Frigg – Frost on Fiddles (Frigg, 2017)

Che trionfo di corde e archetti! Quattro violini (Tommi Asplund, Tero Hyväluoma, Alina Järvelä, Esko Järvelä), un contrabbasso (Juho Kivivuori), una chitarra (Tuomas Logrén), un cittern e un mandolino (Petri Prauda) sono lo strumentario dei Frigg, wonder team finnico, già definiti ‘sultans of strings’ dalla stampa, che danno ancora una volta il meglio di sé in “Frost on Fiddles”, folk contemporaneo o ‘nordgrass’, come loro preferiscono dire. Fenomenali nell’interplay e nelle tessiture, nella dinamica, nella varietà degli arrangiamenti e nei vigorosi cambi di passo. “Esko Järvelä’s Ode to Ravintola Pelimanni” incensa uno dei templi della musica a Kaustinen, tra i festival folk più longevi e importanti d’Europa. Ancora l’elogio di un luogo che sposa note, cibi e bevute in “Chris Stout’s compliments to the Ben Accord Ale House”. Segue “Yöjuoksuvalssi”, un delizioso valzer di matrice oldtime. Dall’insolita impronta ritmica finlandese nella marcia “Kenkkuni & Pikkuni” si passa al temperamento rock di “Frigg’s polska”. Se “False Legenyes” si butta nei territori swing e klezmer, “Nopeggios waltz” è un’altra delizia danzante, a cui il settetto fa seguire “Taivalkoski”: omaggio del chitarrista Logrén a una cittadina dell’Ostrobothnia. “Kesät Kerkkolassa” è una scottisch di umore appalachiano, mentre la giga “Tasajalka-Salminen” porta la firma di Hyväluoma, uno dei nuovi membri della band, come il bassista Juho Kivivuori. Ci si spinge nei territori cosiddetti new-grass con “Vonkaus”, mentre un numero che evoca le terre nordiche, “Deep Water”, è il degno commiato del combo. Superlativi!


Ciro De Rosa
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