mostra permanente “Liuti e strumenti a corda dal Medioevo ai nostri giorni” (organizzata sulal collezione di Broegg) e i diversi incontri di studio e approfondimento. Tra questi ricordiamo lo stage tenuto da Goffredo Degli esposti dal titolo “Le cornamuse e le zampogne”, dedicato alla zampogna tradizionale, alla sordellina rinascimentale, alla cornamusa medievale e alla cornamusa elettronica. 


Daniele Cestellini
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